Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - L'uomo era finito a processo dopo essere stato arrestato dai carabinieri ai quali aveva chiesto indicazioni stradali

Più di un chilo di coca in auto, ma per la Cassazione “non è ingente quantità” e annulla la condanna

Condividi la notizia:

La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Viterbo – “Come possiamo raggiungere il centro commerciale di Ferento?”. Una domanda che a due fratelli calabresi, ma da tempo residenti a Roma, è costata l’arresto. Era il 29 dicembre 2018. La coppia, composta da un uomo di 65 anni e da un altro di 53, ha chiesto l’indicazione a una pattuglia di carabinieri. Ma i militari si sono subito insospettiti. Non solo perché nella zona rurale di Ferento non ci sono centri commerciali, ma anche perché uno dei fratelli avrebbe avuto un atteggiamento strano: sembra che tremasse inspiegabilmente.

I carabinieri hanno così deciso di controllare l’auto e nel bagagliaio hanno trovato un chilo e 64 grammi di cocaina, con un principio attivo (ovvero il grado di purezza) di 819,54 grammi. Potenzialmente ne sarebbero derivate 5mila 463 dosi. La coppia è così stata arrestata e rinchiusa nel carcere di Mammagialla.

Finiti in tribunale, il fratello maggiore (quello di 65 anni) ha patteggiato quattro anni di reclusione e 18mila euro di multa. Ma quella sentenza del gip di Viterbo, datata 13 giugno 2019, l’ha impugnata in Cassazione. Secondo l’imputato non solo sarebbe finito a processo nonostante mancassero i risultati delle indagini della polizia scientifica e la condanna sarebbe stata basata solo sulle accuse del pm e quindi senza prendere in considerazione un eventuale proscioglimento (entrambe le tesi sono state ritenute inammissibili), ma “l’aggravante dell’ingente quantità non era applicabile” alla sentenza.

Su quest’ultimo punto la suprema corte gli ha dato ragione. Per i giudici, infatti, “il quantitativo di stupefacente era inferiore a quello necessario” per applicare alla condanna l’aggravante dell’ingente quantità. Una “erronea qualificazione giuridica” che, secondo la Cassazione, “ha prodotto precise conseguenze giuridiche in danno del ricorrente: la circostanza in questione è stata l’unica aggravante portata in bilanciamento con le attenuanti generiche e ha determinato un giudizio di equivalenza”.

La suprema corte ha così ordinato l’annullamento della sentenza e ha ritrasmesso gli atti del processo al tribunale di Viterbo.


– Chiedono indicazioni ai carabinieri, ma nell’auto hanno un chilo di cocaina


Condividi la notizia:
1 giugno, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR