Viterbo – “Talete è in stato di precrisi, vanno prese scelte non facili”. Ancora una volta, l’amministratore unico della società idrica Salvatore Genova richiama la politica, i sindaci a un senso di responsabilità.
Nel consiglio comunale straordinario di ieri mattina ha ripetuto le criticità legate alla partecipata comunale. Se era un tentativo di convincere la giunta Frontini e gli altri quattro comuni che hanno presentato ricorso al Tar contro la cessione quote, non è andata benissimo.
Viterbo – Consiglio comunale Talete – Frontini e Genova
Prospettate perdite per quasi dieci milioni di euro, costi energetici alle stelle, difficoltà a reperire fondi, preso atto che i soci-sindaci non ricapitalizzeranno la società. Situazione drammatica. Poco tempo tante difficoltà.
“Entro trenta giorni – ha spiegato chiaramente Genova – accertato lo stato di precrisi, va presentato un piano. Fra due, al massimo tre settimane, in assemblea i soci saranno chiamati a prendere scelte non facili, ma la contropartita è il mantenimento in vita della società che gestisce un servizio pubblico essenziale”.
Qualche segnale positivo c’è, ma non basta. I tre progetti da 9 milioni, per i quali è arrivato l’ok dalla regione, poi gli altri da 180 milioni richiesti tramite il Pnrr.
Salvatore Genova
Viterbo è ricorsa al Tar con altri cinque comuni contro le procedure per la cessione di quote pari al 40%. “Abbiamo cercato altre vie – spiega Genova – dalle banche abbiamo ricevuto rifiuti”. Escluso che siano i soci-comuni a ricapitalizzare. La via che porta privati appare l’unica percorribile.
“A fronte di 40 milioni di fatturato – spiega Genova – 10 sono per i dearsenificatori. I costi dell’energia elettrica passeranno da 7 milioni dello scorso anno a 30-32, a fronte di un fatturato che resta invariato. Salirà a 55 milioni con l’arrivo di 29 comuni, ma a quel punto anche i costi cresceranno”.
Il salasso energetico non può finire in bolletta, in tariffa al massimo va l’8,45%.
Viterbo – Consiglio comunale Talete – Romoli e dietro Giulivi e Michetti
Sulla morosità, uno dei punti contestati dalla sindaca, il cui discorso finale è apparso come una mezza sfiducia allo stesso Genova, che persegue obiettivi non in linea con quelli dell’amministrazione: “Abbiamo recuperato 5 milioni di euro lo scorso anno – ha detto Genova – ci ha consentito di smaltire un po’ di debiti verso fornitori”.
Adesso Talete ha intrapreso una strada che è dettata dalla norma.
“Va predisposto un piano di ristrutturazione da presentare ai soci, che possono finanziare la società oppure si ricorre a partner”. Soluzione che non è nemmeno immediata. Ne va trovata un’altra momentanea.
La seduta è partita male. L’opposizione si è accorta d’inviti a partecipare “di parte”. Solo a sindaci che come Viterbo hanno firmato i ricorsi. Sono 5 su 60. Gli altri lasciati a casa. I comitati di cittadini, in linea con l’orientamento dell’amministrazione. A fare il controcanto ci ha pensato l’opposizione. Con il sindaco di Tarquinia Giulivi e il collega di Monter Romano Testa, c’era anche il candidato al comune di Roma per il centrodestra Michetti, che ha un incarico per l’Anci con l’amministrazione comunale.
“Una presenza squilibrata – ha tuonato Alvaro Ricci (Pd) – c’è tutto un mondo non rappresentato e così si mostra solo l’isolamento in cui è finito il comune di Viterbo”. Sulla stessa linea i colleghi d’opposizione, da Micci (Lega) ad Allegrini (FdI): “Questo consiglio si è svolto solo grazie alla richiesta dell’opposizione – spiega Allegrini – ma è macchiato dallo sgarbo istituzionale per il mancato invito dei sindaci che non hanno presentato ricorso”. La capogruppo di Fratelli d’Italia, sulle tariffe, nel caso di cessione a privati del 40%, ha le idee chiare: “Le tariffe sono fissate Arera. Il 60% di Talete rimarrà in mano ai sindaci. Avremo ampie garanzie su questo fronte e pure sul personale che non sarà licenziato o ridotto, così come per gli interinali. Al tempo stesso, garanzie pure sugli investimenti, fondamentali. Se non si risana la rete idrica e non si prendono in carico comuni ancora fuori, non si risanano i problemi di Talete”.
Il presidente della provincia Alessandro Romoli invece, ha messo in guardia: “Perdite per 9,6 milioni – ha detto Romoli – uno stato di predissesto per cui Talete deve rispondere alla disciplina delle spa”. Se qualcosa va male, i libri arrivano in tribunale e allora sono problemi per tutti, società, cittadini, lavoratori e comuni.
Ammontano a 14 i milioni di crediti vantati dai comuni stessi, tre quelli di Viterbo: “Chissà come e quando potranno essere riscossi, si mettono a rischio gli equilibri della amministrazioni.
Le procedure per la ricerca di privati sono partite nel 2021, votate anche dal sindaco di Tarquinia Giulivi”. Oggi fra coloro che hanno firmato il ricorso al Tar, contro la procedura.
“Se salta l’affidamento a privati, questa sarebbe la privatizzazione dell’acqua. Tutti siamo per l’acqua pubblica, che però si concretizza non facendo fallire Talete”. C’è anche il responsabile della società cui l’amministrazione Frontini ha chiesto supporto, per una spesa di 45mila euro. Intervento molto tecnico e ancora non ben definito.
Romoli e dietro Giulivi e Michetti
Paola Celletti del comitato Non ce la beviamo, Bengasi Battisti sono intervenuti. Non sono mancati momenti di tensione.
La consigliera Luisa Ciambella (Pd) ha rimarcato le gestioni politicizzate del passato per Talete e sui rincari energetici: “Se il problema è questo, possiamo stare tranquilli, è una problematiche che affronteranno gli enti sovraordinati, l’Europa ha stanziato venti miliardi di euro”. La soluzione è ripubblicizzare Talete. Non concordano colleghi dell’opposizione.
Alessandra Troncarelli (Pd) invece punta sulla maggioranza dei sindaci esclusi dal consiglio straordinario, così come i rappresentanti sindacali: “A più di 40 non è stata data possibilità di partecipare.
Nessuno è contro l’acqua pubblica e tutti lottiamo per farla rimanere tale. Io qui oggi non ho sentito soluzioni alternative a quella proposta. Il fallimento, invece, porta alla privatizzazione”.
Non ha sentito proposte alternative nemmeno Claudio Ubertini (Lega): “Se le ha, la sindaca le tiri fuori dal cilindro”. Nel suo intervento, Frontini ha parlato a grandi linee, premettendo che l’argomento è ampio e complesso.
Alvaro Ricci (Pd) ha ricordato alla collega Ciambella che il primo a voler chiudere società pubbliche è Carlo Calenda, di Azione, partito per cui la consigliera ha partecipato alle ultime politiche. Sul ricorso della sindaca e degli altri comuni: “È strumentale e ideologico al limiti del temerario. Pochissime possibilità di successo.
Prima l’amministrazione ha fatto ricorso, poi ha nominato i consulenti. Talete negli anni non ha brillato per efficienza ed efficacia, ma qui il tema è altro. Senza decisioni immediate ci avviamo al fallimento”.
Giuseppe Ferlicca
Articoi: La sindaca Frontini: “Aggressione ai grandi morosi e accesso alle anticipazioni di cassa per servizi energetici” – Frontini: “Talete: inaccettabile che ci si dica o bevi o affoghi, non c’è altra soluzione” – Genova: “Talete, o si ricapitalizza o libri in tribunale. Finanza negli uffici? Ordinaria amministrazione” – Talete, ancora muro contro muro tra Frontini e gli altri sindaci





