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Viterbo – (sil.co.) – Rinviata al prossimo mese di gennaio la sentenza del processo al nonno sessantenne viterbese accusato di avere abusato della nipotina di 11 anni che gli sarebbe stata affidata dai genitori, il figlio e la nuora, durante l’orario di lavoro.
Per la piccola, che nel frattempo ha compiuto 14 anni, si è costituita parte civile la madre, nel frattempo deceduta, con l’avvocato Remigio Sicilia. L’imputato è invece difeso dall’avvocato Luca Nisi.
L’adolescente, la cui versione non era stata cristallizzata nella forma dell’incidente probatorio, è stata sentita in forma protetta in tribunale all’udienza dello scorso 22 dicembre quando, seppure con qualche contraddizione, avrebbe confermato i palpeggiamenti spinti.
Secondo i testimoni della difesa, sentito lo scorso 25 ottobre, l’imputato non avrebbe avuto occasioni per restare da solo con la piccola e molestarla. La bambina sarebbe stata con l’uomo sempre alla presenza di altri adulti nonché, spesso, di una cugina più grande.
In più circostanze, secondo l’accusa, il sessantenne avrebbe approfittato della piccola “abusando della condizione di inferiorità psichica, correlata all’età e al legame di discendenza”. I fatti sono avvenuti in un centro della provincia.
Il nonno, secondo il capo d’imputazione, approfittando dei momenti in cui era solo con la piccola, figlia del figlio, avrebbe “costretto la nipote a subire, con azione repentina e imprevedibile, toccamenti ripetuti nelle parti intime”.
A giudizio davanti al collegio del tribunale di Viterbo con l’immediato, chiesto a settembre 2021 dal pm Michele Adragna e accordato dalla gip Savina Poli, l’imputato è stato sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
