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Truffa alle compagnie telefoniche, ripreso il processo alla banda sgominata dalla mobile

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Viterbo - Operazione "Business & friends" della squadra mobile

Viterbo – Operazione “Business & friends” della squadra mobile


Viterbo – (sil.co.) – Cellulari, tablet, smartphone e iPhone di ultima generazione forniti gratis, loro malgrado, dalle principali compagnie telefoniche, sarebbero stati l’ambita preda della banda di truffatori, un articolato sodalizio criminale che, secondo l’accusa, avrebbe fatto affari d’oro rivendendoli low cost, fino a metà prezzo. Con ricavi nell’ordine di decine di migliaia di euro.

E’ ripreso ieri davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Eugenio Turco il processo scaturito dall’operazione Business&friends ai cosiddetti furbetti della telefonia. Tutto è partito dalle indagini condotte dai poliziotti della squadra mobile della questura di via Romiti che, nel 2016, hanno sgominato una presunta banda, composta da 9 geni della truffa, in seguito a un tentativo di estorsione a un commercialista viterbese. 

E’ l’inchiesta “Business&friends” della pm Paola Conti, che si è chiusa l’8 marzo di sei anni fa con la denuncia a piede libero di 9 calabresi, tutti imparentati, sei residenti al sud e tre al settentrione, tra cui due donne, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Parte civile Telecom Italia, gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Remigio Sicilia, Domenico Gorziglia e Eleonora Olimpieri del foro di Viterbo. 

Nel corso dell’udienza è emerso come uno degli imputati, un 48enne, sia deceduto lo scorso mese di settembre in seguito alle gravissime lesioni riportate in un incidente stradale avvenuto ad agosto. Mentre sul processo incombe la scure della prescrizione, uno dei difensori ha chiesto di ascoltare come teste a favore del suo assistito un dipendente di Telecom Italia. E’ l’unico degli imputati per cui la prescrizione maturerà tra un anno, il 30 dicembre 2023. Il collegio ha accolto la richiesta rinviando l’udienza al prossimo 23 marzo. 

Traditi dalle intercettazioni. “Quello non lo dobbiamo piglià, è difettoso”, si dicono al telefono parlando dell’ iPhone “pieghevole” le presunte menti, senza sapere di essere ascoltati, ovvero uno zio residente a San Benedetto Po, in provincia di Mantova, e il nipote, titolare di uno store a Cirò Marina, in provincia di Crotone.

Esaurito il filone telefonia, quando sono stati scoperti, sarebbero stati in procinto di replicare la truffa coi tappeti persiani delle televendite televisive. 


La pm Paola Conti

La pm Paola Conti


Il trucco sarebbe consistito nel sottoscrivere a nome di familiari, conoscenti e amici – utilizzando anche partite Iva chiuse o scadute e pagando solo un paio di rate dei finanziamenti – contratti business e consumer con Wind, Tim, Vodafone, H3g e Teletu che prevedevano la fornitura delle più sofisticate e moderne diavolerie tecnologiche. Anche 6 contratti al giorno intestati a una stessa persona.

Una volta messe le mani sulla merce, si parla di 200-300 pezzi consegnati dai corrieri nell’ultimo trimestre 2014, questa veniva immessa subito sul mercato. Facendo gli “ordini” con un occhio attento al “borsino” degli articoli più di moda, per evitare di dover svendere.

Ironia della sorte: a incastrare il sodalizio sono state le intercettazioni disposte per un caso di estorsione a un commercialista viterbese. E non è bastato ai presunti banditi, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, il dialetto stretto: è stato lo stesso ex dirigente della mobile Fabio Zampaglione, di origine calabrese, a occuparsi di tradurre le incriminanti conversazioni.

Silvana Cortignani


Articoli: Furbetti della telefonia, Telecom Italia e Wind parti civili – Truffa dei telefonini, in nove traditi dalle intercettazioni –  “Furbetti della telefonia”, business da centinaia di migliaia di euro – Truffe a compagnie telefoniche, 9 indagati


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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