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Droga dalla Calabria a casa di due studenti al Pilastro, pene definitive sotto i tre anni

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Operazione Giardini Segreti - Da sinistra, Emanuele Mancuso e Giuseppe Franzè

Operazione Giardini Segreti – Da sinistra, Emanuele Mancuso e Giuseppe Franzè


Viterbo – Droga dalla Calabria a casa di due studenti al Pilastro, l’operazione Giardini Segreti supera il vaglio della corte suprema ma cade l’aggravante dell’ingente quantità. In appello era già caduta l’aggravante dell’associazione ai fini di spaccio. 

Al centro un presunto business di traffico di sostanze stupefacenti del valore di oltre 20 milioni di euro, che sarebbe passato anche da Viterbo, per la precisione da un appartamento del Pilastro affittato a due universitari, uno del capoluogo e l’altro d’origine calabrese, Giuseppe Franzè, entrambi arrestati il 27 novembre 2015 dalla narcotici della squadra mobile.

Le successive indagini della Dda di Catanzaro sono poi sfociate, nell’estate del 2018, in un maxiblitz antidroga, grazie alle dichiarazioni di un pentito, Emanuele Mancuso, figlio trentenne di un boss della ‘ndrina.


Viterbo - Operazione antidroga della mobile al Pilastro

Viterbo – Operazione antidroga della mobile al Pilastro


Pena ridotta sotto i tre anni di reclusione in terzo grado sia per Franzè che per Mancuso, tra i sei degli otto imputati condannati in primo grado per spaccio con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, davanti al gup, il 17 aprile 2020, che hanno fatto ricorso in cassazione.

Il loro ricorso contro la sentenza del 10 gennaio 2022 della corte d’appello di Catanzaro è stato parzialmente accolto lo scorso 15 novembre dalla cassazione, con sentenza le cui motivazioni sono state pubblicate il 23 dicembre. 

Si tratta del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso (le cui dichiarazioni sono state decisive per l’inchiesta), Giovanni Battaglia, Giuseppe De Certo, Giuseppe Franzè, Giuseppe Navarra e Pantaleone Perfidio, tutti originari della Calabria, di età compresa tra i 29 e i 36 anni.

Tutti finiti nei guai nell’ambito dell’inchiesta dell’antimafia di Catanzaro “Giardini Segreti”, a carico di 39 indagati, sfociata quattro anni fa in 17 arresti, otto in carcere e nove ai domiciliari. 

Tutti gli imputati erano già stati assolti in appello dal reato associativo.

Emanuele Mancuso è stato ora condannato in via definitiva a 2 anni, 4 mesi e 4 giorni di reclusione e 12.900 euro di multa (4 anni e 11 mesi in primo grado).

Battaglia è stato condannato a  2 anni, 8 mesi e 29 giorni di reclusione e 7.333 euro di multa (6 anni e 10 mesi in primo grado). De Certo è stato condannato a 2 anni e 11 mesi di reclusione e 8.666 euro di multa (4 anni e 3 mesi in primo grado). A 2 anni e 8 mesi di reclusione e 6.666 di multa Giuseppe Franzè (6 anni e 10 mesi in primo grado), Navarra (6 anni e 10 mesi in primo grado) e Perfidio (7 anni e 2 mesi in primo grado.


Viterbo - Operazione antidroga della mobile al Pilastro

Viterbo – Operazione antidroga della mobile al Pilastro


Arrestato a luglio 2018 nell’ambito dell’operazione antidroga Giardini segreti della Dda di Catanzaro, Giuseppe Franzè, già arrestato per droga nel 2015 a Viterbo, era accusato di “aver fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con il compito di immettere, quale grossista, lo stupefacente sul mercato esistente nel territorio di Viterbo e nei comuni limitrofi”. 

A capo dell’organizzazione, stando a quanto ricostruito nei tre anni di indagini condotte per la procura antimafia dai poliziotti di Vibo Valentia, ci sarebbe stato Emanuele Mancuso, il rampollo pentito dell’omonimo clan di Nicotera e Limbadi, figlio del boss Pantaleone Mancuso (detto l’ingegnere). 

I rapporti tra Franzè e Mancuso, secondo quanto emerso a suo tempo, sarebbero nati prima dell’estate 2015. Il 27 novembre 2015 Franzè, all’epoca 29enne, fu poi arrestato dai poliziotti della squadra mobile di Viterbo in un appartamento del Pilastro insieme a un giovane viterbese, F.N., all’epoca 28enne.


Viterbo - Operazione antidroga della mobile al Pilastro

Viterbo – Operazione antidroga della mobile al Pilastro


“Illecitamente detenevano – secondo l’accusa – ai fini di spaccio, presso l’immobile sito in Viterbo (quartiere Pilastro, ndr), diverse sostanze stupefacenti: cocaina, hashish e marijuana, unitamente ad altre sostanze da taglio e al materiale utile per il confezionamento delle dosi. A Emanuele Mancuso avrebbero dovuto consegnare i proventi della vendita di stupefacente per ‘coprire i debiti’ contratti”.

Per questo episodio, Franzè e il 32enne viterbese, il 14 dicembre 2016, hanno patteggiato davanti al tribunale di Viterbo, per poi finire nel 2018 entrambi indagati nell’inchiesta della procura antimafia di Catanzaro. Il primo in carcere, il secondo a piede libero.

Mancuso sarebbe stato il “capo-promotore dell’organizzazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, avente come scopo la coltivazione, il trasporto, la detenzione, la cessione e la vendita di ingenti quantità di marijuana”.

Il pentito Mancuso avrebbe rivelato che con Franzè e il viterbese “viveva anche un cane. Entrambi facevano sia uso sia vendita di stupefacente. Due chili di marijuana glieli portai tutti in una volta. Poi andai da lui (Franzè, ndr) altre volte per consegnare altro stupefacente e, in alcune occasioni, mi fermai a dormire in quella casa. Al momento dell’arresto di Pino (Giuseppe Franzè, ndr) i duecento grammi di cocaina li avevo portati io insieme a della marijuana, di cui non ricordo l’esatta quantità”.



Scacco allo spaccio in centro

Il 27 novembre 2015, un venerdì di sette anni fa, ci fu un sequestro record di droga per 50mila euro e di una coltivazione intensiva di ben 53 piante di marijuana in una casa-serra del Pilastro: 1,4 chili di hashish e ben dieci chili di marijuana. Fu trovata perfino una macchina di quelle usate per mettere sotto vuoto generi alimentari, per conservare al meglio la droga in attesa dello spaccio.

In manette finirono due studenti universitari, un viterbese e un calabrese, a Mammagialla con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di stupefacenti.

Nella casa furono rinvenuti 140 grammi di cocaina, 180 grammi di hashish e 10 piante di marijuana, per un valore di circa 25 mila euro. Nell’appartamento del Pilastro, affittato dallo studente calabrese, era stata realizzata una florida serra indoor, con lampade alogene ovunque, ricca di ben 53 piante di marijuana di alta qualità, perfino in camera da letto.

Sempre in casa, sono stati rinvenuti 700 grammi di hashish e tre buste di marijuana già essiccata. Nel garage era invece nascosto un borsone contenente 3.5 chili di marijuana già essiccata e pronta per la vendita nonché ovuli di quelli ingeriti dai corrieri per il trasporto. 

Silvana Cortignani


Articoli: Sequestrata droga per 20mila dosi – Spaccio in centro, stroncato giro da 50mila euro


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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