Heorhii Yanuta e l’associazione Volya-Aps
Viterbo – “L’odio verso i russi è il motore della nostra lotta. Ci vorranno generazioni per recuperare i rapporti con loro, anche al di fuori dei confini del nostro paese”. Heorhii Yanuta è un militare dell’esercito ucraino, un reduce. Colpito durante un combattimento a Bachmut, nel Donetsk, la zona separatista filo russa dove gli scontri sono più violenti e i morti, ormai, non si contano più.
Viterbo – Heorhii Yanuta
Heorhii Yanuta è arrivato ieri a Viterbo, in tarda mattinata, davanti a pratogiardino, dove l’autobus s’è fermato e dove ad aspettarlo, al canto dell’inno del proprio paese, c’era la comunità ucraina viterbese. In testa la sua coordinatrice, Oksana Chyzhovych. Poi le bandiere. Qualcuno ha preparato anche dei dolci. Sono in molti ad abbracciarlo. Un ambulatorio privato si è messo a disposizione per applicare a Heorhii Yanuta la protesi bionica che gli permetterà di ricominciare a camminare. Ad aiutarlo l’associazione Volya-Aps. Con loro anche il Sovrano militare ordine di Malta che sosterrà le spese al Balletti Park Hotel di San Martino al Cimino dove adesso Yanuta alloggia. Fino a Natale, se non oltre. Previsto inoltre l’arrivo di altri tre militari ucraini feriti in combattimento.
Dopo l’applicazione della protesi, sarà poi la volta della riabilitazione. Anch’essa a Viterbo. Da San Martino a Viterbo, gli spostamenti sono stati garantiti grazie all’aiuto della sindaca Chiara Frontini che ha messo a disposizione mezzo e autista privati. Adesso serve una carrozzina elettrica, perché al Balletti, l’appartamento dove alloggia è in fondo a una discesa, e risalire, con la carrozzina che ha a disposizione in questo momento, senza motore, rende tutto più difficile.
“Sono un militare dell’esercito ucraino – ha detto Yanuta -, mi sono arruolato volontariamente all’inizio della guerra, ad aprile, quando ho visto quello che hanno fatto i russi. Case distrutte, interi villaggi dati alle fiamme, uomini, donne, bambini ammazzati per strada, come se niente fosse. Lì ho sentito il dovere di andare anche io a combattere. E da Kiev, dove abitavo, sono stato mandato nel Donetsk dove poi sono stato ferito”.
Viterbo – Heorhii Yanuta
Heorhii Yanuta è un ragazzo di 30 anni. Prima che la guerra scoppiasse lavorava in un albergo come elettricista, e con la vita di un giovane. Una madre e un fratello che ha 2 anni meno di lui e fa il cuoco. Una vita con la quotidianità che hanno in tanti. Gli amori, le distrazioni, le liti. Lo sport, i divertimenti e le serate insieme agli amici. Poi, all’improvviso, la guerra, le privazioni, gli spari, la morte, la fine. “I villaggi distrutti – prosegue il militare -, le case incendiate, le persone ammazzate. E la scelta di difendere tutto quello per cui fino ad allora si era vissuto. Difendere la patria, la nostra terra, i luoghi dove siamo cresciuti e che, da un momento all’altro, abbiamo visto sbriciolarsi sotto i nostri occhi”.
“La mia casa – racconta Yanuta – è a Clavdievo-Tarasove, vicino Kiev. A Bachmut ho combattuto. Quando mi hanno colpito sparavano dappertutto, ovunque. Un bombardamento e mi hanno colpito. La gamba mi è stata amputata sul posto, fin sopra il ginocchio. Il fronte lì è durissimo, nessuno dei due eserciti intende arretrare di un passo. Il nostro esercito avanza un po’ in tutto il paese, ma la guerra prosegue e lo fa senza sosta. Siamo senz’acqua, senza luce né gas. Ma combatteremo fino all’ultimo istante, fino all’ultimo respiro”.
Viterbo – Heorhii Yanuta e Oksana Chyzhovych
Con Yanuta, al Balletti di San Martino, ci sono le donne dell’associazione Volya, le stesse che lo hanno accolto davanti pratogiardino. Stanno con lui, per ogni esigenza. Innanzitutto per dargli calore, quell’affetto che sul campo di battaglia manca. Madri e sorelle, combattenti anch’essi su un altro fronte. Quello fuori confine, alla ricerca di aiuti e solidarietà. Il sostegno per continuare la lotta contro i russi. Impari fin dall’inizio. “Appena mi sarò rimesso in sesto – dice Yanuta – tornerò in Ucraina e lì continuerò la battaglia per il mio paese, come volontario, a Kiev”.
La comunità ucraina viterbese a pratogiardino Lucio Battisti
Dalla Nato e dagli stati europei che hanno preso parte per l’Ucraina “sono arrivati giubbotti antiproiettile e i kalashnikov. Nel Donetsk, per il nostro esercito, nient’altro. Serve però la chiusura dello spazio aereo. E’ la sola cosa che in questo momento ci può aiutare, più di ogni altra. Putin va fermato, e rivogliamo tutto. Tutto il nostro paese”.
Daniele Camilli
Fotocronaca: Heorhii Yanuta – Video: L’arrivo del militare ucraino
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