Viterbo – Condannato a quattro anni e mezzo di reclusione in primo grado, per violenza sessuale su minore, il nonno sessantenne viterbese accusato di avere abusato della nipotina di 11 anni che gli sarebbe stata affidata dai genitori, il figlio e la nuora, durante l’orario di lavoro. Disposto anche un risarcimento di 20mila euro alla piccola.
Minori – Foto generica
Il processo si è concluso nella tarda serata di martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini che, sentite le spontanee dichiarazioni dell’imputato, a fronte di una richiesta pena di 2 anni e 8 mesi da parte del pm Michele Adragna, col riconoscimento della lieve entità, ha invece disposto una condanna a 4 anni e 6 mesi di carcere e un risarcimento di 20mila euro a favore della vittima, la cui madre si è costituita parte civile con l’avvocato Remigio Sicilia.
“Nessun dubbio sull’attendibilità della parte offesa, la cui mamma non ha mai chiesto nemmeno i soldi del mantenimento all’ex marito – ci tiene a sottolineare Sicilia – la bambina, fino all’accaduto, adorava il nonno e non ci sono moventi economici che possano avere spinto la madre a sporgere denuncia, senza contare che la piccola è una ragazza in gamba, intelligente, sveglia, molto matura e consapevole per la sua età, che nessuno potrebbe indurre a dichiarare cose non vere”.
La madre della piccola si è rivolta alla polizia – immagine di repertorio
“Una sentenza profondamente ingiusta”, secondo il difensore dell’imputato, avvocato Luca Nisi, che, preannunciando appello, torna a parlare dell’attendibilità della parte offesa, più volte messa in dubbio nel corso del processo.
I familiari del nonno, in particolare, hanno dichiarato come la piccola non rimanesse mai da sola con il congiunto, il quale durante l’ultima udienza, a porte chiuse come tutto il resto del delicatissimo processo, avrebbe dichiarato che la piccola una volta sola sarebbe entrata in bagno e ci si sarebbe trattenuta nonostante ci fosse lui, nudo sotto la doccia, costretto a coprirsi e a invitarla a uscire.
“La bambina ha fornito quattro diverse versioni dell’accaduto, descrivendo due dinamiche diverse, parlando prima di palpeggiamenti sopra i pantaloni davanti alla madre e alla polizia e poi di palpeggiamenti sotto i pantaloni quando è stata sentita in aula davanti al collegio. Nelle 120 pagine di risultanze istruttorie ci sono elementi fortemente contraddittori”, dice l’avvocato Nisi.
Il legale durante la discussione ha sottolineato “quel ragionevole dubbio in ordine alla materiale colpevolezza dell’imputato”, che avrebbe dovuto condurre ad una sentenza di assoluzione “quantomeno con la formula dubitativa di cui all’articolo 530 comma secondo”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

