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Viterbo – Abusi sul nipotino e un amichetto di neanche 10 anni, è stato condannato oggi a 7 anni di reclusione in primo grado con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato lo zio accusato di violenza sessuale su i due minori. La sentenza è arrivata nel tardo pomeriggio, poco prima delle 18.
Il collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco ha inoltre riconosciuto una provvisionale di 25mila euro all’amico e di 20mila euro al nipote, disponendo per entrambe le parti offese il risarcimento da quantificare in sede civile. La legale delle vittime ha anticipato al termine della discussione la richiesta di 300mila euro per ciascuna delle vittime.
La pm Chiara Capezzuto ha chiesto una condanna a 11 anni di reclusione. L’avvocato di parte civile Silvia Tafani un risarcimento di 300mila euro per ciascuna delle vittime. La difesa è tornata a chiedere il rito abbreviato, rigettato nel 2016 dal gup e accolto oggi dal collegio.
L’imputato, un operaio 43enne di Bracciano difeso dall’avvocato Daniele Peppe del foro di Roma, è stato arrestato dalla polizia a settembre del 2014 con l’accusa di violenza sessuale su minori, in quanto avrebbe molestato il nipotino di 10 anni e un suo amichetto della stessa età, in una casa nel Viterbese e in un’altra in Abruzzo.
L’uomo, all’epoca 34enne e con un precedente analogo sulla spalle, è rimasto per un anno ai domiciliari.
Secondo l’accusa, il 20 gennaio 2014, avrebbe abusato del nipote e dell’amico mentre giocavano agli indiani sotto una capanna improvvisata e poi in camera da letto, nell’abitazione in provincia di Viterbo dei parenti, dei quali era ospite in quel periodo.
L’amico, per il quale si era costituita parte civile la madre, diventato nel frattempo maggiorenne, si è costituito parte civile in proprio, all’udienza di oggi, sempre con l’avvocato Silvia Tafani, che assiste entrambe le parti offese.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
