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Zio accusato di violenza su nipote e amichetto, sentenza rinviata per la quarta volta dopo nove anni

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Minori - Foto generica

Minori – Foto generica

Viterbo – (sil.co.) – Violenza sessuale su minori, rinviata alla settimana prossima la sentenza del processo allo zio arrestato nove anni fa con l’accusa di aver molestato due bambini, il nipote e un amico. E’ la quarta volta che la discussione viene rinviata in meno di un anno. Le presunte vittime, nel frattempo, sono diventate maggiorenni.

Lo scorso 26 aprile, la discussione è stata rinviata al 19 luglio per il legittimo impedimento di uno degli ultimi tre testimoni. Il 19 luglio è stata rinviata al 6 dicembre, per problemi di composizione del collegio.

Slittata a causa della grande mole di processi anche l’udienza di dicembre, è stata rinviata a ieri, 17 gennaio, quando però è stata rinviata su richiesta del difensore, impegnato nel processo “Palamara” in corso a Perugia. Nel frattempo la difesa ha rinunciato a sentire gli ultimi quattro testimoni. 

A distanza di nove anni dai fatti, intanto, le presunte vittime di abusi, le cui famiglie si sono costituite parti civili con l’avvocato Silvia Tafani, sono diventate maggiorenni.


Imputato un operaio arrestato nel 2014

L’imputato, un operaio oggi 43enne di Bracciano, è stato arrestato a settembre del 2014 con l’accusa di violenza sessuale su minori, in quanto avrebbe molestato il nipotino di 9 anni e un suo amichetto della stessa età, in una casa nel Viterbese e in un’altra in Abruzzo.

L’uomo, all’epoca 34enne e con un precedente analogo sulla spalle, è rimasto per un anno ai domiciliari. 


Carezze proibite sotto le lenzuola

Gli abusi da parte dell’imputato, difeso dall’avvocato Daniele Peppe del foro di Roma, non supportati da accertamenti clinici, sarebbero consistiti in carezze. Attendibili, secondo la consulenza psicologica del professor Paolo Capri, i bambini. 

“Ci infilavamo tutti insieme sotto la capannina delle lenzuola e lì facevamo cose brutte, ma lui diceva che erano giochi che dovevano rimanere segreti, sennò sarebbe tornato in carcere”, hanno raccontato le vittime durante l’incidente probatorio. 


Assolto con formula piena in terzo grado da accuse analoghe 

La difesa, nel frattempo, ha chiesto l’acquisizione della sentenza che ha assolto con formula piena, in via definitiva, il 43enne, condannato in primo grado a 8 anni di reclusione per fatti analoghi a Civitavecchia, pena ridotta a un anno e 11 mesi in secondo grado e annullata dalla cassazione, che ha rinviato il caso alla corte d’appello, da cui è stato assolto perché il fatto non sussiste. 


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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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