Viterbo – “Il comune vuole acquistare vecchi crediti e permettere ad aziende di sopravvivere”. Superbonus, lo stop del governo che ha bloccato la cessione dei crediti ha fermato pure l’amministrazione comunale di Viterbo che era intenzionata a farlo, ma non ha fermato la sindaca Chiara Frontini, che per spiegare la bontà delle sue intenzioni, riparte da una frase della premier Giorgia Meloni.
“Il governo non consente l’acquisto dei crediti del Superbonus da parte della pubblica amministrazione, quindi regione e comune. Hanno generato una moneta parallela che rischia di impattare sui bilanci pubblici in modo devastante”.
Chiara Frontini
Così la presidente del consiglio, ma per il primo cittadino: “È difficile comprendere il senso di quest’affermazione, soprattutto la terza persona plurale utilizzata”. Forse non sono i comuni.
“Gli enti locali – precisa Frontini – vogliono acquistare crediti fiscali per pagare le tasse. Gli stessi crediti saranno acquistati da altri soggetti, qualora non fossero gli enti locali, per pagare le tasse”. Con una differenza, secondo Frontini.
“Nel primo caso, i comuni andrebbero a risparmiare sulla spesa corrente. Nel secondo, a parità di debito per lo stato centrale, a risparmiare sarebbe un privato o una banca”.
O ancora: “Nel primo caso l’operazione permetterebbe alle banche di liberarsi di crediti e acquistarne altri, dando liquidità alle ditte senza aumentare di un euro il debito dello stato che già esiste, in quanto ha emesso crediti fiscali.
In alternativa, le ditte in crisi di liquidità svenderanno i propri crediti a soggetti che pagheranno le tasse con quei crediti, lucrando sulle imprese disperate che non avranno disponibilità per pagare le proprie tasse”.
A fronte di questo ragionamento: “Francamente ci risulta difficile comprendere questa chiusura da parte della presidente del consiglio, la cui argomentazione, con il dovuto rispetto, non ci convince proprio. Sembra che si faccia confusione tra nuovi crediti generati da nuovi interventi e crediti vecchi”.
Il punto è proprio questo, lo spartiacque è tra vecchio e nuovo. “Intento della nostra amministrazione è di acquistare crediti vecchi per permettere ad aziende in difficoltà d’avere liquidità per sopravvivere”.
Quindi, non di acquisirne di nuovi, su nuovi interventi: “In nessun modo vogliamo entrare nella disputa, tutta politica, del permettere ulteriori cessioni del credito su nuovi lavori”.
Di conseguenza: “Ciò che è certo e difficilmente confutabile è che i crediti in pancia ad aziende e banche già sono debito per lo stato che, qualora fosse acquistato dagli enti locali, permetterebbe a parità di costo per lo stato, un risparmio per le pubbliche amministrazioni”.
Per questo Frontini auspica un aggiustamento della posizione governativa: “Confidiamo che nelle annunciate modifiche al decreto leggo. il governo prenda atto di questa proposta e la valuti concretamente”.
Giuseppe Ferlicca
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