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Caricato in macchina e pestato, condanna definitiva dopo 14 anni per uno dei tre aggressori

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Roma - La corte di cassazione

Roma – La corte di cassazione


Vejano – (sil.co.) – In tre caricarono a forza in macchina un connazionale che poi fu pestato a sangue.

Era il 2009 e adesso, a distanza di 14 anni da quella feroce aggressione, avvenuta a Vejano tra il 29 e il 30 agosto, la cassazione ha posto la parola fine alla vicenda giudiziaria di uno degli imputati. Condannato in via definitiva a tre anni di reclusione. 

Si tratta di un romeno oggi 35enne, condannato assieme ai complici a 3 anni di reclusione in primo grado il 29 aprile 2014 dal tribunale di Viterbo per tentata estorsione, lesioni e sequestro di persona. Sentenza divenuta irrevocabile il 2 novembre 2020, dopo essere stata confermata in appello il 4 luglio 2018. 

Il 35enne avrebbe voluto poter ricorrere in cassazione, ma la richiesta è stata dichiarata inammissibile, essendo scaduto a suo tempo il termine di 30 giorni concesso all’imputato, essendo stato dichiarato contumace al processo.  


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Il 29 aprile di nove anni fa i componenti del terzetto – O.V., V.I.A. e B.R., tutti di nazionalità romena – furono condannati a tre anni di reclusione su richiesta della pm Chiara Capezzuto.

Vittima un operaio all’epoca 38enne, che viveva in un appartamento in affitto a Manziana assieme a due dei tre imputati. Costretto, si disse, ad accollarsi tutte le spese di vitto e alloggio, finché non ha deciso di andarsene. Motivo per cui sarebbe scattata la “spedizione punitiva”.

I tre furono arrestati dai carabinieri e poi rimessi in libertà prima del processo, cui il 35enne non ha preso parte. Motivo per cui è stato dichiarato contumace. Motivo per cui sono scaduti i termini per ricorrere in cassazione e la sentenza passata in giudicato.


Carabinieri e 118 - foto di repertorio

Carabinieri e 118 – foto di repertorio


Il 13 gennaio 2022 la corte d’appello di Roma ha rigettato la richiesta di “rescissione del giudicato” presentata il 23 settembre 2021 dal 35enne, rinviando gli atti alla suprema corte, competente a decidere sulla richiesta di restituzione nel termine per proporre ricorso per cassazione contro la sentenza di appello, proposta in via subordinata nella istanza. Il 35enne, tramite il difensore, ha chiesto l’annullamento dell’ordinanza per violazione della legge processuale.

“La richiesta di rescissione del giudicato – si legge nelle motivazioni della sentenza della seconda sezione penale della cassazione del 14 dicembre 2022 – può essere presentata dal condannato nei cui confronti si sia proceduto in assenza per tutta la durata del processo e la disposizione non può dunque riguardare un contumace (non irreperibile) quale è stato dichiarato il richiedente nel processo a suo carico”. 

Le motivazione sono state pubblicate il 24 febbraio. 


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