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Carbognano – Oltre alla droga dello stupro che può essere usata pure come antiruggine, gli hanno sequestrato anche una notevole quantità di metanfetamine. Troppo per convincere l’accusa che fosse per uso personale.
Nell’antiruggine oltretutto, in base alla perizia tossicologica disposta dal tribunale, c’era abbastanza Gbl (gamma butirrolattone) da poterci confezionare mille dosi.
Fatto sta che il giudice Ilaria Inghilleri non ha creduto all’uso personale, condannando a 4 anni e un mese di reclusione e 18mila euro di multa A.S.. Più dei tre anni e 12mila euro di multa chiesti dall’accusa. Con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato – condizionato all’ascolto della madre – chiesto dalla difesa.
Imputato di detenzione ai fini di spaccio il 35enne originario dell’est europeo tuttora ai domiciliari, arrestato lo scorso 20 giugno dalla polizia a Carbognano, mentre ritirava dal corriere un flacone da un litro di droga dello stupro, che si era fatto inviare a domicilio, al costo di 68 euro, direttamente dall’Olanda.
In casa anche 171 grammi di metanfetamina in dosi
Il giorno dell’arresto gli sono stati sequestrati 171 grammi di metanfetamine, tra cui 21 bustine di metanfetamina da tre grammi l’una, che l’imputato, durante l’interrogatorio, ha giustificato dicendo di voler razionalizzare il consumo, proprio per via dell’eccessivo uso personale di farmaci e stupefacenti.
Droga dello stupro per provare euforia
Relativamente alla droga dello stupro, legale in Olanda dove è fabbricata come multigel remover, la madre ha detto in aula di avere visto il figlio utilizzarlo per levare la ruggine dalle ringhiere dei balconi e sgrassare pavimenti e sanitari. Il giovane ha poi ammesso di farne uso per trovare euforia quando è giù di morale.
“Sapevo che il multigel remover, se ingerito, poteva dare tranquillità ed euforia, per cui, di nascosto da mia madre, perché mi vergognavo, ho voluto provare e in effetti funziona, quando sto male, mi fa sentire subito meglio”, ha poi ammesso il 35enne.
“Non uno spacciatore, ma un assuntore”
Il difensore Franco Taurchini ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, producendo documentazione medica attestante che il 35enne sarebbe seguito addirittura dal 2015 dal servizio di igiene mentale.
“Non è uno spacciatore, ma un assuntore”, ha detto il legale, pronto a ricorrere in appello, una volta depositate le motivazioni della sentenza.
“Soffre di una grave forma di depressione. È dipendente da farmaci, anfetamine, ecstasy, cocaina. Vive da solo con la madre, non esce mai, non frequenta nessuno. Non sono emersi contatti, né assuntori che lo abbiano indicato come spacciatore. Le sostanze detenute in casa erano per uso personale”, ha spiegato durante la discussione.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


