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Viterbo – (sil.co.) – Accusata di avere violato un provvedimento del tribunale dei minori, impedendo al padre di avere i previsti incontri protetti col figlioletto, una madre 51enne residente in un centro dell’Alta Tuscia si è presentata ieri in tribunale accompagnata da “22 giurati popolari” del movimento di uomini e donne vivi e liberi cui appartiene e di cui sarebbe uno dei personaggi di spicco.
Si è definita “donna viva”, “donna libera”, “non persona fisica”, dichiarando al giudice Alessandra Aiello di voler revocare il difensore nominato a suo tempo di fiducia, senza nominarne un altro, intendendo procedere da sola alla sua difesa. Eventualità non prevista dalle leggi italiane.
Una volontà, quella della donna, anticipata in una “memoria in affidavit” inviata a tutti i magistrati della procura e del tribunale di Viterbo, tra i quali la pm Eliana Dolce, che nel 2021 ne ha disposto la citazione a giudizio. Lo scorso 20 settembre, nel frattempo, avrebbe ottenuto, l’affidamento in via esclusiva del bambino.
L’imputata e la ventina di persone che erano con lei apparterrebbero a un “movimento”, “Noi è, io sono, la nazione”, una sorta di autoproclamato “popolo sovrano” di cui anche la 51enne farebbe parte, che disconosce lo stato e chiama i tribunali “aziende private” e “società di diritto privato” la repubblica italiana.
A fronte delle affermazioni della sua ex assistita, l’avvocato Samuele De Santis ha rimesso il mandato, mentre il giudice Aiello ha ricordato all’imputata che il magistrato “parla per provvedimenti”. Le cui motivazioni potrà impugnare se non gradite. Avvisandola, nonostante le vibrate proteste della diretta interessata, che, come previsto dallo stato italiano, le sarà comunque assegnato un difensore d’ufficio, anche qualora non volesse saperne, rinviando il processo al 2024 per sentire l’unico teste e la discussione.
Parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia l’ex compagno della donna, un 58enne d’origine siciliana cui è stata sospesa la potestà genitoriale. Arrestato il 3 maggio 2016 dalla squadra mobile della questura di Viterbo per maltrattamenti in famiglia, in seguito alla denuncia della donna, il 58enne ha scontato in passato una condanna per un omicidio commesso in gioventù e finito di scontare l’anno scorso quella per maltrattamenti.
Del movimento esiste anche un sito web, che avvisa gli eventuali internauti di essere “fuori dalla giurisdizione di una qualsiasi entità fittizia e artificiale”, “una proiezione di noi è io sono la nazione”. “Se decidi di proseguire con la lettura del materiale si legge – comprenderai sin da subito come l’intero sistema schiavistico si reggeva sul tuo consenso, comprenderai inoltre i semplici strumenti che potrai utilizzare per porre fine alle vessazioni dell’ormai obsoleto sistema”.
Lo scorso 20 gennaio, la 51enne e altri cinque uomini e donne “vivi e liberi”, negli uffici della procura, hanno sporto querela, in 34 fogli dattiloscritti, “nei confronti dei responsabili di tutti gli uffici in seno a tutta la pubblica amministrazione in ogni ordine e grado, dell’amministratore delegato di poste italiane, di lutti gli amministratori delegati e presidenti di Ania, Pra, Aci, banche, assicurazioni, Catasto, Agenzia delle entrate, autostrade, Asl, Comuni”.
“Ognuno manifesta le proprie convinzioni pacificamente come meglio crede – commenta l’avvocato De Santis – ma questa civiltà si è data delle regole comuni che vanno rispettate, se uno non le vuole riconoscere è libero di farlo, ma poi deve farlo su tutto e non rigettare un giudice che decide e poi magari chiedere e sfruttare sussidi, patrocini e assistenze sociali, mediche e previdenziali offerte e ricevute dal medesimo stato che giudica. C’è una corto circuito irrisolvibile. Ovviamente come avvocato faccio parte del sistema giustizia lo rispetto e lo applico”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


