Viterbo – Francesco Mattioli
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Informo il commissario straordinario Paolo Pelliccia (straordinario, perché comune e provincia da qualche decennio non hanno ancora deciso come governare assieme le biblioteche viterbesi) che nel leggere ciò che ho “accennato” sulla diatriba tra biblioteca degli Ardenti e Cavalieri di Malta, a latere – e molto a latere – di ben altre considerazioni sull’aspirazione di Viterbo a farsi capitale europea della cultura, ha preso un grosso abbaglio.
Niente di che, può capitare: le scienze psicosociali parlano di confirmation bias, di comprensione selettiva di un messaggio, nel senso che spesso le persone lo leggono e lo interpretano distorcendone i significati a beneficio delle proprie convinzioni. Accade a tutti, temo che sia accaduto anche al commissario. Quindi, credo sia utile a lui, ma anche ai lettori che potrebbero aver condiviso la sua lettura interpretativa del mio pensiero, ribadire il concetto espresso – e volutamente non approfondito – nel mio intervento, sperando di non essere ulteriormente frainteso.
Quando scrivo che “le meritorie attività dell’Ordine da un lato e la dignità di una biblioteca pluricentenaria, ambedue indispensabili alla cultura di Viterbo, andrebbero armonizzate fra loro, piuttosto che contrapposte”, non intendo né fare odiose (e sproporzionate) classifiche di merito, né che l’una e l’altra debbano condividere a giorni alterni gli spazi di palazzo Santoro, ma che ambedue meritano la considerazione delle istituzioni, in specie del comune.
Pelliccia cita il mio ruolo di assessore provinciale alla cultura nei lontani anni ’90: dovrebbe ricordarsi che io mi spesi perché alle biblioteche viterbesi fossero assegnati, già allora, i dovuti spazi in una città che ambisce a definirsi “città d’arte e cultura”, raccomandando che la sede della Biblioteca degli Ardenti restasse a pieno titolo nella tradizionale sede di palazzo Santoro. Nel mio recente articolo ho auspicato che, nel restituire ove necessario (ed è necessario) alla biblioteca gli spazi oggi assegnati all’Ordine di Malta, il comune si facesse comunque carico di trovare una nuova sistemazione all’Ordine, di pari dignità e fruibilità di quella attuale.
Ma, ripeto: il mio articolo parlava soprattutto di altro, della necessità di “volare alto” culturalmente e politicamente, se questa città vuole aspirare ad un ruolo europeo. Può darsi che Pelliccia non abbia capito o non abbia voluto capire; in tal caso, spero di aver comunque chiarito il mio pensiero.
Ovviamente, su questa “diatriba”, le mie considerazioni finiscono qui. Semmai si può continuare a riflettere, costruttivamente, su come sprovincializzare Viterbo in una prospettiva europea. Possibilmente con una cura da cavallo…
Francesco Mattioli
Articoli: “Risibile equiparare il valore culturale di una biblioteca con quello dei Cavalieri di Malta…” – Francesco Mattioli: “Capitale europea della cultura?”
