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Rapinatori “scalatori” sul ciglio del dirupo, irreperibile il supertestimone

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La caserma dei carabinieri di Canino

La caserma dei carabinieri di Canino


Canino – (sil.co.) – Rapinatori “scalatori” in uno dei borghi della Maremma viterbese, fra due settimane gli ultimi testimoni della difesa, l’esame degli imputati se vorranno e la sentenza.

A processo per rapina aggravata davanti al collegio del tribunale di Viterbo due marocchini di 23 e 36 anni – tuttora sottoposti alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa – che la sera del 19 ottobre 2021 sarebbero piombati a casa di un pakistano sottoposto all’obbligo di dimora dalle 19 alle 8 del mattino, strappandogli il cellulare dalle mani davanti a moglie e figlio piccolo. 

Ieri udienza interlocutoria, in attesa di chiarire il “giallo del movente”, che avrebbe potuto svelare un connazionale della vittima, non indicato nelle liste dei testimoni e resosi nel frattempo irreperibile. Potrebbe essere stato lui ad avere un debito coi banditi. 

La coppia si sarebbe arrampicata con destrezza sul balcone al primo piano di casa della vittima, affacciato su un dirupo, facendo irruzione nell’abitazione del pakistano, che immediatamente dopo ha chiamato i carabinieri, dando loro nome, cognome e indirizzo di uno dei due malviventi, dicendo che l’altro era lo zio.


Canino

Canino


“Verso le 21,30 siamo andati nel luogo indicato dalla vittima, dove i due soggetti segnalati stavano arrivando proprio in quel momento in auto. Siamo entrati nell’abitazione e ci è stato consegnato il telefonino rubato, che era in ricarica in camera da letto”, ha spiegato il comandante della locale stazione dei carabinieri, luogotenente Aldo Nardone, all’udienza dello scorso 21 giugno. 

Resta da chiarire il “giallo” del movente che ha spinto gli imputati ad agire a volto scoperto, nonostante uno di loro, secondo i difensori Franco Taurchini e Remigio Sicilia, fosse un dipendente del pakistano, circostanza ignota al testimone, quindi immediatamente riconoscibile dalla parte offesa. 

Si è parlato della “riscossione” di un debito, non si sa se della vittima oppure di un connazionale, ovvero un pakistano ufficialmente residente in Sicilia, che la parte offesa avrebbe ospitato per un periodo nella sua abitazione.

Le difese hanno chiesto di sentirlo come testimone, anche se fuori lista, in quanto potrebbe dirimere l’arcano del movente, pur essendosi allontanato da Canino due mesi prima del raid messo a segno dalla coppia di marocchini. L’uomo, però, a quanto è dato sapere, sarebbe risultato irreperibile.


Articoli: Piombano a casa della vittima e gli strappano il cellulare, il “giallo” del movente – Bloccano un uomo e gli rubano il cellulare, arrestati due giovani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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