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Tribunale - Imputati di rapina aggravata in due - Un connazionale potrebbe chiarire il mistero, ma è irreperibile

Piombano a casa della vittima e gli strappano il cellulare, il “giallo” del movente

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La caserma dei carabinieri di Canino

La caserma dei carabinieri di Canino

Canino – (sil.co.) – Piombano di sera a casa di un pakistano sottoposto all’obbligo di dimora dalle 19 alle 8 del mattino e gli strappano il cellulare dalle mani davanti a moglie e figlio piccolo. 

Nel vivo il processo per rapina aggravata a due marocchini di Canino, di 22 e 35 anni, che verso le 21 dello scorso 19 ottobre, arrampicandosi con destrezza sul balcone al primo piano affacciato su un dirupo, hanno fatto irruzione nell’abitazione del pakistano, che immediatamente dopo ha chiamato i carabinieri, dando loro nome, cognome e indirizzo di uno dei due malviventi, dicendo che l’altro era lo zio.

“Verso le 21,30 siamo andati nel luogo indicato dalla vittima, dove i due soggetti segnalati stavano arrivando proprio in quel momento in auto. Siamo entrati nell’abitazione e ci è stato consegnato il telefonino rubato, che era in ricarica in camera da letto”, ha spiegato il comandante della locale stazione dei carabinieri, luogotenente Aldo Nardone. 

Resta da chiarire il “giallo” del movente che ha spinto gli imputati ad agire a volto scoperto, nonostante uno di loro, secondo i difensori Franco Taurchini e Remigio Sicilia, fosse un dipendente del pakistano, circostanza ignota al testimone, quindi immediatamente riconoscibile dalla parte offesa. 

Si è parlato della “riscossione” di un debito, non si sa se della vittima oppure di un connazionale, ovvero un pakistano ufficialmente residente in Sicilia, che la parte offesa avrebbe ospitato per un periodo nella sua abitazione.

Le difese hanno chiesto al comandante dei carabinieri se avesse i dati dell’uomo, nel frattempo irreperibile, per poter chiedere al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco di sentirlo come testimone, anche se fuori lista, in quanto potrebbe dirimere l’arcano del movente, pur essendosi allontanato da Canino due mesi prima del raid messo a segno dalla coppia di marocchini.

La polizia di frontiera dell’aeroporto di Milano-Malpensa ha identificato il “quarto uomo” due volte l’anno scorso: in uscita dall’Italia il 26 agosto 2021 e in entrata il 7 novembre 2021. Ma secondo il comandante Nardone, che lo cercava per un atto, anche se probabilmente ancora sul territorio nazionale, il pakistano sarebbe irreperibile. 

Il processo riprenderà il prossimo 15 novembre per sentire i testi della difesa.


 – Bloccano un uomo e gli rubano il cellulare, arrestati due giovani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 giugno, 2022

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