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Ubriaco dopo festa maturità forza posto di blocco, prescritto processo a padre e amico carabiniere

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Tuscania – (sil.co.) – È finito ieri in prescrizione il processo per falsa testimonianza e rivelazione di segreto d’ufficio a un carabiniere e al padre di un ragazzo di Tuscania che, dopo qualche brindisi di troppo per festeggiare la maturità, ha forzato un posto di blocco mentre era alla guida ubriaco.


Carabinieri

Posto di blocco dei carabinieri


Per gli stessi fatti, il 4 ottobre 2019, sono stati assolti con formula piena altri due carabinieri, accusati di avere falsificato l’annotazione relativa alla denuncia a piede libero per guida in stato di ebbrezza e resistenza. “I carabinieri mi hanno tirato fuori dalla macchina e preso a cazzotti in faccia”, disse al processo il figlio dell’attuale imputato.

Fatti vecchi di dieci anni, per i quali sono finiti a giudizio un brigadiere e il padre della presunta vittima, un giovane oggi 29enne, che la notte tra il 6 e il 7 luglio 2013, appena 19enne, dopo avere forzato un posto di controllo alla rotatoria fuori le mura di Tuscania, è stato trovato con un tasso alcolemico tre volte superiore al limite consentito.

La sera precedente, un sabato, si era recato in un bar del centro storico assieme a due amici per festeggiare il diploma di maturità appena conseguito. All’uscita dalla porta del paese, invece di fermarsi all’alt, avrebbe schivato la pattuglia, rischiando di investire il carabiniere con la paletta, riusciti a bloccarlo solo speronandolo durante un  rocambolesco inseguimento. 

Il militare, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe rivelato al padre del ragazzo, amico di famiglia, che sulla vicenda esistevano due annotazioni: una prima più generica stilata nell’immediato e una seconda più dettagliata, del 10 luglio 2013, stilata dopo aver saputo che il giovane si era fatto refertare al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia, sostenendo di essere stato picchiato dai carabinieri.

Il padre, che nell’immediatezza avrebbe schiaffeggiato il figlio davanti ai carabinieri, dicendo “poi a casa ti do il resto”, la mattina successiva, si sarebbe recato in caserma, facendo “pressione” per toglierlo dai guai, in quanto avrebbe avuto in ballo una domanda per entrare nell’esercito.

Il giovane, allegando la prima annotazione, ha presentato in procura la denuncia per falso contro i militari che lo avevano denunciato. La seconda annotazione, che avrebbe dovuto essere l’unica, era quella col timbro tondo dell’arma e l’intestazione corretta Norm-aliquota radiomobile. La prima, che avrebbe dovuto essere stracciata, sarebbe invece quella che sarebbe stata recapitata, in forma anonima secondo la difesa, nella cassetta della posta del 28enne che, denunciato per calunnia, l’ha usata a sua volta per presentare l’esposto in procura sfociato nel processo ai due militari. 

Il processo si è chiuso ieri davanti al collegio con il non luogo a procedere per estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Il padre, difeso dall’avvocato Emilio Lopoi, era imputato di falsa testimonianza. Di rivelazione di segreto d’ufficio il carabiniere, assistito dal legale Paolo Pirani.


Articoli: Ubriaco forza posto di blocco, a giudizio il padre e un carabiniere – Assolti due carabinieri accusati di falso da un 25enne ubriaco alla guida – “I carabinieri mi hanno tirato fuori dalla macchina e preso a cazzotti in faccia”


Presunzione di innocenza

Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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