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Tribunale - Tuscania - La presunta vittima in aula: "Mi hanno tirato fuori dalla macchina e preso a cazzotti in faccia" - I militari: "È caduto inciampando nella cintura di sicurezza"

Assolti due carabinieri accusati di falso da un 25enne ubriaco alla guida

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Tuscania - La caserma dei carabinieri

Tuscania – La caserma dei carabinieri

Tuscania –  (sil.co.) – Assolti due carabinieri della compagnia di Tuscania accusati di falso da un 25enne ubriaco alla guida.  “Mi hanno tirato fuori dalla macchina e preso a cazzotti in faccia”, ha detto in aula la presunta vittima. Per i militari è ceduto inciampando nella cintura di sicurezza.

Erano accusati di avere redatto un secondo verbale del fermo per guida in stato di ebbrezza alcolica di un giovane del posto. Saputo che si era fatto refertare al pronto soccorso, avrebbero specificato nel secondo che scendendo dalla macchina aveva opposto strenua resistenza e poi era caduto inciampando nella cintura di sicurezza.

“I carabinieri mi hanno tirato fuori dalla macchina e preso a cazzotti in faccia”, ha detto in aula la presunta vittima nell’udienza del 3 aprile scorso. Ieri il pm Eliana Dolce ha chiesto che i militari venissero condannati a due anni ciascuno. Il giudice Silvia Mattei, sentito il difensore Luigi Sini li ha assolti entrambi con la formula più ampia, “perché il fatto non sussiste”. Nulla di fatto per il ragazzo, che si era costituito parte civile, chiedendo i danni. 

La presunta vittima, un 25enne di Tuscania, fu denunciato a piede libero per guida in stato di ebbrezza la notte del 7 luglio 2013 dopo essere stato trovato con un tasso alcolemico di tre volte superiore al milite consentito. La sera precedente, un sabato, si era recato in un bar del centro storico assieme a due amici per festeggiare il diploma di maturità appena conseguito.

Condotto in caserma all’alba, dove è stato poi raggiunto dal padre, il giovane, all’epoca 19enne, avrebbe scritto di suo pugno nel verbale di scusarsi per non essersi fermato all’alt della pattuglia ed essere finito addosso all’auto dei carabinieri che lo stavano inseguendo.

Ma ai familiari avrebbe raccontato di essere stato picchiato dai carabinieri, tanto che genitore e figlio sono tornati di nuovo in caserma, alle 9, per chiedere di rifare il verbale. E siccome gli è stato risposto che non era possibile, il padre ha accompagnato il 19enne a farsi refertare al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia dopo di che, avendo ricevuto una missiva anonima con dentro due verbali differenti dei carabinieri relativi alla vicenda del figlio, hanno chiamato un avvocato e sporto denuncia.  

E’ così che sono finiti a processo per “falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici” e “soppressione, distruzione e occultamento di atti veri” in  concorso due carabinieri della compagnia di Tuscania, difesi dall’avvocato Luigi Sini. Parte civile, con l’avvocato Emilio Lopoi, la presunta vittima, che a sua volta ha subito un processo per calunnia a Civitavecchia, da cui è stato assolto. Dalla vicenda sarebbero scaturito almeno 5-6 diversi procedimenti. 

Al centro del processo che si è concluso ieri davanti al giudice Mattei, due annotazioni, entrambe del 7 luglio 2013, delle quali veniva contestato non il contenuto, ma data e ora. Il contenuto è lo stesso – il fermo in stato di ebbrezza – ma mentre nella prima si parla genericamente di “assidua resistenza” da parte del fermato, nella seconda si spiega che l’assidua resistenza sarebbe consistita nel rifiutarsi di scendere dalla macchina, per poi inciampare nella cintura di sicurezza e cadere quando si è deciso a farlo. 

– “I carabinieri mi hanno tirato fuori dalla macchina e preso a cazzotti in faccia”


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5 ottobre, 2019

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