Roma – (sil.co.) – Negato dal tribunale di Roma il legittimo impedimento chiesto da un’avvocata perché venerdì 14 aprile il figlioletto di due anni doveva essere sottoposto in anestesia totale a un esame in day hospital al Bambino Gesù, nella sede distaccata di Palidoro al trentesimo chilometro dell’Aurelia. L’istanza della legale 39enne Ilaria Salamandra, penalista del foro di Roma attiva anche a Viterbo, è stata rigettata dalle tre giudici del collegio perché il bambino avrebbe potuto essere accompagnato in ospedale dal padre.
Ilaria Salamandra
“Una decisione incomprensibile – dice Salamandra – che mi è stata comunicata proprio mentre ero in ospedale in attesa che mio figlio si riprendesse dopo l’esame effettuato. Ho avuto un malore tanto che gli operatori si sono dovuti prendere cura anche di me oltre che di mio figlio”.
Un altro episodio lo ha vissuto quando era incinta. “Ero al settimo mese, era estate e faceva caldissimo, per comodità indossai delle scarpe da ginnastica e mi fu chiesto se fossi effettivamente un avvocato. ‘Lei viene vestita così in aula?’ mi disse il giudice che però poi riconobbe l’errore chiedendomi scusa”.
Su quanto avvenuto venerdì a piazzale Clodio è intervenuto l’Ordine degli avvocati della Capitale “stigmatizzando” la decisione dei giudici. “È un episodio intollerabile, siamo pronti ad agire in tutte le sedi opportune”, afferma il presidente del consiglio dell’ordine, Paolo Nesta.
Sette anni fa, a Nepi, l’avvocato Salamandra aveva preso a cuore la vicenda di una
madre 43enne che, il 31 marzo 2016, per evitare che i suoi due figli finissero in mezzo alla strada, aveva occupato abusivamente un alloggio nella speranza di ottenere un’assegnazione in sanatoria da parte del Comune. Invece è arrivato prima l’Ater, che ha intimato alla famiglia di andarsene.
“Mi do fuoco”, aveva minacciato la donna, in preda alla disperazione quando il 6 aprile 2016, invece della sperata regolarizzazione, si è vista recapitare lo sfratto. Il 5 luglio 2016, Salamandra è riuscita a ottenere dal Tar del Lazio – per la prima volta in Italia – una sospensiva di un anno in attesa dell’udienza fissata al 20 giugno 2017 per esaminare il ricorso. Il successivo 19 ottobre, il tribunale amministrativo, che si era preso tempo, ha sciolto la riserva.
Il Tar capì la drammaticità dell’emergenza abitativa del nucleo familiare, originario della capitale, costretto a trasferirsi per le pessime condizioni economiche, a causa delle quali i figli, quando erano minorenni, erano stati affidati a una casa famiglia.
La donna, abbandonata dal marito quando erano piccoli e a sua volta figlia di una ragazza madre, da sola non ce la faceva a occuparsi di loro e a sbarcare il lunario.
La decisione di occupare l’alloggio, dopo due notti passate a dormire in strada. Prima di arrivare a Nepi, i tre avevano trotterellato per tutta Italia, da Caserta a Roma, da Castel Sant’Elia a Civita Castellana, vivendo di lavori saltuari, ma sempre nella legalità.
Articoli: Occupano una casa popolare, annullato lo “sfratto” da parte dell’Ater – Occupano una casa, il Tar gli dà l’ok
