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Nepi - Emergenza abitativa - Il Tar dà ragione alla famiglia cui aveva consentito di restare nell'alloggio per un anno

Occupano una casa popolare, annullato lo “sfratto” da parte dell’Ater

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Roma - Tar Lazio - Tribunale amministrativo regionale del Lazio

Roma – Tar Lazio – Tribunale amministrativo regionale del Lazio

 

Ilaria Salamandra

Ilaria Salamandra

 

Nepi - Piazza del comune

Nepi – Piazza del comune

Nepi – Potranno rimanere nella casa popolare occupata abusivamente nel 2016, nella quale era stato loro consentito loro – caso unico in Italia – di restare per un anno. Il Tar ha dato loro ragione annullando il provvedimento di rilascio dell’Ater, che aveva intimato alla famiglia di andarsene dall’alloggio.

Si tratta della vicenda della madre 43enne che, per evitare che i suoi due figli finissero in mezzo alla strada, aveva occupato abusivamente un alloggio, autodenunciandosi il 31 marzo 2016, nella speranza di ottenere un’assegnazione in sanatoria da parte del Comune.

Invece è arrivato prima l’Ater, che ha intimato alla famiglia di andarsene. “Mi dò fuoco”, aveva minacciato la donna, in preda alla disperazione quando il 6 aprile 2016, invece della sperata regolarizzazione, si è vista recapitare lo sfratto.

Il caso fu preso a cuore dall’avvocato romano Ilaria Salamandra, che il 5 luglio 2016 è riuscita a ottenere dal Tar del Lazio – per la prima volta in Italia – una sospensiva di un anno in attesa dell’udienza fissata al 20 giugno 2017 per esaminare il ricorso. 

Ieri, a distanza di quattro mesi da quell’udienza, il tribunale amministrativo, che si era preso tempo, ha sciolto la riserva.

“Non solo il Tar ha annullato il decreto di rilascio del 6 aprile 2016 adottato dall’Ater di Viterbo nei confronti dei ricorrenti – spiega l’avvocato Salamandra,  dicendosi estremamente soddisfatta del risultato – ma ha anche condannato l’azienda, cosa rarissima, al pagamento delle spese”. 

“Solo il Tar ha capito la drammaticità dell’emergenza abitativa – ribadisce la legale – il nucleo familiare, originario della capitale, è stato costretto a trasferirsi per le pessime condizioni economiche, a causa delle quali i figli, quando erano minorenni, erano stati affidati a una casa famiglia”.

La donna, abbandonata dal marito quando erano piccoli e a sua volta figlia di una ragazza madre, da sola non ce la faceva a occuparsi di loro e a sbarcare il lunario. 

La decisione di occupare l’alloggio, dopo due notti passate a dormire in strada. Prima di arrivare a Nepi, i tre avevano trotterellato per tutta Italia: da Caserta a Roma, da Castel Sant’Elia a Civita Castellana.

Mai un posto fisso, dove trovavano lavoro. “Campano di lavori saltuari e quando capita la mamma fa la badante – ricorda la legale – cercano di rimanere lontani dall’illegalità, ma quando non hai un posto dove andare a dormire fai di tutto. La casa che hanno occupato era chiusa da tempo e i tre si sono subito autodenunciata all’Ater, chiedendo la regolarizzazione”.

Per Salamandra è una soddisfazione più umana che professionale: “La vittoria non è mia ma della famiglia, che ora ha un po’ di serenità dopo anni travagliati”. 

Silvana Cortignani


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20 ottobre, 2017

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