Un intervento dei vigili del fuoco – foto di repertorio
Faleria – (sil.co.) – Maxi incendio in località Prati della Banditaccia tra Faleria e Calcata, chiesta una condanna a otto mesi di reclusione per il presunto piromane.
Imputato un volontario della protezione civile che all’ora di pranzo del 30 luglio 2020 avrebbe appiccato le fiamme sul ciglio della strada per Magliano Sabina per poi dileguarsi a bordo del suo Apetto, visto da una testimone. Sarebbe quindi tornato sul posto una volta scattato l’allarme, quando il rogo, alimentato dal forte vento, era diventato ormai indomabile, sfiorando il centro abitato, una casa di riposo, diversi ricoveri per animali nonché il recinto dove si trovava un cavallo che solo per poco non sarebbe bruciato vivo. Sul posto anche i carabinieri.
Il difensore Paolo Casini ha ammesso il comportamento anomalo dell’imputato che, di fronte al primo focolaio, invece di dare l’allarme, è andato a sedersi al bar del paese, tornando sul posto in un secondo momento assieme ai soccorritori. L’avvocato ha quindi ricordato al giudice Ilaria Inghilleri il suo ruolo di semplice “assistente di macchina” e mai di “addetto al fioco” nell’ambito della protezione civile, di cui nel frattempo non fa più parte.
“Nemmeno i vigili del fuoco sono riusciti a individuare le cause dell’incendio, scoppiato in una giornata in cui a causa del caldo e del fortissimo vento sono stati subissati dalle richieste di interventi”, ha sottolineato il legale. “Il mio assistito lavorava su quei terreni interessati per primi dalle fiamme, non avrebbe avuto alcun interesse a provocare danni che si sarebebro riflessi inevitabilmente sui suoi introiti”, ha proseguito.
Hanno chiesto una condanna più severa i difensori della coppia e dell’assicurazione che si sono costituiti parte civile. I proprietari dell’oliveto andato distrutto, in particolare, hanno chiesto una provvisionale di 20mila euro per i danni subiti dalla coltivazione. L’assicurazione, che ha già risarcito 16mila euro ai proprietari del terreno, ha invece chiesto una provvisionale di 10mila euro. Sarebbero inoltre pronti a chiedere, in sede civile, un risarcimento per danni complessivi stimati attorno ai 50mila euro. “L’incendio ha bruciato 94 piante, di cui sono rimasti solo i ciocchi da levare. Olivi che stavano lì da 35 anni ed erano in fase di piena produttività, tutti da sostituire dopo avere ripulito il terreno dai ciocchi rimasti”, hanno ricordato ieri al giudice.
I vigili del fuoco sarebbero arrivati solo dopo un paio d’ore. “Fu una giornata terribile sul fronte degli incendi. I pompieri sono stati chiamati ovunque contemporaneamente, avevano tutti i mezzi e il personale fuori”, ha riferito in aula uno dei volontari della protezione civile intervenuta da Calcata e anche da altri centri vicini, la cui presenza sarebbe stata decisiva per evitare danni peggiori, considerate le fiamme prossime alle abitazioni e a una casa di riposo.
Tra le vittime come detto anche un cavallo, rimasto imprigionato tra le fiamme e messo in salvo quando sembrava che non ci fossero più speranze che potesse sopravvivere al fuoco. “Era impressionante vederlo che si alzava di due metri per sottrarsi alle fiamme che lo lambivano sempre più da vicino. Pensavamo che sarebbe morto carbonizzato”, ha detto uno dei soccorritori della protezione civile sentiti come testimoni all’udienza dello scorso 6 aprile.
Silvana Cortignani
Articoli: “Piromane tra Faleria e Calcata, cavallo rischia di morire bruciato vivo” – Fiamme a ridosso di case e casa di riposo, volontario protezione civile presunto piromane – Sterpaglie in fiamme a Faleria, denunciato volontario della protezione civile
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
