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“Piromane tra Faleria e Calcata, cavallo rischia di morire bruciato vivo”

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Tribunale di Viterbo

Tribunale di Viterbo

Faleria – (sil.co.) – “Un cavallo ha rischiato di morire bruciato vivo tra le fiamme”. E’ ripreso con il racconto di particolari agghiaccianti, ieri davanti al giudice Ilaria Inghilleri, il processo al volontario della protezione civile accusato di essere un piromane. Ex volontario. E comunque “mai addetto al fuoco”, ma solo “assistente alla macchina”, come emerso durante l’udienza. 

Secondo l’accusa, avrebbe appiccato le fiamme a un terreno sulla strada per Magliano Sabina, tra Faleria e Calcata. Era l’ora di pranzo del 30 luglio 2020 e le fiamme, divampate nel giro di pochi minuti, alimentate dal forte vento, si sono estese velocemente, arrivando a sfiorare il centro abitato e una casa di riposo, oltre ad interessare ricoveri per animali.

Tra le vittime un cavallo, rimasto imprigionato tra le fiamme e messo in salvo quando sembrava che non ci fossero più speranze che potesse sopravvivere al fuoco. “Era impressionante vederlo che si alzava di due metri per sottrarsi alle fiamme che lo lambivano sempre più da vicino. Pensavamo che sarebbe morto carbonizzato”, ha detto uno dei soccorritori della protezione civile sentiti come testimoni.

Del cavallo sopravvissuto per miracolo alla furia dell’incendio ha parlato anche la supertestimone. Una donna residente nei pressi dell’oliveto da cui sarebbero partite le fiamme, che ha riconosciuto l’imputato.

“Io stavo andando a casa in auto quando ho visto del fumo. Mi sono fermata a guardare e lui, che stava vicino a un piccolo focolaio, si è allontanato frettolosamente, prendendo l’Apetto e andando via, senza dirmi niente quando ci siamo incrociati. Il tempo di fare manovra e le fiamme erano già diventate alte tre metri. Per poco non è bruciato vivo un cavallo”, ha riferito.

E’ andato invece completamente carbonizzato un oliveto di 35 anni con danni ingentissimi per i proprietari, una coppia che si è costituita parte civile contro l’imputato – difeso dall’avvocato Paolo Casini – assieme all’assicurazione. Per loro ha testimoniato un agronomo, che ha stimato i danni in quasi 50mila euro. “L’incendio ha bruciato 94 piante, di cui sono rimasti solo i ciocchi da levare. Olivi che stavano lì da 35 anni ed erano in fase di piena produttività”, ha sottolineato.

L’imputato, dopo essersi allontanato dal presunto punto dell’innesco, sarebbe tornato sul luogo dell’incendio, senza spiegare cosa facesse lì prima quando la supertestimone lo ha incrociato. Avrebbe quindi sostenuto di essersi recato in piazza a chiamare aiuto. Ma il volontario della protezione civile intervenuto per primo ha detto di essere stato allertato dalla centrale operativa della Regione Lazio: “L’ho incontrato in piazza, ma stava seduto al bar sotto il comune, che era chiuso, mentre io correvo a prendere il pick up per recarmi sul posto. Mi ha solo detto ‘lo vedi il fumo?'”.

I vigili del fuoco, tra l’altro, sarebbero arrivati solo dopo un paio d’ore. “Fu una giornata terribile sul fronte degli incendi. I pompieri sono stati chiamati ovunque contemporaneamente, avevano tutti i mezzi e il personale fuori”, ha riferito uno dei volontari della protezione civile intervenuta da Calcata e anche da altri centri vicini, la cui presenza sarebbe stata decisiva per evitare danni peggiori, considerate le fiamme prossime alle abitazioni e a una casa di riposo. 


Articoli: Fiamme a ridosso di case e casa di riposo, volontario protezione civile presunto piromane – Sterpaglie in fiamme a Faleria, denunciato volontario della protezione civile


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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