Chemical city – Una mappa del 1995 della zona militare con l’impianto idrico
Ronciglione – “Chemical city lago di Vico, quali sono stati gli effetti delle sostanze chimiche sulla salute delle persone che hanno lavorato all’interno della zona militare?”. A chiederlo, con un’interrogazione parlamentare rivolta ai ministri della difesa e dell’ambiente, rispettivamente Guido Crosetto e Gilberto Pichetto Fratin, sono le deputate Ilaria Fontana e Daniela Morfino del Movimento 5 stelle. Il tutto a partire dall’inchiesta di Tusciaweb portata avanti in questi ultimi mesi avvalendosi di documenti militari riguardanti il magazzino Nbc (Nucleare, batteriologico e chimico) attivo, a qualche decina di metri di distanza dal lago di Vico, nel comune di Ronciglione, dalla seconda metà degli anni ’30 alla prima dei ’90. In gran segreto, così come nel più completo segreto sono state tenute le sostanze chimiche all’interno dell’area, prodotte per fabbricare armi di distruzione di massa durante il fascismo.
Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico
Chemical city venuta alla luce soltanto nel 1996 quando, durante la prima bonifica della zona, un ciclista, che stava percorrendo un sentiero all’esterno della zona militare, venne preso in pieno da una nuvoletta di fosgene sfuggita al controllo. Incidente che fece venire a galla tutto ciò che la Chemical teneva da parte. all’interno della Chemical city. Nel corso della prima bonifica vennero infatti trovate, come ha evidenziato il giornalista Gianluca Di Feo nel libro Veleni di Stato, “almeno 150 tonnellate di iprite del tipo più micidiale, mescolata con arsenico. In più c’erano oltre mille tonnellate di admsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza. E oltre 40 mila proiettili di tutti i calibri. Dal terreno sono poi sbucate 60 cisterne di fosgene assassino, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine”.
Le richieste dell’interrogazione parlamentare presentata dai 5 stelle. Innanzitutto “quale sia stata – scrivono Morfino e Fontana – la situazione infrastrutturale dell’area in oggetto, specialmente in relazione alle criticità sollevate dalle inchieste giornalistiche”. Se siano poi “state effettuate nel corso del tempo indagini circa gli effetti sulla salute dei lavoratori impegnati nell’area”. Infine, “quali risorse siano state messe a disposizione per la bonifica dell’area in oggetto, nonché quale sia il relativo stato di avanzamento delle procedure di bonifica e di pianificazione degli interventi sui due lotti rimanenti”.
Il tutto muovendo “dall’inchiesta giornalistica fatta dalla testata locale Tusciaweb che sulla base di documenti militari ha evidenziato come la condizione ‘di precarietà e fatiscenza’ delle strutture del centro andava avanti quantomeno dal 1963, con una conservazione dei materiali chimici definita in un documento del 1963 come ‘compromessa’”.
Ronciglione – Chemical city – Un documento del 1968 con i cambi di qualifica dei lavoratori
Nel 2020 Tusciaweb è venuta infatti in possesso di tutta una serie di documenti militari riguardanti la Chemical city che hanno messo in luce le condizioni in cui versavano le infrastrutture dell’area, la conservazione dei materiali chimici, la situazione dell’impianto idrico, così come i “cambi di qualifica di mestiere per motivi di servizio” di un certo numero di lavoratori. Dalle caldaie alle armi chimiche, da elettricista a “preparatore di miscele per artifici”.
Ronciglione – La Chemical city del lago di Vico
“In risposta a interrogazioni della passata legislatura – ha commentato poi Massimo Erbetti del M5s di Viterbo – il ministero della difesa comunicava l’avvio di una procedura per la realizzazione di un progetto operativo per la bonifica ambientale del sito in tre lotti, dei quali si avevano informazioni certe su tempistiche e dotazioni finanziarie soltanto per il primo lotto. Le attività di bonifica previste riguardavano ‘la rimozione del terreno contaminato da composti di origine antropica (marker riconducibili agli aggressivi chimici, idrocarburi e Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) individuato in quattro aree già interessate da precedenti interventi di bonifica bellica’, nonché in relazione alle relative attività ‘eventuale purificazione di acqua di falda contaminata da composti di origine antropica mediante il trattamento denominato pump and treat’ e interventi di fitostabilizzazione per mitigare la concentrazione dei metalli pesanti nell’area”.
“Da fonti giornalistiche – ha concluso infine Erbetti – si apprende del completamento degli interventi di bonifica militare e ambientale del primo lotto, ma non si ha notizia circa le procedure di bonifica e delle relative dotazioni finanziarie per gli interventi di bonifica del secondo e terzo lotto”.
Daniele Camilli
I documenti militari: L’impianto idrico della Chemical city – “Fatiscenza, precarietà, zone al buio e randagismo” della Chemical city – Le bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico
Articoli: “Chemical city lago di Vico, già bonificata un’area di un ettaro e mezzo” – “Chemical city al lago di Vico: nel magazzino prodotti particolarmente sensibili per la sicurezza del personale e dell’ambiente” – Migliaia di bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico – “Chemical city, la conservazione dei materiali era compromessa già nel 1963…”
L’inchiesta del 2020 di Tusciaweb
Multimedia – Fotogallery: Proseguono i lavori dell’Esercito – L’edificio sul lago – Il comando e la discarica fuori dalla Chemical – Documenti militari bruciati e altri abbandonati – La condizione degli edifici della Chemical city– Le tubature che perdono liquido nero – I carotaggi abbandonati – Le scritte sui muri – La zona sterrata – Video: La situazione disastrosa della Chemical city, parte I – La situazione disastrosa della Chemical city, parte II – Una discarica fuori dalla Chemical city



