Polizia
Viterbo – (sil.co.) – Finisce in carcere un anno dopo essere stato condannato a due anni e otto mesi e 12mila euro di multa per spaccio, il 23 maggio 2022, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, chiesto dal difensore Luigi Mancini al giudice Francesco Rigato, che gli ha anche concesso i domiciliari coi permessi lavorativi.
Si tratta di un operaio 35enne viterbese per il quale due giorni fa è stato disposto l’aggravamento della misura, essendo evaso dai domiciliari cui era ristretto, nonostante avesse comunque il permesso di stare fuori casa tutti i giorni per otto ore, dal lunedì al venerdì, per recarsi a lavorare.
Non avrebbe resistito alla tentazione di uscire la sera, motivo per cui qualche giorno fa ha incrociato in città un posto di blocco della polizia. Per evitare un eventuale controllo avrebbe provato a cambiare strada, ma gli agenti, insospettiti dalla manovra repentina, lo hanno identificato dal numero di targa, scoprendo che a quell’ora doveva stare ai domiciliari e andando a cercarlo a casa, dove avrebbero trovato sia lui che la macchina parcheggiata, col cofano ancora caldo.
Il 35enne, un noto pregiudicato del capoluogo, era stato arrestato il 2 aprile dell’anno scorso sempre dalla polizia che lo aveva fermato in centro per un controllo.
Quando è stato fermato dalla polizia in macchina e poi sottoposto a perquisizione domiciliare, l’imputato è stato trovato in possesso di materiale per il confezionamento e di circa 68 grammi complessivi di cocaina, divisa in otto involucri avvolti con nastro isolante, nascosti in cucina. Lo stupefacente, sottoposto ad analisi, è risultato di ottima qualità e avrebbe potuto fruttare fino a 329 dosi medie singole da immettere sul mercato viterbese.
L’operaio, cui al processo sono state riconosciute anche le attenuanti e la lieve entità, pure se recidivo, alla fine se l’è cavata con una condanna a due anni e otto mesi e 12mila euro di multa per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e la concessione dei domiciliari coi permessi lavorativi. Ora è in carcere.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
