Carabinieri e vigili del fuoco (Immagine di repertorio)
Faleria – (sil.co.) – Maxi rogo tra Calcata e Faleria, assolto volontario prociv accusato di essere il piromane.
Accusato di avere provocato un incendio potenzialmente devastante a ridosso del centro abitato e anche di una casa di riposo per anziani, è stato assolto l’ex volontario della protezione civile difeso dall’avvocato Paolo Casini per cui la procura aveva chiesto una condanna a otto mesi di reclusione.
Al centro del processo che si è concluso ieri davanti al giudice Ilaria Inghilleri il maxi rogo divampato all’ora di pranzo del 30 luglio 2020 in località Prati della Banditaccia tra Faleria e Calcata. Per domare le fiamme, che nel giro di pochi minuti, alimentate dal forte cento, hanno attaccato e distrutto un intero oliveto, divorando 94 piante ultra trentennali e provocando danni per oltre 50mila euro, sono stati impegnati per ore sia i volontari della protezione civile che i vigili del fuoco. In salvo per miracolo un cavallo, che ha rischiato di morire all’interno del suo recinto avvolto da lingue di fuoco altissime.
Il presunto piromane è finito a processo in quanto sul luogo del presunto innesco mentre si levava la nuvola di fumo che di lì a poco è diventata un rogo.
Avvistato da una residente, prima che potesse bloccarlo se ne sarebbe fuggito via a bordo del suo apetto, sedendosi senza avvertire nessuno al bar di piazza, dove lo ha trovato un volontario della protezione civile che stava correndo in comune a recuperare il mezzo per portarsi sul posto e dare il via alle operazioni di spegnimento.
L’imputato sarebbe quindi tornato sul posto una volta scattato l’allarme, quando il rogo, alimentato dal forte vento, era diventato ormai indomabile ed erano sopraggiunti anche i carabinieri.
L’avvocato Paolo Casini
Il difensore Paolo Casini, durante la discussione dello scorso 27 aprile, ha ammesso il comportamento anomalo dell’imputato che, di fronte al primo focolaio, invece di dare l’allarme, è andato a sedersi al bar del paese, tornando sul posto in un secondo momento assieme ai soccorritori. Ma l’avvocato ha anche ricordato al giudice Inghilleri il suo ruolo di semplice “assistente di macchina” e mai di “addetto al fioco” nell’ambito della protezione civile, di cui nel frattempo non fa più parte.
“Nemmeno i vigili del fuoco sono riusciti a individuare le cause dell’incendio, scoppiato in una giornata in cui a causa del caldo e del fortissimo vento sono stati subissati dalle richieste di interventi”, ha sottolineato il legale. “Il mio assistito lavorava su quei terreni interessati per primi dalle fiamme, non avrebbe avuto alcun interesse a provocare danni che si sarebbero riflessi inevitabilmente sui suoi introiti”, ha proseguito.
Contro l’imputato si erano costituiti parte civile i proprietari dell’oliveto divorato dalle fiamme e l’assicurazione, che ha già in parte risarcito i proprietari del terreno. Il giudice lo ha assolto per non avere commesso il fatto.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

