Tribunale di Viterbo
Viterbo – (sil.co.) – Condannato l’ex collega sindacalista 70enne che avrebbe reso la vita impossibile a un’impiegata di banca 48enne mamma di un minore disabile e che usufruisce per questo della 104.
Si è chiuso ieri con la condanna a una multa di 300 euro, al pagamento delle spese e al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile il processo in cui l’uomo era imputato di diffamazione aggravata davanti al giudice di pace del tribunale di Viterbo. Parte civile la vittima, assistita dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli.
A settembre, invece, l’ex bancario ed ex sindacalista, dovrà comparire davanti al gup del tribunale di Viterbo, dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm Massimiliano Siddi della procura della repubblica, con l’accusa di stalking, sempre ai danni della stessa parte offesa, per cui rischia di finire a processo davanti al giudice penale.
L’impiegata 48enne, dopo 18 anni di lavoro, sarebbe arrivata a pensare di togliersi la vita e poi si è convinta a licenziarsi, a marzo 2022, a causa delle vessazioni subite.
Il calvario sarebbe cominciato nel 2019, quando l’imputato, in pensione già da un anno, avrebbe caldeggiato con lettere a direttori e una valanga di mail a colleghi il trasferimento della parte offesa presso un altro sportello dell’istituto nonostante la 104, definendola “soggetto sgradito” agli altri impiegati. Contro di lei, inoltre, l’ex sindacalista ha presentato nel luglio 2020 anche un esposto per truffa allo stato.
“Si tratta di una vicenda estremamente dolorosa poiché siamo di fronte a una forma di violenza, brutalità e vessazione di cui è vittima una lavoratrice, una madre, una donna che è stata costretta a subire condotte violentissime e reiterate che hanno stravolto la propria vita”, ricorda il difensore di parte civile Giuseppe Picchiarelli.
L’imputato, tanto per dirne qualcuna, scrivendo ai colleghi e anche ai vertici dell’istituto, le avrebbe dato dell’imboscata, di quella che le rare volte che sta in ufficio passa ore al telefono per fatti suoi o a scrivere lettere per le innumerevoli associazioni cui appartiene, di prendere apposta appuntamenti coi clienti nei giorni in cui già sa che non ci sarà, arrivando a definire “famigerata” la legge 104.
Il difensore di parte civile Giuseppe Picchiarelli
Raffica di mail diffamatorie a superiori e colleghi
Tra le contestazioni una relativa al periodo del lockdown. L’imputato, a giugno del 2020, avrebbe inviato a firma “Pasquino” una mail a diverse persone, tra cui tre colleghe dipendenti dello stesso istituto, nella quale avrebbe riportato una foto della parte offesa, assente dal lavoro perché beneficiaria del permessi di cui alla legge 104 per assistere il figlio minore e invalido, esternando frasi offensive della sua reputazione.
A scatenare “Pasquino” sarebbe stata per l’appunto la foto della parte offesa abbracciata al figlio, mentre stanno davanti al computer a fare i compiti in dad, che era stata postata su Facebook dalla vittima accompagnata dalla didascalia, ironica secondo la donna, come si evince dal contesto, “mi rilasso in 104”.
Titolare del fascicolo per stalking il pm Massimiliano Siddi, che ha chiuso le indagini con una richiesta di rinvio a giudizio a carico del 70enne. I fatti contestati all’imputato vanno da aprile 2019 a febbraio 2022. A marzo dell’anno scorso la 48enne, dopo 18 anni in banca, non ce l’avrebbe fatta più e si è licenziata.
– Spinge collega a licenziarsi, ex sindacalista accusato di diffamazione e stalking
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

