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Assolto dall’accusa di avere picchiato un anziano, chiede risarcimento per ingiusta detenzione

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Viterbo – Picchiato a sangue per strada da un venditore ambulante di frutta e verdura, un novantenne di Orte non ha poi riconosciuto al processo il presunto aggressore, che di conseguenza è stato assolto dal collegio del tribunale di Viterbo, il 22 ottobre 2019, con la formula “per non avere commesso il fatto”.

L’aggressione è avvenuta la mattina del 13 aprile 2018, attorno alle otto e mezza, sulla provinciale che porta verso la superstrada, a due chilometri circa dal paese.

In seguito al proscioglimento l’imputato, un 32enne originario di Napoli accusato di rapina e lesioni personali aggravate, ha presentato ricorso in appello chiedendo di essere risarcito per avere subito un anno e mezzo di ingiusta detenzione.

Richiesta rigettata dalla corte d’appello di Roma con una ordinanza del 23 maggio 2022, contro la quale ha presentato ricorso per cassazione la difesa. Ebbene, la suprema corte, lo scorso 26 aprile, ha accolto il ricorso del 32enne, annullando l’ordinanza impugnata e rinviando per un nuovo giudizio alla corte di appello di Roma. 


Corte di cassazione

Roma – Corte di cassazione


Vittima di due fruttivendoli ambulanti un novantenne di Orte, rapinato e malmenato dopo un rocambolesco inseguimento per farsi restituire il maltolto. A scagionare l’unico imputato è stato il confronto all’americana che si è tenuto in aula su richiesta della difesa.

Pur tornando a descrivere senza esitazioni il suo aggressore, l’anziano non ha riconosciuto l’imputato tra i sei uomini che gli sono stati mostrati in aula durante il confronto all’americana.  

Avevano tutti la barba e i capelli scuri, erano tutti di bassa statura e sulla trentina. Ma nessuno di loro sarebbe somigliato neanche lontanamente al fruttivendolo ambulante napoletano che, secondo l’accusa, verso le 8,30 del 13 aprile 2018 avrebbe rapinato e picchiato selvaggiamente la vittima assieme a un complice, anche lui indagato, il quale nel frattempo è deceduto.

“Quello che mi ha picchiato non c’è”, ha detto senza pensarci un attimo la vittima, un pensionato 86enne di Orte, che si è costituito parte civile, facendo venire meno la prova regina del processo.

Poco prima dell’aggressione si era fermato con la macchina a comprare tre cassette di frutta sulla provinciale, a circa due chilometri dal paese. Una volta caricata la merce nel portabagagli, però, i due ambulanti napoletani da cui si era servito, lo avrebbero rapinato di 500 euro custoditi nel borsello, col dire che i 10 euro che voleva dargli lui erano pochi. La coppia sarebbe poi scappata a bordo del Fiorino bianco attrezzato a negozio ambulante, non riuscendo però a seminare il pensionato che, per riavere il maltolto, si è messo a inseguirli con la sua Fiat500X “duemila” di colore nero.

Il pensionato fu trovato privo di sensi in un lago di sangue in mezzo alla carreggiata da alcuni automobilisti di passaggio, mentre la sua auto era rimasta sul ciglio della strada col motore acceso e lo sportello di guida aperto. Sul posto accorsero carabinieri e 118. Ai soccorritori indicò due fruttivendoli ambulanti scappati su un Fiorino bianco, successivamente riconosciuti in fotografia.

In aula il fruttivendolo ambulante, difeso dall’avvocato Giuseppe Vincenzo Mauro, era venuto accompagnato dalla penitenziaria, essendo recluso a Mammagialla dal giorno dell’arresto. Dopo un anno e mezzo di carcere, è stato rimesso in libertà seduta stante alla lettura della sentenza.


Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale


La corte della riparazione ha rigettato la domanda, rilevando che l’assoluzione era avvenuta con formula dubitativa e che, nonostante l’esito negativo della ricognizione effettuata durante il dibattimento dalla persona offesa, ciò nondimeno il riconoscimento fotografico, sia nella fase delle indagini, sia a dibattimento, aveva invece avuto esito positivo.

La corte ha inoltre  valorizzato, ai fini del rigetto della domanda, anche la reticenza dell’imputato, che davanti al gip si era avvalso della facoltà di non rispondere.

La difesa ha lamentato che la corte avrebbe negato l’indennizzo senza considerare le risultanze processuali che avevano portato all’assoluzione ed in particolare il fatto che la ricognizione, richiesta dall’imputato sin dalla prima udienza, aveva avuto esito negativo ed il riconoscimento fotografico, effettuato nel corso delle indagini, era stato considerato non affidabile in quanto l’album era stato composto in modo non corretto.

“I giudici – si legge nelle motivazioni della sentenza – sembrano aver considerato la solidità del quadro indiziario al momento della adozione della misura, ovvero un dato che non è rilevante ai fini del rigetto della domanda di riparazione, se non nel caso in cui a tale solidità abbia contribuito con condotta dolosa o gravemente colposa l’indiziato”.

“E’ indubbio che l’iniziale riconoscimento in sede di individuazione fotografica sia stato elemento ritenuto dal gip rilevante a fondare la gravità indiziaria, ma altrettanto indubbio è che detto riconoscimento è condotta che non proviene dal soggetto sottoposto a cautela”.

E ancora: “Per effetto della modifica legislativa, il silenzio serbato dall’indagato ovvero dall’imputato nel corso dell’interrogatorio o esame non può di per sé solo integrare il fattore ostativo al riconoscimento del diritto alla riparazione. Il divieto di valorizzare l’esercizio della facoltà di difendersi tacendo non incontra alcuna imitazione, sicché in nessun caso il giudice della riparazione può fare ricorso a siffatto comportamento difensivo per affermare la sussistenza della condotta ostativa, che dovrà eventualmente essere rinvenuta in altri comportamenti”.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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