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Le botteghe storiche di Viterbo - La storia di Rosetta e del bar che sta in via Mazzini da quasi 100 anni - FOTO

Rosetta Savi: “Sto qui da quando avevo 11 anni e il caffè lo facevo in piedi su una cassetta…”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Rosa Maria Savi, detta Rosetta

Rosa Maria Savi, detta Rosetta


Viterbo – “Sto qui da quando avevo 11 anni e il caffè lo facevo in piedi su una cassetta di legno, perché la macchina stava troppo in alto e non c’arrivavo”. Rosa Maria Savi, per tutti Rosetta, oggi ha 82 anni. E il bar è sempre lo stesso. Il Bar Savi in via Mazzini, Viterbo, la strada che mette insieme porta della Verità con piazza del teatro.

Una via ricca di storia, come il bar che Rosetta apre e chiude ogni giorni, da 71 anni a questa parte. In un quartiere chiuso tra le piazze Dante e Crocetta, con la fontane medievale, di fronte al palazzo dell’ex Carivit, e quella che invece fu di Santa Rosa, e le vie, suffragio, fontanella, di mezzo, sant’Egidio, giglio e della volta buia, che scendono quasi a piombo verso corso Italia e via Marconi dove un tempo c’era il letto dell’Urcionio, il fiume della città dei papi, tombato dal fascismo negli anni ’30 per farci un boulevard.


Viterbo - Il Bar Savi in via Mazzini

Viterbo – Il Bar Savi in via Mazzini


“Alla macchina del caffè non c’arrivano perché c’erano le macchine con la leva – racconta di sé Rosetta -. E stavo sempre con mio padre, a pranzo e a cena. Prima il bar non si chiudeva mai. Neanche di domenica. E anche la mia famiglia abitava qui, sopra gli alimentari di Fernando”, altra storica attività commerciale del quartiere. Uno spazio urbano che ancora oggi racconta la Viterbo di una volta con le sue reti amicali e i suoi legami familiari, in un centro storico semispopolato con una periferia attorno sempre più dilagante in quelle che una volta erano solo campagne.

E il Bar Savi, aperto nel 1946, ma con una storia più antica degli stessi Savi, è un pezzo di questo mondo.


Viterbo – Il Bar Savi


“Mio padre Carlo Savi ha preso il bar nel 1946 – spiega Rosetta -, assieme al fratello Martino. L’attività, all’inizio, si chiamava al Nuovo Bar degli Amici. I due fratelli si sono poi divisi nel 1962 con mio zio che prese il bar di piazza del teatro. Prima di loro, comunque, c’era Petroselli e prima di Petroselli, così si dice, un americano”. Un bar, il Bar Savi, che tra una cosa e l’altra, avrà probabilmente 100 anni. Sempre nello stesso posto. Rosetta conserva ancora una copia dei “giochi proibiti”, elenco che ‘affiggeva al muro solo per chiarire, risalente al 1955: barriera, bassetta, bestia, poker, tre tavolette e mercante in fiera, alcuni dei vietati. Così come, di qualche anno più tardi, incorniciato, un biglietto da visita del padre, col numero di telefono senza prefisso telefonico e 4 cifre. Accompagnato dai sevizi offerti: “sala per rinfreschi, sala da giuoco, televisione, liquori delle migliori marche e buon trattamento”.


Viterbo - Rosa Maria Savi, detta Rosetta, nel 1957

Viterbo – Rosa Maria Savi, detta Rosetta, nel 1957


“Io sono stata sempre in mezzo al bar – prosegue Rosetta -, perché anche mio nonno Paolo Savi ne aveva uno, in via Cardinal La Fontaine, dove adesso c’è la paninoteca. Un’attività aperta dopo aver fatto il capo cameriere da Schenardi a Corso Italia”. 

Il padre Carlo inizia però come barbiere, anche lui al Corso. “Poi quando, durante la guerra, il suo negozio venne bombardato. E con mio zio decisero di prendere il bar in via Mazzini”.


Viterbo - Carlo Savi nel 1957

Viterbo – Carlo Savi nel 1957


Storie di sacrifici e di fatica, nell’incertezza di un secolo fatto di guerre e macerie. Ma anche di scelte personale radicali e decisive. Con l’esigenza impellente di lavorare, quando a disposizione c’erano veramente solo le proprie braccia. E a casa figli da sfamare e anziani che la pensione, in molti casi, nemmeno ce l’avevano.

“Perché ho scelto di fare questo mestiere? Perché – risponde Rosetta – stare a contatto con la gente mi è sempre piaciuto. E poi il quartiere, una volta, era vivo, pieno di persone. Via Mazzini era tutta una famiglia. Quando mio padre andava a Roma a trovare mia madre che stava male, Tavani, titolare di una trattoria che stava poco più avanti, mi portava il pranzo e ogni tanto veniva a vedere come stavo. Poi c’era Augusto il fabbro, che mi ha visto crescere, il calzolaio, chi vendeva acqua e sapone e il tornitore Radames. Anche adesso la via è bella, ci si conosce ancora tutti. Ma prima era tutta un’altra cosa”.

Sul muro del Bar Savi ci sono una serie di foto. Tutte del 1957. La foto di Rosetta a 16 anni, quella del padre e della madre Riccarda Ribeca, la foto di un cliente.

“Mio marito – continua Rosetta – ha fatto il mattonatore tutta la vita. Il bar l’abbiamo gestito io, mio padre e mia sorella Anna Rita. Poi, dal 1981, quando è morto mio padre, siamo state io e mia sorella, insieme per altri 25 anni, quando lei ha deciso di andare in pensione. A quel punto ho dato una ristrutturata e adesso ci lavoro con mia nuora Anna Poleggi. E siamo aperti dal lunedì al sabato, dalle 7 di mattina alle 13 e dalle 15 alle 20”.


Viterbo - Rosa Maria Savi, detta Rosetta

Viterbo – Rosa Maria Savi, detta Rosetta


La ristrutturazione del bar risale agli anni ’80. “Ma è rimasto disposto sempre allo stesso modo”, precisa Rosetta. Ingresso su strada, con due tavoli all’esterno, bancone sulla destra appena si entra e sala da tè all’interno. “Di là c’era anche una grande specchiera che non c’è più, e un’altro locale. Avevamo anche due biliardi, uno per l’americana e uno per la carambola”.

Il ricordo più bello. “Quando ho messo a posto il bar, mi sembrava di ritornare all’inizio dell’attività, quand’ero ragazza. Quando l’ho visto finito per me è stata una gran soddisfazione. Mi veniva da piangere. Era il 1988”.


Viterbo - Il Bar Savi in via Mazzini

Viterbo – Il Bar Savi in via Mazzini


Da allora sono passati più di trent’anni. Un altro mondo. “E’ sempre un bar rionale – sottolinea Rosetta – e il rapporto con la clientela è caratterizzato sempre da rapporti di amicizia. Ma il lavoro che c’era prima, non c’è più e la presenza dei centri commerciali incide notevolmente. Poi adesso le persone chiedono soprattutto caffè, cappuccino, paste. Una volta si vendevano soprattutto mistrà, grappa, amari. E la clientela era fatta in particolar modo da impiegati, operai, muratori”.

Infine la specialità del Bar Savi. Il caffè. Come lo fa? “Decisamente bene – conclude infine Rosetta -. E quando le persone mi dicono: ‘signora che buon caffè’, per me è una grande soddisfazione”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Il bar Savi in via Mazzini


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26 giugno, 2023

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