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Tensioni a San Faustino, Massimo Friano: “L’unica strada possibile è l’integrazione di culture e modalità differenti di vivere”

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Viterbo – “San Faustino, l’unica strada possibile è l’integrazione di culture e modalità differenti di vivere”. Intervista al comandante provinciale dei carabinieri, Massimo Friano, dopo i fatti di domenica sera nel quartiere a nord di Viterbo quando è stato sfiorato lo scontro tra immigrati e residenti e un carabiniere è stato ferito.

“San Faustino – ha detto Friano – è un quartiere che ha una connotazione spiccatamente multietnica con caratteristiche particolari. Noi, come tutti gli attori della sicurezza, auspichiamo che ci siano sempre più delle soluzioni condivise. Un quartiere – ha poi aggiunto – che va compreso e aiutato anche con punti di socialità”. Nel frattempo, “la situazione è abbastanza serena e il carabiniere ferito sta bene”. Mercoledì mattina la riunione in prefettura del comitato ordine e sicurezza pubblica.


Viterbo - Il comandante Massimo Friano

Viterbo – Il comandante dei carabinieri Massimo Friano


Comandante Massimo Friano, qual è la situazione a San Faustino dopo i fatti di domenica sera?
“La situazione è abbastanza serena. Al momento non c’è alcuna ripercussione. Abbiamo monitorato sviluppi di qualsiasi genere e non mi sembra che ci siano delle situazioni che possano rappresentare delle criticità”.

Come è stato possibile, secondo lei, che si sia verificata una situazione simile con diverse persone che in qualche modo si sono fronteggiate al punto che anche un carabiniere è rimasto ferito?
“Dove ci sono dei punti di criticità, che personalmente chiamo ‘faglie’, a volte ci sono delle reazioni favorite da tanti fattori, a volte anche di natura ambientale. Da un lato c’erano dei cittadini che avevano fatto tutto un lavoro di pulizia del quartiere per migliorarne la qualità, dall’altra c’erano più comunità di stranieri che stavano passando la domenica con momento di svago forse un po’ eccessivo rispetto alle aspettative di tranquillità dei residenti, occupando in maniera scomposta degli spazi. Questo è lo scenario di domenica sera a San Faustino da cui poi è nata la chiamata alle forze dell’ordine. Per normalizzare una situazione che sembrava un po’ critica. Poi quando siamo arrivati noi, gli uni e gli altri si sono sentiti quasi in una condizione di potersi sfogare. Da lì, qualche parola di troppo e poi quando due persone si stavano confrontando in maniera accesa con altre persone, siamo dovuti intervenire per calmarli e uno dei due ha esagerato nella reazione. E lo abbiamo portato in caserma”.

Che cosa è successo di preciso quando il carabiniere è stato aggredito?
“Un poliziotto ha cercato di allontanare tra due cittadini extracomunitari che avevano un diverbio acceso con un numero significativo di persone. E questo tentativo di calmarli ha creato la reazione di uno dei due e il militare intervenuto è caduto per terrà bloccandolo. In quel momento c’è stato l’episodio del morso. Questo è il fatto più grave. Sul posto non c’eravamo soltanto noi, ma anche polizia e guardia di finanza. Questo a testimonianza della grande attenzione che c’è sul territorio della città. Portando avanti un’attività preventiva. Nei giorni precedenti, con il comando provinciale e la compagnia di Viterbo, c’era stata invece un’attività più mirata con una serie di servizi con ripetuti risultati operativi. Ad esempio, all’arresto di due spacciatori”.

Che tipo di criticità riscontrate a San Faustino?
“San Faustino è un quartiere che ha una connotazione spiccatamente multietnica con caratteristiche particolari. Noi, come tutti gli attori della sicurezza, auspichiamo che ci siano sempre più delle soluzioni condivise che abbiano l’obiettivo di creare una piattaforma sociale di condivisione. Io penso che l’unica strada possibile è l’integrazione di culture e di modalità differenti di vivere. A San Faustino ci sono poi persone che svolgono lavori di una certa utilità. Molti nelle aziende agricole del territorio. Comunque sia attività che non sono così fortemente remunerate. Persone che non hanno grandi disponibilità economiche, quindi il modo di passare il fine settimana magari è quello che hanno la disponibilità di fare. Personalmente mi auguro che nel tempo si sviluppino anche quei luoghi di socialità anche per marginalizzare comportamenti che non sono corretti. Bivaccare davanti alla chiesa, lasciando poi le bottiglie, è un’abitudine che deve finire. Bisogna far capire che c’è un modo corretto di vivere il territorio rispettandone le leggi. Questo è fondamentale”. 

C’è un problema sicurezza a San Faustino?
“San Faustino è un quartiere che merita tante attenzioni a partire dalla verifica e dalla regolarità della posizione di chi ci abita. Se tutti gli attori fanno in modo che ci sia rispetto della legge, poi questa cosa diventa un’abitudine. Quindi ci vogliono tanta attenzione e tanta comprensione di un quartiere che è fatto di persone diverse l’una dall’altra. San Faustino è una realtà che va compresa e aiutata anche con punti di socialità, rispettando le leggi e le aspettative degli altri residenti. Quindi, penso che l’episodio non vada accresciuto oltre misura, nel senso che il quartiere San Faustino è un quartiere multietnico e in questo contesto c’è anche una parte di viterbesi che hanno tutto il diritto di godersi quella parte della città, accettando in qualche modo il mondo che cambia”. 


Viterbo - Sfiorato lo scontro tra immigrati e residenti a San Faustino - I carabinieri sul posto

Viterbo – Sfiorato lo scontro tra immigrati e residenti a San Faustino – I carabinieri sul posto


Dopo l’episodio di domenica che conseguenze ci saranno?
“Mercoledì mattina ci sarà la riunione del comitato provinciale ordine e sicurezza in prefettura per valutare la situazione e l’accaduto e ascoltare anche le voci dei cittadini che sono importanti, mettendo in campo le risorse necessarie per far sì che episodi simili non si ripetano. Che quelle criticità non sfocino in momenti che non fanno onore a Viterbo che è una città straordinaria, di grande cultura, grande storia e che non merita queste situazioni che vengono ascritti al razzismo, da un lato, o all’intemperanza dall’altro. Ci sono tutte le possibilità per mettere insieme le diverse anime per far sì che dialoghino e non si scontrino”.

Come sta il carabiniere ferito?
“Il carabiniere sta bene. Quello che è accaduto è la conseguenza di un intervento nei confronti di una persona esagitata che ha esagitato. Da parte nostra e di tutte le altre forze dell’ordine c’è grande attenzione anche nelle modalità di intervento. Un lavoro che viene fatto sempre con grande buon senso. E chiunque non sia rispettoso del lavoro che fanno tutti coloro che rappresentano le istituzioni se ne debba poi assumere le responsabilità. I carabinieri, domenica sera, non stavano per la sicurezza degli italiani o di altri, ma stavano lì per la sicurezza di tutti. Fortunatamente tutto è successo senza gravi conseguenze”.

Daniele Camilli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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