Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Luca Zoncheddu (Caritas): "Serve un piano per riqualificare l'area" - Massimiliano Venanzi (Flai-Cgil) e Antonio Biagioli (Uil-Uila): "Una zona punto di riferimento per molti braccianti agricoli, ma per lavoratori mancano autobus e luoghi di aggregazione"

Il deserto del Sacrario… tra incuria, erba alta e fontane senz’acqua

di Daniele Camilli
Condividi la notizia:

Viterbo - Sacrario

Sacrario


Viterbo – Sacrario Viterbo, pensilina, erba e luoghi di aggregazione. La prima è vuota, la seconda alta e dei terzi nemmeno l’ombra. Se poi non bastasse, la fontana dei paracadutisti è senz’acqua, il monumento ai caduti invaso dal verde e le fermate del bus Francigena sotto lo scoppio del sole, d’estate, perché d’inverno sono invece pioggia e freddo a farla da padrone. Ad esempio chi volesse andare a Grotte Santo Stefano, è bene che si metta l’anima in pace, perché prima deve farsi a piedi tutto il vialone che affianca il parcheggio, arrivare fino in fondo e sperare nel bel tempo o in temperature più miti rispetto a quelle degli ultimi giorni.


Viterbo – Sacrario


Sacrario crocevia cittadino. A nord il quartiere multietnico e popolare di San Faustino, verso ovest valle Faul e la strada che porta alle grandi proprietà terriere di Castel d’Asso, a est il teatro e di fronte la porta di piazza del plebiscito che apre alla città dei papi con san Pellegrino e il duomo.


Viterbo - Sacrario - Persone in attesa dell'autobus

Viterbo – Sacrario – Persone in attesa dell’autobus


Sacrario, infine, refugium peccatorum quando si tratta di dare la colpa a qualcuno e quel qualcuno, tra paura sociale e insicurezze percepite, prende poi la forma delle marginalità sociali e le fattezze delle comunità che popolano e caratterizzano la zona. Uomini e donne, immigrati o figli di immigrati, che ormai da anni hanno reso questa parte della città viva dal punto di vista economico, con tutta una serie di attività, sociale e demografico.


Viterbo - Luca Zoncheddu della Caritas

Viterbo – Luca Zoncheddu della Caritas


Eppure, da queste parti, i problemi sono altri. Tali, poi, da condizionare tutto il resto. Una fetta di Viterbo dove è più facile, appunto, prendersela con qualcuno piuttosto che fare qualcosa. E le cose da fare non sono poche.


Il segretario generale della Uila Antonio Biagioli

Il segretario della Uila Antonio Biagioli


“Dobbiamo lavorare per creare comunità con progetti che impattano sulla povertà educativa – dice il direttore della Caritas diocesana, Luca Zoncheddu -, e serve un piano infrastrutturale per riqualificare maggiormente questa zona”. La Caritas ha aperto un centro d’ascolto, proprio a ridosso del Sacrario, quasi un paio di anni fa. Qui ci sono uno sportello dedicato alla famiglia, un altro agli immigrati, sostegno a chi cerca un lavoro e un’aula attrezzata dove fare iniziative oppure studiare. Da qui, alla fine dell’anno scorso, è partito il progetto S-nodi, un laboratorio e al tempo stesso una rete tra diverse realtà sociali per trasformare i luoghi in comunità di apprendimento attraverso la cultura e l’animazione del quartiere San Faustino, investendo soprattutto sulle nuove generazioni.


Viterbo - Massimiliano Venanzi della Flai Cgil

Viterbo – Massimiliano Venanzi della Flai Cgil


Al Sacrario i luoghi di aggregazione mancano. Con un po’ di verde, qualche albero e acqua pubblica da bere se si ha sete. Al loro posto piazze di sampietrini, caduti, largo Benedetto Croce, dove i bambini giocano. Con i genitori costretti a drizzare sempre le antenne perché lì vicino c’è via Marconi con le macchine che vanno e vengono. L’unico posto sicuro è piazza Unità d’Italia, imbucata tra il parcheggio a pagamento, dove una volta si faceva il mercato, e via Ascenzi.

Mancano poi i bagni pubblici. Una volta ce n’erano addirittura due, uno vicino al supermercato, l’altro incastonato in un anfratto della fermata dei bus Francigena. Entrambi chiusi, entrambi abbandonati a se stessi. Il tetto di quello vicino al supermercato è pure pieno d’erba e lasciato andare al degrado. Erba che non manca neanche sulla collinetta che porta a San Faustino o sulla rampa di scale che sale verso l’asilo nido comunale.


Viterbo - Sacrario - La fontana dei paracadutisti

Viterbo – Sacrario – La fontana dei paracadutisti


C’è poi quella che una volta era una fontanella d’acqua a ridosso di via Emilio Bianchi. Adesso è solo un tronco di ferro piantato a terra. Oppure l’opera A12, un sistema sonoro a forma di megafono che avrebbe dovuto permettere a chiunque avvicinasse il proprio orecchio di sentire lo scorrere dell’Urcionio, il fiume della città, visibile fino agli anni ’30, che passa ancora sotto via Marconi e il Sacrario. Un’opera coperta dall’erba e vittima anch’essa dell’incuria.


Viterbo - Sacrario - Pensilina

Viterbo – Sacrario – Pensilina


Vuota invece la Pensilina, pensata per eventi e mostre e finanziata, più di dieci anni fa, con i fondi europei del Plus. Accanto l’ufficio turistico, perfettamente funzionante, ma sfruttato, all’esterno, soprattutto da chi aspetta l’autobus, e più che altro per l’ombra che proietta. L’altra istituzione culturale della zona è infine la chiesa degli Almadiani, aperta solo per esposizioni e convegni. Per il resto, la porta resta chiusa.


Viterbo - Sacrario - Bagni pubblici

Viterbo – Sacrario – Bagni pubblici


“Il Sacrario – fanno notare Antonio Biagioli e Massimiliano Venanzi, rispettivamente segretari territoriale e organizzativo della Uil-Uila e Flai Cgil, sindacati degli operai agricoli – è un punto di riferimento importante per i lavoratori del quartiere San Faustino e non solo. Prevalentemente braccianti stranieri, vale a dire oltre il 50% della forza lavoro delle campagne. Persone che partono da qui per andare a lavorare. Persone che da queste parti abitano e che, quando non lavorano, vorrebbero passare il proprio tempo libero in pace. Ma posti dove andare non ci sono. Quando poi si ritrovano in qualche bar del posto vengono presi di mira o peggio ancora allontanati”.


Viterbo - Sacrario - Capolinea autobus Francigena

Viterbo – Sacrario – Capolinea autobus Francigena


“E se non bastasse – fanno notare i due sindacalisti – dal Sacrario partono i bus della Francigena. Autobus che però, a Castel d’Asso, dove va a lavorare il grosso dei braccianti che abitano da queste parti, non c’arrivano, costringendoli a prendere la bicicletta, e farsi 10 chilometri prima di arrivare, o farsi dare un passaggio. Una cosa assurda. Quando invece basterebbe pensare ad una linea dedicata ai lavoratori. In una zona abitata e vissuta soprattutto dalle loro famiglie. Famiglie dimenticate in mezzo al deserto del Sacrario”.

Daniele Camilli


Condividi la notizia:
17 luglio, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/tag/renzo-trappolini/