Viterbo – Polizia e ambulanza a San Faustino – foto di repertorio
Viterbo – È uscito dal carcere dopo meno di un mese, su disposizione del tribunale di sorveglianza di Roma, il padre viterbese di 42 anni che nella mattinata di venerdì 30 giugno, in un appartamento del quartiere San Faustino, ha litigato in maniera feroce col figlio, finito al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle dove è stato medicato con una prognosi di 40 giorni.
Il genitore è uscito dal carcere, ma gli sono stati confermati gli arresti domiciliari nella sua abitazione di San Faustino, dove stava già scontando una condanna a nove mesi di reclusione quando ha massacrato di botte il figlio di 23 anni, facendo scattare l’aggravamento della misura.
Nonostante il figlio non abbia sporto querela nei confronti del genitore, inoltre, il 42enne è stato sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa e in caso di incontro occasionale il padre dovrà tenersi ad una distanza dal figlio non inferiore a 30 metri. Nel frattempo è emerso che a scatenare la sanguinosa reazione paterna sarebbe stato un litigio tra il giovane e la compagna del genitore.
Il 23enne, picchiato con un bastone o comunque con un oggetto contundente, in base al referto dei sanitari di Belcolle, avrebbe riportato “avulsioni multiple di denti all’arcata superiore” e anche “ferite da morso su varie parti del corpo”, tra cui una mano e un orecchio. Il padre deve rispondere di lesioni gravi.
Erano circa le 12,35 del 30 giugno quando è scattato l’allarme e sul posto si è precipitata la polizia, trovando sia il padre che il figlio con vistose ferite al volto ed escoriazioni varie, giustificate da entrambi con una univoca versione, vale a dire una colluttazione generata da una lite, durante la quale se le erano date reciprocamente. Movente, per l’appunto, una discussione tra il 23enne e la compagna del padre.
La polizia, lo stesso giorno, ha notificato al 23enne, destinatario di una nota di rintraccio, il provvedimento del Daspo “Willy” per le sue intemperanze. Poche settimane fa era davanti al gup per il pestaggio di un senegalese, al quale ha dato tra l’altro del “negro di merda”, motivo per cui, oltre alle lesioni, gli è stata contestata anche l’aggravante dell’odio razziale. L’aggressione risale al 5 maggio 2022 ed è stata messa a segno dal 23enne con altri giovani non identificati in pieno centro, dopo avere intercettato la vittima al Sacrario.
Il tribunale di sorveglianza, cui ha presentato istanza il difensore Luigi Mancini, rigettando la richiesta di revoca dei domiciliari, ma revocando la misura della custodia cautelare in carcere, sottolinea: “Appare maggiormente adeguato al fatto ed alla posizione personale del padre consentire al medesimo di non rientrare in detenzione intramuraria pregiudicando interamente il percorso finora svolto, tenuto anche conto del fatto che il figlio non convive con il prevenuto, ma si trovava eccezionalmente nella medesima abitazione”.
I giudici ritengono inoltre che “il periodo di carcerazione subito in seguito alla sospensione della misura abbia avuto indubbia efficacia deterrente”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
