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Bastonate ai figlioletti in tenerissima età e alla moglie, condannato a due anni e 8 mesi di reclusione

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Il giudice Jacopo Rocchi

Il giudice Jacopo Rocchi

Dominga Martines

Dominga Martines

Domenico Gorziglia

Domenico Gorziglia

Viterbo – (sil.co.) – Avrebbe preso a bastonate i figlioletti che oggi hanno 8 e 5 anni e la moglie 34enne, costretta anche a subire atti sessuali contro la sua volontà, ieri è stato condannato a due anni e otto mesi di reclusione in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Jacopo Rocchi.

Imputato l’uomo che tra il 2017 e il 2020 avrebbe preso a bastonate i figlioletti in tenerissima età e la giovane moglie oggi 34enne, la quale sarebbe stata anche costretta ad avere rapporti sessuali con la forza dal marito. “Stai zitta, cagna maledetta”, avrebbe apostrofato regolarmente la donna. Avrebbe invece minacciato e picchiato sia lei che i bambini tramite alcuni bastoni di legno usati per il caminetto.

Soprusi e vessazioni sarebbero andati avanti dal 2017 al 6 novembre 2020, quando nell’abitazione della coppia è intervenuta la squadra mobile, che ha condotto le indagini coordinate per la procura dalla pm Conti. E’ stato quindi disposto l’allontanamento del 33enne dalla casa familiare, seguito dall’aggravamento della misura con la misura di custodia cautelare in carcere. 

A chiedere il “processo subito”, il 7 dicembre 2020, è stata la pm Paola Conti, al termine di indagini lampo scattate il precedente 6 novembre e condotte nel giro di un mese dalla squadra mobile.

Per l’uomo, un 33enne d’origine dominicana, l’ennesima misura cautelare risale al 19 ottobre 2021, quando è stato arrestato dalla squadra mobile per essersi presentato fuori scuola del figlioletto con la scusa di fargli gli auguri di compleanno. Con sé avrebbe avuto un disegno che voleva regalare al piccolo, ma non avrebbe fatto neanche in tempo a salutarlo da lontano. E’ stato rimesso in libertà a gennaio 2022, dopo tre mesi.

Le manette sono scattate in seguito all’inasprimento della normativa contro i femminicidi e l’escalation di delitti in ambito familiare, avendo violato il divieto di avvicinamento cui era sottoposto da novembre 2020. Divieto che aveva già violato, motivo per cui a gennaio 2021 era scattato un primo aggravamento della misura con la custodia cautelare in carcere. 

Davanti al collegio del tribunale di Viterbo doveva rispondere di maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale aggravati. L’imputato è difeso da Domenico Gorziglia.

La moglie è parte civile con l’avvocato Dominga Martinez: “Ci tengo a ringraziare il centro antiviolenza Penelope, cui la mia assistita si è rivolta, le cui operatrici si sono fatte in quattro, sia psicologicamente che materialmente, per sostenerla i un momento drammatico della sua vita, dal quale è uscita grazie a se stessa che ha trovato il coraggio di reagire e anche grazie al loro aiuto, che si è rivelato indispensabile”.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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