Santa Marinella – Caso Tidei, il legale difensore sulla diffusione dei filmati “hard”: “Fatto di enorme gravità”. L’avvocato Lorenzo Mereu: “Vi è stato un enorme errore nel consentire agli indagati di avere a disposizione atti del giudizio estranei ed irrilevanti per la loro difesa”.
Il legale Lorenzo Mereu
Sulla vicenda che riguarda il sindaco Pietro Tidei, al centro dell’attenzione mediatica per dei filmati a luci rosse che sarebbero stati diffusi da un indagato in relazione ad un’inchiesta per presunta corruzione, interviene il legale difensore del sindaco. “Quello che è accaduto e sta accadendo è un fatto di enorme gravità e a pensarci bene, può accadere a tutti: chiunque, pur adottando comportamenti corretti può, indirettamente, essere trasformato in vittima di chiunque usi un’indagine da cui sono sfuggiti inavvertitamente segreti per avvalorare qualsiasi tesi o muovere qualsiasi accusa sul piano privato.
Il compito della giustizia è quello però di impedire che tali aspetti possano essere diffusi urbi et orbi, come invece è tristemente accaduto in questo caso”. Secondo l’avvocato “vi è stato un enorme errore nel consentire agli indagati di avere a disposizione atti del giudizio estranei ed irrilevanti per la loro difesa ma assolutamente necessari, dal loro punto di vista, per denigrare non solo un avversario politico ma colui che con coraggio ha denunziato le loro malefatte”.
Il legale fa anche una cronistoria dei fatti avvenuti: “Il sindaco Pietro Tidei nel 2022 denunzia un tentativo di corruzione che coinvolge alcune persone che rivestono anche ruoli istituzioni e politici. La procura della Repubblica inizia le indagini e nell’ambito di tale attività dispone, tra gli altri mezzi di ricerca della prova, l’intercettazione ambientale che viene eseguita anche dentro alcuni locali del comune di Santa Marinella.
Tramite l’intercettazione ambientale vengono captati, come sempre accade, sia elementi utili di indagine e sia fatti totalmente inutili (che riguardano persone terze). Tra le intercettazioni di fatti inutili ed estranei all’attività di indagine vi sono i famosi video di cui si sta parlando freneticamente in questi giorni.
Dopo la chiusura delle indagini (che presuppone, sotto il profilo tecnico processuale, l’intenzione del pm di procedere penalmente nei confronti dei soggetti indagati) il pm mette a disposizione degli indagati i file di indagine da lui ritenuti utili e pertinenti al processo.
Dopo questo passaggio vi è stato nel caso in esame, un corto circuito: non si è in grado di comprendere bene quello che è successo perché ancora la persona offesa dai reati, il sindaco Tidei, non ha ricevuto alcun atto che gli consenta accedere al fascicolo di indagine e quindi di controllare e comprendere quello che realmente accaduto”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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