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“Mio marito ha trovato il compagno di cella impiccato con un lenzuolo intorno al collo…”

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla


Viterbo – Un detenuto morto, altri due che hanno tentato il suicidio e altri ancora che hanno appiccato un incendio in cui alcuni agenti di polizia penitenziaria sono finiti intossicati. È il tragico bilancio degli ultimi giorni al carcere di Mammagialla, dove la situazione è sempre più pesante a causa del personale che scarseggia e del numero troppo alto di detenuti presenti.

I posti disponibili sarebbero 400 ma attualmente le persone recluse all’interno della struttura sono circa 630. Per quanto riguarda il personale, secondo le stime dei sindacalisti Maffettone (Sinappe), Carrano (Uilpa), Bernabucci (Uspp), Orlandi (Fns Cisl) e Vinciguerra (Fp Cgil), si parla di 100 unità in meno rispetto all’organico previsto.

La situazione è difficile per chi ci lavora ma anche per chi nel carcere ci vive. Senza dimenticare chi il carcere è costretto a viverlo per via di un famigliare che si trova all’interno con una pena da scontare. Tra queste persone c’è Francesca (nome di fantasia), moglie di un detenuto che nei giorni scorsi ha salvato la vita al compagno di cella che ha tentato il suicidio.

Francesca, com’è la situazione all’interno del carcere?
“Più si va avanti e più diventa tragica. Il personale è poco, i detenuti sono tantissimi e la situazione è insostenibile”.

Suo marito ha sventato un tentativo di suicidio. Com’è andata?
“Nei giorni scorsi è morto un uomo e ci sono stati addirittura due tentativi di suicidio. Uno dei due è un ragazzo che divide la cella con mio marito. Il giovane è andato in bagno e poco dopo mio marito ha sentito qualcosa cadere. È corso nell’altra stanza e lo ha trovato impiccato con un lenzuolo intorno al collo. Fortunatamente è riuscito a tirarlo giù e lo ha salvato”.

Come è finita?
“Mio marito ha chiamato la direzione. Per lui è stato un duro colpo ma è felice di aver salvato una vita. Nei prossimi giorni gli verrà riconosciuto un encomio”.

Nel carcere ci sono altre cose che non funzionano?
“I citofoni sono rotti e i detenuti nei casi di emergenza non riescono a contattare la direzione in maniera rapida. C’è poi la questione relativa alla tempistica delle domande che per essere accolte hanno bisogno di mesi. La cosa principale, però, è la mancanza di personale”.

Il rapporto tra detenuti e personale è buono?
“Sì. La maggior parte dei dipendenti sono brave persone e il rapporto non è affatto male”.

Quanto influisce la mancanza di personale nell’andamento della struttura?
“Purtroppo influisce tanto e in maniera negativa. Le risorse lavorative sono poche e molto spesso non sono sufficienti per tenere a bada il gran numero di detenuti”.

La situazione è difficile anche per i famigliari.
“È vero. Anche viverla da fuori non è facile. Ci sono solamente sei ore al mese di colloqui che in rapporto sono poco più di un’ora a settimana. Le chiamate sono una al giorno e durano dieci minuti esatti”.

Samuele Sansonetti


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