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Viterbo - In una lettera, così come riferisce il quotidiano, la denuncia dei reclusi dopo la morte di un loro compagno: "Con cure adeguate poteva essere salvato"

“Qui è un gulag staliniano”, il grido dei detenuti di Mammagialla finisce sul Dubbio

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Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – Il carcere Mammagialla

Viterbo – Mammagialla, il grido dei detenuti finisce sul Dubbio: “Qui è un gulag staliniano”.

A riportare la lettera che i reclusi del carcere viterbese avrebbero inviato alla direttrice dell’istituto e al Garante nazionale delle persone private della libertà, è proprio il giornale online IlDubbio.news. Nel documento i detenuti denuncerebbero le loro condizioni di reclusione e soprattutto darebbero una spiegazione alle violenze e ai disordini che si sono registrati sabato scorso all’interno dell’istituto. Quando un detenuto è morto e un altro è stato salvato dagli agenti della polizia penitenziaria da un tentativo di suicidio. 

“I ristretti della sezione del carcere Mammagialla di Viterbo – si legge nell’articolo pubblicato dal Dubbio -, hanno rivelato che ad innescare questa protesta è stato il rifiuto di fornire cure mediche a un detenuto che aveva vomitato sangue per tre giorni consecutivi. La mancanza di assistenza medica ha spinto i detenuti a non rientrare nelle loro celle per cercare di ottenere aiuto per il compagno malato. Questo episodio evidenzierebbe una grave mancanza di rispetto per il diritto fondamentale alla salute. Inoltre, i detenuti lamentano un deterioramento generale delle condizioni nel carcere di Viterbo durante gli ultimi due anni, paragonandolo a un “gulag staliniano” da “dove si entrava vivo e non si usciva nella stessa modalità”.

La richiesta principale dei detenuti – prosegue l’articolo -, è il rispetto dei loro diritti alla salute e all’assistenza medica, che sembra essere stato negato a causa dell’incompetenza e della mancanza di volontà di alcuni operatori sanitari. Purtroppo, eventi successivi hanno confermato la validità delle loro preoccupazioni, con un tentato suicidio e la tragica morte di un detenuto bengalese, che – a detta dei detenuti – era stato precedentemente segnalato come ammalato, ma non curato. La morte del ristretto bengalese è stata classificata come “naturale”, ma i detenuti sostengono che con cure adeguate avrebbe potuto essere salvato”.

Nella lettera, citata dal Dubbio, i detenuti non mancherebbero di mostrare comprensione anche per le condizioni di lavoro degli agenti di polizia penitenziaria. “Anch’essi sono vittime di un sistema carcerario malato – si legge nell’articolo -. Tuttavia, chiedono che le loro gravi preoccupazioni non vengano semplicemente sopite mediante i soliti trasferimenti dei detenuti ritenuti scomodi. La denuncia dei detenuti del carcere di Viterbo è un grido disperato per il rispetto dei diritti umani”. 


– Uspp: “Notte da incubo a Mammagialla, morto un detenuto e uno salvato da un tentativo di suicidio”


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13 settembre, 2023

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