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Vetralla – (sil.co.) – Si è concluso dieci anni dopo i fatti con il proscioglimento dell’imputato il processo a un giovane di Vetralla, difeso dall’avvocato Antonella Fiore Melacrinis, denunciato per maltrattamenti in famiglia da una coetanea con cui avrebbe convissuto a singhiozzo per un brevissimo periodo, tra la vigilia di Natale 2013 e l’inizio di marzo 2014.
Un processo dalla vita travagliata, dopo il rinvio a giudizio nel lontano giugno 2017, sospeso a marzo 2018 per verificare, su richiesta della difesa, le condizioni dell’imputato, vittima di un gravissimo incidente due anni dopo le denunce, in seguito al quale è stato a lungo in coma, che gli ha lasciato dei vuoti di memoria.
Dopo una lunga sospensione, il 19 gennaio 2020 è arrivato il via libera della psichiatra Cristiana Morera, secondo la cui perizia il giovane si era ripreso e poteva stare a processo. Solo il 24 ottobre di tre anni fa sono stati sentiti i primi testimoni.
Il presunto aguzzino, dopo una prima denuncia seguita da un’apparente riconciliazione, avrebbe costretto con botte e minacce la parte offesa a trasferirsi da lui, la avrebbe tenuta reclusa in casa e privata del telefonino. Fino a quando lei non sarebbe riuscita a mandare una disperata richiesta di aiuto tramite un sms alla madre (“aiuto, mi costringe a vivere con lui”) cui la donna ha risposto “ti portiamo le medicine”. Le “medicine” erano i carabinieri, con cui i genitori, alla luce della precedente denuncia, si sono presentati sotto casa dell’imputato.
La difesa, martedì durante la discussione davanti al collegio, ha sottolineato per l’ennesima volta come, in base alla testimonianza, sia emersa una brevissima convivenza. La coppia sarebbe stata sotto lo stesso tetto per non più di 10-20 giorni. Abbastanza per fare male, secondo l’accusa, che a suo tempo ha depositato un album fotografico delle lesioni. “Mia figlia aveva ematomi e contusioni sul lato destro del corpo, alla coscia e anche alla clavicola. Ci ha detto che lui la picchiava sempre e che una volta l’aveva presa a calci e pugni sulla strada di Tre Croci”, ha spiegato il padre durante il processo.
Uno dei militari della stazione di Vetralla piombati a casa dell’uomo dopo l’allarme dei genitori, verso le due di pomeriggio del 4 marzo 2014, ha confermato: “I genitori ci hanno chiamato dicendo di temere per l’incolumità della figlia e del nipotino e che si stavano precipitando nell’abitazione dell’uomo per portarli in salvo. Al nostro arrivo il piccino era già al sicuro in braccio alla nonna e poco dopo è arrivato sul posto anche il padre. Il bimbo era tranquillo, giocava, correva, rideva. La madre, invece, era in casa con l’imputato in stato di grande agitazione”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
