Viterbo – (sil.co.) – Ex avvocato a processo per circonvenzione di incapace, vittima un disabile orfano della madre. Già radiato dall’albo, l’imputato avrebbe cercato di sottrarre alla parte offesa il risarcimento cui è stata condannata una clinica viterbese per la morte della mamma.
È stato rinviato a giudizio ieri dal gup Rita Cialoni e il processo si aprirà a luglio davanti al giudice Jacopo Rocchi, l’ex legale radiato dall’albo che avrebbe continuato a spacciarsi per avvocato.
Il pubblico ministero Eliana Dolce ne ha chiesto il rinvio a giudizio per circonvenzione aggravata di incapace, ma per due anni è risultato irreperibile, fino a quando, lo scorso mese di maggio, il gup Cialoni non ha disposto nuove ricerche nel capoluogo, dove la sua presenza è stata indicata dai difensori della parte offesa.
Sono passati nel frattempo oltre sei anni da quando, all’inizio di maggio del 2017, l’ex avvocato, nel frattempo ottantenne, avrebbe cercato di sottrarre alla vittima, afflitta da problemi psichici, decine di migliaia di euro, pretesi per l’attività legale esercitata contro una casa di cura viterbese relativa alla denuncia penale di omicidio colposo in danno della madre della parte offesa.
All’udienza dello scorso 9 maggio, su richiesta dell’avvocato Federica Porroni, difensore di parte civile della vittima, il giudice Cialoni ha disposto ulteriori ricerche, concentrate nel capoluogo, sospendendo il processo e rinviando l’udienza a ottobre. “Incredibilmente, nonostante l’imputato sia persona nota a tutti, stia a Viterbo e sia spesso presente anche nei corridoi del palazzo di giustizia è risultato essere irreperibile”, ricorda la legale di parte civile della vittima.
L’imputato deve rispondere del reato di circonvenzione aggravata di incapace perché, “al fine di procurare a se stesso un ingiusto profitto, abusava dello stato di infermità-deficienza psichica della parte offesa e abusando della sua influenza riferendo falsamente di essere avvocato pur essendo stato già radiato dall’albo, lo induceva a compiere atti comportanti effetti giuridici dannosi per lui e per gli altri”.
La vittima, secondo l’accusa, avrebbe in pratica sottoscritto un atto privato “in cui cedeva il credito pro solvendo relativo al 50% di quanto liquidato in sentenza del 3.01.2012 pari ad euro 471.150 oltre gli interessi legali dal 1.01.2003 e l’intero importo delle spese legali liquidate pari ad euro 10.500 oltre il rimborso forfettario”, credito relativo a tutta l’attività esercitata dall’avvocato contro una casa di cura viterbese relativa alla denuncia penale di omicidio colposo in danno della madre della parte offesa.
Il tutto, come si legge nell’imputazione,”nonostante alla data della sentenza fosse già stato radiato dall’albo degli avvocati e nonostante la stessa parte offesa fosse stata riconosciuta a titolo di risarcimento dei danni solo l’importo di euro 190.918,16 in data 30.06.2017, con l’aggravante di aver provocato un danno di rilevante entità e aver commesso il fatto abusando delle relazioni personali intercorse con la parte offesa”.
– Ex avvocato accusato di circonvenzione di incapace, ma da due anni è “irreperibile”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

