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Viterbo – (sil.co.) – Moglie accusata di avere fatto morire il marito di crepacuore, secondo il medico legale che ha eseguito l’autopsia per la procura un “trauma emozionale” dietro il decesso. Vittima un’ottantenne cardiopatico deceduto dopo una lite. Accusata di omicidio colposo la vedova, ex badante di famiglia. Prima del malore che gli è stato fatale, l’avrebbe rincorsa attorno al palazzo.
Avrebbe rincorso la moglie attorno al palazzo dove la coppia conviveva, nell’immediata periferia del capoluogo, prima di fare ritorno a casa dove è stato trovato riverso esanime dai carabinieri e dal personale del 118. I militari sono intervenuti su richiesta della stessa donna, che aveva riferito di un litigio in famiglia.
È la vicenda del marito ottantenne il cui decesso per arresto cardiocircolatorio risale alla sera di San Valentino dell’anno scorso.
Secondo gli investigatori e i figli della vittima, assistiti dall’avvocato Pier Paolo Grazini, il marito, un uomo divorziato che l’aveva sposata in seconde nozze, sarebbe morto di “crepacuore” in seguito al litigio con la moglie, ex badante sessantenne d’origine ucraina di un familiare, a conoscenza delle patologie cardiache dell’anziano.
Motivo per cui la procura, alla luce dell’esito dell’autopsia esguita dal medico legale Benedetta Baldari, ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo della vedova. La donna è difesa dall’avvocato Samuele De Santis.
Nonostante i sospetti iniziali, sarebbe da escludere che dietro il diverbio possa esserci un movente di carattere economico. Uno dei figli, in particolare, nell’immediatezza avrebbe riferito che il padre, che al momento dei soccorsi era in pigiama e pantofole, chiamandolo al telefono poco prima della tragedia, gli avrebbe detto che la moglie, dopo una discussione, si era allontanata con una somma tra i 5mila e i 9mila euro che lui avrebbe custodito in un cassetto.
Uno dei militari intervenuti avrebbe effettivamente visto la donna consegnare alla figlia un borsello di colore rosso, al cui interno sono stati trovati 600 euro, cifra corrispondente a quanto indicato dalla moglie, prima di salire sull’ambulanza che l’avrebbe condotta in preda a una crisi ipertensiva al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove ha rifiutato accertamenti radiologici e anche l’attivazione del percorso rosa.
L’autopsia, disposta dalla procura si è tenuta il 17 febbraio 2022 presso la sala settoria del cimitero di San Lazzaro, confermando la tesi di un’insufficienza cardiocircolatorio acuta, in soggetto affetto da cardiopatia ischemica cronica con coronaropatia trivasale – portatore di due bypass cardiaci – ed insufficienza renale.
“Appare verosimile – si legge nella relazione medico legale – ritenere che il decesso possa essere avvenuto subito dopo un litigio con la coniuge, che avrebbe determinato uno stato emotivo rilevante, con conseguente decesso (…) in altre parole, lo stato emotivo si sarebbe inserito su un substrato costituito da una grave cardiopatia in stato fibrotico che avrebbe concausalmente determinato il decesso”.
La dottoressa Baldari però avverte che “la morte va ricondotta nell’ambito più generale dei cosiddetti traumi psichici (o emozionali), con tutte le implicazioni che ne conseguono, sul piano della ricostruzione del nesso causale”, sottolineando come “la problematica dei traumatismi psichici e della loro idoneità alla produzione di determinati eventi è stata e continua ad essere ampiamente dibattuta dalla letteratura giuridica e medico-legale”.
– Marito muore di “crepacuore” dopo un litigio, indagata per omicidio colposo la moglie
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

