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Viterbo – (sil.co.) – Carabinieri arrestati a Piacenza, chiuse le indagini per diffamazione aggravata a carico di 9 utenti di Facebook, tra i quali un 38enne residente in provincia di Viterbo, difeso dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli. Contro di loro ha sporto denuncia un maresciallo maggiore, indicato come parte offesa, che potrebbe adesso costituirsi parte civile in caso di rinvio a giudizio.
Al centro l’operazione Odyssèus sfociata a luglio 2020 nell’arresto di sei carabinieri e nel sequestro della caserma Levante, accusati di una sfilza di reati gravissimi come spaccio, corruzione, abuso d’ufficio e tortura, commessi in particolare durante il lockdown, al termine di una lunga indagine coordinata dai magistrati Matteo Centini ed Antonio Colonna.
Il 38enne residente nel Viterbese, in particolare, il 26 luglio 2020, quando esplose il caso, avrebbe commentato “Merde”, “comunicando con più persone attraverso il social Facebook”, come si legge nel 415 bis recapitato agli indagati dal pm Matteo Centini della procura di Piacenza. Tutti e nove sono accusati di avere postato frasi ” su pagine condivise quali ‘Angeli chiamati Carabinieri’ e ‘Donne dei Carabinieri'”, commentando “pagine condivise sul medesimo social”.
I commenti rivolti agli arrestati vanno da “Merde”, il più utilizzato, a “Ma ne avete ancora? Suini”, “Non sei degno della divisa che porti…tanti tuoi colleghi rischiano la vita ogni giorno per onorarla … che schifo”, “Pagliacci”, “Fa pure sesso con un trans che gli ha detto pure che ha l’Hiv. Spero tu l’abbia preso, perché gli hai detto di farlo senza protezioni”, “Maiali del cazzo. Avete sporcato la divisa di chi fa il vero dovere. Poi mi mettete l’articolo se mi trovate con una canna addosso. Maiali, dovete fare una brutta fine”, “Verme te la sei goduta fino adesso, io ti darei l’ergastolo senza sconti, ora spaccia fai festini orge ammazza di botte e fai la bella vita in galera, spero ti diano a te e agli altri il massimo e che per la vergogna ti ammazzi in carcere”.
Lo scorso 4 ottobre, nel frattempo, la cassazione ha confermato il reato di tortura per i tre militari che ne erano accusati. Ha invece disposto l’annullamento con rinvio ad altra sezione della corte d’appello di Bologna per la rideterminazione della pena per il maresciallo maggiore e altri.
Il maresciallo maggiore presunta vittima di diffamazione, in particolare, aveva proposto ricorso contro la condanna a un anno, 8 mesi e 20 giorni in secondo grado, con pena sospesa, rispetto ai 4 anni di reclusione del primo grado.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


