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Coppia di anziani truffata per 15mila euro, patteggia un anno il bandito maggiorenne

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Viterbo - Polizia - I soldi restituiti ai due anziani

Viterbo – Polizia – I soldi restituiti ai due anziani


Acquapendente – Ha patteggiato un anno di reclusione con lo sconto di un terzo e la sospensione della pena il maggiorenne campano che assieme a un corregionale minorenne ha messo a segno una truffa da 15mila euro ai danni di una coppia di anziani di Torre Alfina, frazione di Acquapendente, sventata lo scorso 4 ottobre dalla polizia che ha arrestato in flagranza entrambi i responsabili, mentre sul posto si precipitavano i carabinieri, allertati dai familiari delle vittime.

Per il minorenne, che si era fatto consegnare materialmente il denaro, a metà ottobre è scattata la misura del collocamento presso una comunità della provincia di Napoli. Mentre il maggiorenne, dopo la convalida dell’arresto e l’applicazione dell’obbligo di dimora nel comune di residenza in Campania, è stato processato ieri dal giudice Daniela Rispoli del tribunale di Viterbo, che ha accolto la richiesta di patteggiamento a un anno, con lo sconto di un terzo della pena del rito, concordata dal difensore Ottavio Maria Capparella con il pm Paola Conti.

“Il malvivente era scappato con i soldi, in poco tempo è stato individuato e la somma recuperata. Grazie a polizia e veri carabinieri”, ha scritto qualche giorno dopo a Tusciaweb Orietta Galli, figlia delle vittime, una coppia di anziani cardiopatici, 91 anni lui e 85 anni lei, raccontando l’accaduto.

“Erano circa le 13 del 4 ottobre quando mia madre ha ricevuto una telefonata da un uomo che si spacciava per un maresciallo dei carabinieri. L’uomo ha iniziato ad intimorire la mamma dicendo che mio fratello aveva avuto un incidente nel quale era stata coinvolta una signora che viaggiava in un’auto con a bordo un bambino”, spiega Orietta Galli.

“Il bambino, stando a quanto riferitole, era grave e se lei non avesse dato nelle mani di un altro personaggio la somma di denaro molto consistente e richiesta, mio fratello sarebbe stato arrestato. Sottolineo che l’uomo ‘maresciallo’ conosceva sia il nome di mio fratello che quello. Mia madre, a quel punto, ha chiesto di parlare con mio fratello, ma quando ha sentito la voce, ha capito che non era lui, facendolo presente. Il malvivente ha così risposto che mio fratello aveva la voce diversa perché sotto shock dopo l’incidente e che presente insieme a lui c’ero anche io”.

“Mia mamma, anziana di 85 anni – prosegue il racconto della donna –  era disperata per quanto le stavano raccontando. Pur avendo intuito che si trattava di una truffa, ha comunque preparato i soldi. Io, che nel frattempo stavo tornando a casa, stavo provando a chiamarla, come sono solita fare. Il telefono era sempre occupato. Mia madre, cercava di contattare me, mio fratello e i nipoti, ma ogni volta rispondeva il fantomatico maresciallo. Qualche minuto dopo la chiamata, hanno suonato alla porta di casa. Si presenta un ragazzo, che prende i soldi e fugge. Poco dopo sono arrivata io. A quel punto la mamma, disperata e cardiopatica così come mio padre di 91 anni, capisce tutto”.

“Ho allertato subito un mio amico carabiniere. Mentre il telefono di casa continuava a squillare. Ma da quel momento in poi, a rispondere sono stata io. Il delinquente continuava a spacciarsi come maresciallo, io cercavo di intrattenerlo al telefono fisso mentre ero in contatto con i carabinieri. Quelli veri. Agganciava, poi richiamava. Una volta raccontava di essere della compagnia di Viterbo, poi di Orvieto. Non ho esitato a trattarlo male, chiedendo più volte il suo nome. Dopo varie richieste mi ha detto di chiamarsi Carlo, ma sul cognome ho ricordi molto più vaghi. Allertate le forze dell’ordine di Montefiascone, da lì a poco sono arrivati i carabinieri della stazione di Grotte di Castro. Ma nell’attesa, continuavano ad arrivare chiamate al numero fisso, sempre la stessa voce, sempre lui. Ho cercato di farlo parlare il più possibile, chiedendo altre notizie”.

“Dopo qualche minuto sono giunti sul posto i carabinieri, che hanno iniziato a fare domande alla mamma per ricostruire quanto accaduto. Di lì a poco hanno poi suonato alla porta. Era la squadra mobile di Viterbo. Un ispettore e un’ispettrice, che hanno mostrato il tesserino. Ci comunicavano che i delinquenti erano stati fermati e erano stati recuperati i soldi”.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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