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“I pirati della bellezza è diventato un festival nazionale…”

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Viterbo – “Pirati della bellezza è diventato un festival nazionale”. È il risultato della terza edizione che si è conclusa il 28 ottobre raccontata dal direttore e ideatore dell’evento Carlo Galeotti. Manca ancora l’incontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio previsto per novembre. “Un festival – come ha sottolineato Galeotti – che si va sempre più definendo come un evento dedicato alla politica e al giornalismo”. Un festival, infine, “che si può fare solo se c’è un’équipe di persone straordinarie che si impegna a farlo. Un’équipe che va dagli intervistatori all’accoglienza agli autisti e alla gestione economica di chi si occupa di amministrazione”. 


Luca Telese con Carlo Galeotti

Luca Telese con Carlo Galeotti


Terza edizione dei Pirati delle bellezza, continuità o rottura rispetto al passato?
“C’è innanzitutto continuità. Pirati della bellezza si va infatti sempre più definendo come un evento dedicato alla politica e al giornalismo, lasciando fuori, per quanto possibile la narrativa. Anche il libro di Sabina Guzzanti, che di fatto è un romanzo sull’intelligenza artificiale, fa riferimento a grandi tematiche politiche. Per la prima volta, invece, e qui sta la rottura rispetto alle passate edizioni, abbiamo inserito politici in atto, perfettamente inseriti nelle dinamiche in corso. Cosa che dà all’evento una rilevanza diversa, di carattere nazionale. Sempre sul piano della continuità, va detto poi che la sala che Unindustria mette a disposizione è sempre piena. Si tratta quindi di un evento che evidentemente interessa. Quest’anno abbiamo messo uno schermo all’esterno e stiamo pensando ad altre soluzioni per rispondere alla presenza di gente quando ci sono personaggi capaci di alzare l’asticella dell’audience”.

Un festival che quest’anno ha intercettato anche un ministro degli Esteri come Antonio Tajani in una fase cruciale delle relazioni internazionali…
“Tajani è venuto in piena guerra Israelo-Palestinese e il giorno prima c’era stato primo vero attacco a terra dell’esercito israeliano a Gaza. Tant’è che pensavamo che fosse difficile che venisse. Invece abbiamo fatto anche l’incontro con lui, e ciò significa pure che funzionano i suoi uomini sul territorio. Va detto poi che con Tajani abbiamo un lungo rapporto. Quando era presidente del parlamento europeo ha fatto lezione all’Academy di Tusciaweb. Se il giorno in cui era prevista la sua presenza non fosse venuto, di certo non gli avremmo potuto dire niente. Il momento era, e resta, cruciale. Non a caso, prima di entrare nella sala dell’auditorium è stato al telefono mezz’ora, a dimostrazione che gli eventi in corso si stavano susseguendo a ritmi non indifferenti. E lui è il ministro degli Esteri”.

Come vengono scelti gli ospiti del festival?
“Vengono scelti molto prima. Il criterio è la passione per le parole e per la politica e tutto quello che riguarda queste due cose ci interessa. Valutiamo quindi se gli ospiti che ci interessano, in quell’anno, hanno prodotto libri che affrontano le tematiche di Pirati. Dopodiché è evidente che ci sono delle cose che accadono”.

Ad esempio?
“Ad esempio non si poteva di certo fare finta che Silvio Berlusconi non fosse morto. Non è a caso che tre ospiti sono venuti a parlare di Berlusconi. Uno può pensare quello che vuole dell’ex presidente del consiglio, ma sicuramente non può pensare che non passerà alla storia. In modo positivo o negativo che sia. Io non l’ho mai votato e non l’avrei mai fatto, ma è fuori di dubbio che sia stato un personaggio rilevante per tanti anni. Al punto che ha segnato con la sua presenza più di 20 anni di storia politica italiana. Buttafuoco ha parlato di Berlusconi, idem Travaglio e Telese. Se uno vuole analizzare la politica degli ultimi tre decenni non può non passare per Berlusconi”. 

Quindi Silvio Berlusconi è stato il minimo comun denominatore del festival?
“In qualche modo sì. Berlusconi è stato uno dei protagonisti della storia politica italiana. Non si poteva pensare che morisse Berlusconi e noi non ce ne accorgessimo”.


Marco Travaglio ai Pirati della bellezza

Marco Travaglio ai Pirati della bellezza


Come si organizza un festival come Pirati e quali sono le difficoltà che lo caratterizzano?
“La difficoltà principale è che ogni anno non vorremmo farlo, perché ci sono troppa fatica, tensione e preoccupazione per la presenza o meno dell’ospite, e del suo carattere. Non tutti sono semplici, anche dal punto di vista umano. Infine, il festival si può fare solo se c’è un’équipe di persone straordinarie che si impegna a farlo. Un’équipe che va dagli intervistatori all’accoglienza agli autisti e alla gestione economica di chi si occupa di amministrazione. Un festival non è solo ideazione e poi tutto succede. Un festival funziona solo se c’è una squadra di persone collaudata. E poi, se non ci fossero gli sponsor e tutta una serie di persone che ruotano attorno all’evento, non si potrebbe fare”. 

I Pirati della Bellezza - Oscar Farinetti con Carlo Galeotti nella sede di Tusciaweb

I Pirati della Bellezza – Oscar Farinetti con Carlo Galeotti nella sede di Tusciaweb


Quali sono stati i numeri del festival?
“Abbiamo sempre riempito la sala, e con Travaglio anche la parte esterna, quella con il maxischermo, e regalato oltre trecento libri. Se poi consideriamo le vendite, superiamo abbondantemente le settecento copie. Non solo, ma anche i video di ciascun evento sono andati molto bene. Ad esempio l’incontro con il direttore del Fatto Quotidiano è stato visto da 45 mila persone, solo su Youtube. E va detto che si tratta di video che dura più di un’ora. Abbiamo poi un ministro e un altro lo stiamo aspettando. Ci sono state poi migliaia di visualizzazioni sui social e bisogna ancora vedere come sono andati gli ascolti sulla piattaforma di Radio Radicale. Abbiamo infine distribuito decine di migliaia copie del programma”.

In queste tre edizioni, il pubblico del festival è cambiato o è sempre lo stesso?
“Difficile dirlo. Va detto però che c’è un nucleo di persone che segue tutti gli eventi perché, evidentemente, li ritiene interessanti”.


Il presidente di Ance Andrea Belli e Nino Di Matteo

Il sostituto procuratore Nino Di Matteo


Se dovessi tratteggiare un ritratto degli ospiti di quest’anno, cosa diresti di ciascuno di loro?
Oscar Farinetti è un’ondata di ottimismo che lì per lì ti lascia un po’ stupito ma alla fine ti mette di buon umore dandoti la sensazione che le cose si possono fare.

Nino Di Matteo è stata una grande emozione, la più grande di quest’anno. Una persona notevole. Parlandoci capisci subito che è un magistrato vero, un uomo che rischia la vita. E l’impressione più grande è stata l’arrivo della scorta, ed è stato bello vedere un pezzo di stato che funziona. Per tutto l’incontro gli dato del lei. Ma alla fine non ho resistito, gli ho detto: “Ora ti do del tu, e ti voglio dire che ti vogliamo bene. Non siete soli, non sei solo”.  Un momento di grande empatia la sua presenza. Un gigante.

I Pirati della Bellezza - Antonio Tajani con Carlo Galeotti e Daniele Camilli

I Pirati della Bellezza – Antonio Tajani con Carlo Galeotti e Daniele Camilli


Pietrangelo Buttafuoco è un galantuomo, un amico, un creativo e uno distantissimo da me perché ragiona in termini eraclitei, mentre io sono un parmenideo. E sono stato contento che subito dopo è stato nominato alla presidenza della Biennale di Venezia. 

Quello con Marco Travaglio è stato invece un incontro con una persona impegnatissima nel suo lavoro. Con lui ho una grande comunanza di impostazione intellettuale, a partire dalla chiarezza e la razionalità nell’affrontare le cose. Un uomo che lavora sempre, e ci ha fatto piacere che dopo l’incontro sia venuto nella redazione di Tusciaweb a chiudere l’edizione del Fatto del giorno successivo.

Sabina Guzzanti è un personaggio molto differente rispetto a come appare in televisione. Differente soprattutto sul piano umano. L’intelligenza è indubitabile, ma qualche volta questi personaggi, sedicenti di sinistra, peccano un po’ di arroganza e di supponenza.

Luca Telese è una delle persone più squisite che si possano incontrare. Un vero e proprio punto di riferimento. Quest’anno ci ha fatto veramente impazzire per i suoi impegni con La7. Ma a Telese si perdona tutto perché dal punto di vista umano è una persona straordinaria.

Antonio Tajani, infine, è un amico di Tusciaweb, in particolar modo per la disponibilità nei nostri confronti, tenendo conto che stiamo parlando, oggi, di un ministro degli Esteri. Un uomo caratterizzato da una grande tranquillità umana. Un’intervista che per lui è stata comunque impegnativa, considerando la fase storica che stiamo vivendo e il fatto che un ministro degli Esteri di una nazione importante come l’Italia non può sbagliare nelle sue dichiarazioni”. 

Sabina Guzzanti e Carlo Galeotti

Sabina Guzzanti e Carlo Galeotti


Parte del festival è anche il dopo festival con le cene alle Terme o al Gargolo.
“Lì vengono fuori i personaggi al naturale. Ad esempio è stato divertente con Farinetti che si è messo a suonare il piano o con Telese con cui ci siamo raccontati storie e momenti di storia”.

Un festival nato per iniziativa dei privati.
“Un festival che continua a vivere grazie ai privati e a Unindustria che mette a disposizione una sala multimediale che costerebbe tanti soldi. O all’impegno della Fondazione Carivit. Un festival che non sarebbe nato se l’Unione degli industriali non ci avesse detto che avrebbe voluto valorizzare la nuova sede. E l’auditorium, dopo tre edizioni di Pirati, è diventato un punto di riferimento. Tant’è vero che ci fanno riunioni e incontri politici e organizzazioni. Un vero e proprio punto di riferimento della città”.

Pietrangelo Buttafuoco e Carlo Galeotti

Pietrangelo Buttafuoco e Carlo Galeotti


Perché è saltato l’incontro con il ministro della Giustizia Carlo Nordio? Quando si farà?
“Nordio è saltato perché la premier Giorgia Meloni doveva fare delle comunicazioni importanti prima di un incontro europeo. E la prima ministra ha chiesto la presenza dei titolari di tutti i dicasteri. Siamo rimasti con Nordio che dovrebbe venire probabilmente il 9 novembre, giorno proposto da Nordio stesso. Poi vediamo quello che succede”.

Cosa cambieresti e cosa miglioreresti del festival?
“Una cosa che mi piacerebbe introdurre è un sottofondo musicale all’inizio, Guantanamera di José Martí. Poi l’altra cosa che stiamo provare a cambiare è quella di individuare una soluzione quando c’è tantissima gente. Pensiamo di averla trovata, restando sempre all’auditorium di Unindustria”. 


Antonio Tajani nella sede di Tusciaweb

Antonio Tajani nella sede di Tusciaweb


Don Lorenzo Milani e Alessio Paternesi. Perché il festival è stato dedicato a loro e cosa li accomuna?
“Innanzitutto li accomuna il fatto che tutti e due lavorano con il linguaggio, parola scritta e parola figurata. Poi entrambi erano pittori. Molti non sanno che don Milani voleva fare il pittore ed era pittore. Per quanto riguarda don Milani, quest’anno è il centenario della nascita. Di lui, in passato, mi sono occupato molto con diversi lavori, tra cui L’obbedienza non è più una virtù per Stampa Alternativa. Poi mi sembrava impossibile non ricordare una figura come la sua in un festival che si occupa di pensiero e parole. Don Milani è parola, si percepisce come un profeta, e come i profeti pronuncia la parola, profetica da tutti i punti di vista, scandagliando gli aspetti nascosti della realtà come fanno solo i grandi intellettuali. Alessio Paternesi è stato l’artista più importante del secondo dopoguerra a Viterbo. Un artista che si è mosso a livello nazionale e internazionale. E mi ha fatto un grande effetto la sua morte e mi sembrava opportuno ricordarlo in un evento importante come Pirati. Una persona elegante che ha avuto il gusto per la bellezza e la sensualità. In una città che spesso dimentica i suoi figli migliori, abbiamo voluto ricordarlo”. 

Il 2023 è stato anche l’anno del ventennale di Tusciaweb. Tirando le somme, cosa diresti?
“Direi che non so se tutto questo lavoro è valso veramente la pena. Il lavoro che c’è dietro al giornale è enorme. Un lavoro che continua ad essere tale, ma è l’unico modo per farlo e farlo bene. Un giornale dove si lavora in continuazione. E tutto questo al di là del fatto che un giornale possa o meno contare. E un giornale vero conta e può fare la differenza descrivendo realtà che il cittadino normale non vede perché ha altro da fare. Un lavoro intellettuale che, come tutti i lavori intellettuali, serve proprio a questo: vedere le cose che non appaiono a prima vista”.

Daniele Camilli


I pirati della bellezza 2023 – Gli ospiti: Farinetti, Di Matteo, Buttafuoco, Travaglio, Sabina Guzzanti, Telese e Tajani


 – Il programma nel dettaglio 


I Pirati della bellezza. Il festival della parola e del pensiero è stato organizzato da Tusciaweb e Piattaforma 2.0, in collaborazione con RadioRadicale.it.


“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio.
Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”
Lorenzo Milani 

Don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani


“Star sui coglioni a tutti…”

“Star sui coglioni a tutti come sono stati i profeti innanzi e dopo Cristo. Rendersi antipatici noiosi odiosi insopportabili a tutti quelli che non vogliono aprire gli occhi sulla luce”.
“Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. Due formidabili citazioni di don Milani, di altre mille che si potrebbero fare.

A cento anni dalla nascita, la parola potente, cartesiana, profetica di don Lorenzo Milani continua a non farci dormire. Continua ad assillare le coscienze. Continua a “rompere i coglioni”, verrebbe da dire quasi in omaggio allo stesso Milani. Che come Dante, usa la lingua in toto, senza se e senza ma. E al di là delle questioni ideologiche, va detto che forse il lascito più importante di don Milani è proprio la lingua. Il suo scrivere profeticamente con la massima chiarezza e lucidità. Se qualcosa ci ha insegnato don Milani è la potenza prammatica della parola. Parola però che deve essere chiara, netta, petrosa. La stessa potenza e chiarezza del Cristo, ma anche la stessa potenza del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels. E in tempi in cui si vive in una notte infinita dove tutte le vacche sono nere, tornare a leggere don Milani può essere un modo per uscire dal dormiveglia dogmatico di cui siamo tutti prigionieri.

Don Lorenzo Milani ci ha insegnato che la parola muove gli atomi. Muove gli uomini, le donne e gli Lgbt. Che la parola è tutto. È perfino il cuore dello stato di diritto. Perché “È solo la lingua che ci fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui, perciò tentiamo di educare i ragazzi a più ambizione. Diventare sovrani! Altro che medico o ingegnere. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo”, scrive Milani in Lettera a una professoressa.

E allora appare chiaro, e ancora cartesiano, che I Pirati della Bellezza – Festival della parola e del pensiero, a cento anni dalla nascita del priore, non poteva non essere dedicato a don Lorenzo Milani Comparetti. Lo scrittore, il limpido intellettuale, il profeta del Mugello. Il prete. Uno degli ultimi preti, come diceva un altro grande intellettuale e amico del priore: Michele Ranchetti.

Se c’è qualcuno che sa la parola, non può essere che don Milani. Nipote del grande filologo Domenico Comparetti.
A nulla è valso che la chiesa Cattolica schiantasse il tenace e cristallino cervello di un grande intellettuale come Milani sulle pietre dei monti del Mugello. A Barbiana, appunto, dove fu priore. Un carcere ecclesiastico non può fermare la parola di un profeta. E non ha fermato don Milani che da quella piccola chiesa sui monti del Mugello ha vergato parole che hanno scosso l’Italia e non solo.

“Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene”, scriveva il priore nella Lettera ai cappellani militari (toscani). Lettera che lo portò in tribunale per aver difeso gli obiettori di coscienza che disubbidivano alle leggi dello stato. Tutto con la consueta potenza e con il consueto manicheismo consapevole che taglia il mondo in due, che taglia i cervelli in due, che divide il padre dal figlio, come ha annunciato Cristo. Don Milani profeta della parola e della libertà rischia di essere cristallizzato dai poteri ecclesiali e non. Ma è proprio la potenza della sua parola che impedirà il sacrilego misfatto.

E lo impedirà anche il suo essere prima di tutto maestro. In senso alto ma anche nel concreto essere “maestro di scuola”. Perché fino allo spasimo, fino all’ultimo minuto di vita don Milani ha dispensato ai piccoli ragazzi di Barbiana: scuola. Ha trasformato i figli di contadini poveri di montagna in persone che hanno potuto vivere vite da cittadini in una nazione, in quel tempo, piena di speranza e di futuro. Nella certezza che “la scuola sarà sempre meglio della merda”, come disse uno dei ragazzi.

A don Milani dedichiamo tutte le parole e i pensieri del festival. Non per retorica, ma perché crediamo che a lui dobbiamo il nostro essere cittadini del mondo, il nostro essere liberi, il nostro essere figli del nostro tempo.

Carlo Galeotti


Ho voluto più bene a voi che a Dio
Vita di don Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani (Firenze 1923 – 1967) è una delle figure più originali e dirompenti dell’universo cattolico del dopoguerra. Il suo nome è legato ad almeno cinque fondamenta- li tematiche: il rapporto tra chiesa cattolica e mondo operaio; la contestazione della scuo- la classista che esclude gli strati subalterni della società e li emargina; la questione della lingua; l’obiezione di coscienza e la nonvio- lenza; lo smantellamento di una struttura con- servatrice all’interno della chiesa cattolica. Figlio di una delle famiglie dell’alta borghesia fiorentina (padre Albano Milani, madre Alice Weiss, ebrea triestina), dopo la conversione entra in seminario a vent’anni e viene ordinato sacerdote quattro anni dopo. Prima è cappellano a San Donato di Calenzano, un grosso centro operaio dove fonderà una scuola po- polare. Poi, in seguito a contrasti con la curia di Firenze, viene esiliato in una parrocchia di montagna con appena un pugno di famiglie: Sant’Andrea a Barbiana. La sua è una pastorale che pone al centro dell’azione la scelta preferenziale per i poveri, come la chiamerà la teologia della liberazione. Se in un primo tempo la Chiesa lo combatte senza esclusione di colpi, a oltre 50 anni dalla morte il tentativo è quello di narcotizzarne il pensiero e imbalsamarne la forza profetica. Farne un santo per mettere a tacere per sempre la sua parola dirompente e potente. Per evirarne il pensiero, la parola, la parola politica, il pensiero politico nel segno della libertà.

Tra i tanti brani che fanno capire il potere della parola profetica di don Lorenzo non possiamo non ricordare un brano denso di potenza e dolcezza per i suoi “figlioli”.
 
Un brano da brivido: il testamento del priore di Barbiana. Un brano che fa capire che don Milani non è imbalsamabile. Ma continua a essere un tarlo che rumoreggia nel cervello di chiunque abbia letto un suo testo. Il testamento parte con una sparata alla don Milani, ma poi si sgonfia, anzi… cresce e si illumina di tenerezza per i suoi alunni e figliocci. In particolare per Michele e Francuccio Gesualdi. Due ragazzini orfani in pratica adottati dal priore. L’Eda, a cui don Milani fa riferimento nel breve testo, è Eda Pelagatti una sorta di perpetua, quasi una sorella, che ha vissuto con lui un paio di decenni.

Prima a San Donato e poi a Barbiana, nel Mugello.

“Caro Michele, caro Francuccio,
cari ragazzi, non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. Verso l’Eda invece ho solo debiti e nessun credito. Traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico.
Un abbraccio affettuoso, vostro
Lorenzo

Cari altri,
non vi offendete se non vi ho rammentato. Questo non è un documento importante, è solo un regolamento di conti di casa (le cose che avevo da dire le ho dette da vivo fino a annoiarvi).
Un abbraccio affettuoso, vostro
Lorenzo

Caro Michele, caro Francuccio,
cari ragazzi, non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.
Un abbraccio, vostro
Lorenzo”

Don Milani non c’è più. Continua la provocazione…

Itinerario bibliografico minimo:

Milani, Lorenzo, Esperienze pastorali, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1958, pp. 478.

Milani, Lorenzo, L’obbedienza non è più una virtù e gli altri scritti pubblici (a cura di Carlo Galeotti), Viterbo, Stampa Alternativa, 1998, pp. 158.

Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Firenze, Libreria editrice fiorentina, 1967, pp. 166.

Fallaci, Neera, Dalla parte dell’ultimo, Milano, Milano Libri Edizioni, 1974, pp. 606.
(Riedito da Rizzoli, 1993, con il titolo Vita del prete Lorenzo Milani).


Per Alessio Paternesi

Alessio Paternesi

Un evento, un luogo, una piazza, una via per ricordare il maestro Alessio Paternesi.

Il festival I Pirati della Bellezza, Tusciaweb e Galeotti editore lanciano una campagna per non dimenticare Alessio Paternesi. Maestro di bellezza ed eleganza. Chiediamo alle istituzioni pubbliche (comuni, province, regioni, stato, università…) e ai privati di dedicare un evento, un luogo, una piazza, una via nella Tuscia e in Italia.

Ad Alessio dobbiamo il dono più raro: la bellezza delle sue opere che rimarranno per sempre nella materia e nelle menti di chi ha avuto la fortuna di vederle.
Chi ha avuto il privilegio, come chi scrive, di dividere il proprio tempo col tempo del maestro Alessio Paternesi, credo abbia il dovere di ricordarlo in modo adeguato.

Chi ha ricevuto il dono della sua arte, di poter ammirare le sue opere, ha il dovere, credo categorico, di ricordare Alessio Paternesi.
Chi ha potuto scambiare parole e pensieri con Alessio, non può non ricordarlo nel modo più impegnativo e, lasciatemelo dire, dolce come era il carattere del maestro.

Ad Alessio questa città, questa provincia, questa nazione deve molto. E spesso il maestro, va detto, non è stato adeguatamente ricambiato. Sì, va fatto onore al maestro della bellezza. Senza di lui, senza Alessio, le nostre vite, spesso avvizzite e aspre, sarebbero state ancora più avvizzite e aspre. Sarebbero state più povere di bellezza, di eleganza, di dolce intelligenza.

E allora il maestro va ricordato e onorato in modo adeguato, se esiste un modo adeguato, dedicandogli un evento, un luogo, una piazza, una via… Anche se sappiamo i problemi che pongono queste due ultime opzioni.
Per quanto ci riguarda iniziamo col dedicargli questa edizione dei Pirati della Bellezza e la saletta conferenze della nostra casa editrice. Due piccoli segni di ricordo che vogliono essere un minuscolo apristrada per eventi e luoghi più importanti.

Carlo Galeotti


DIO È UN LIBRO…

Un Libro sospeso per la libertà e la creativitàLibro sospeso

I Pirati della Bellezza – festival della parola, del pensiero e dei diritti ha regalato una copia di ogni libro in presentazione a 50 partecipanti a ciascun evento. Grazie a DM Ecologia, We-Com, Saggini Costruzioni, Gedap, Coldiretti Viterbo e CGE Galeotti Editore.

Un libro sospeso è come regalare un canestro di bellezza, intelligenza e incanto…
Per la prima volta un festival di libri regala libri. I Pirati della Bellezza regala libri. Un libro è un mondo di idee, di fatti e di racconti che educa alla libertà e alla fantasia. Nella storia c’è stato chi ha bruciato libri, chi li ha messi all’indice, chi li ha disprezzati e calpestati. Noi pensiamo che i libri siano portatori, sani o malati, del virus della libertà e della creatività. Sono capaci di farci scoprire mondi, inferni, paradisi mai visti. Sono capaci di farci vivere milioni di vite che non avremmo mai vissuto. Milioni di avventure. Milioni di piaceri e dolori. Un libro è capace di narrare perfino piaceri e dolori inenarrabili. Un libro, in buona sostanza, è capace di descrivere ciò che non è descrivibile. E subito dopo ci permette di dormire sotto le rassicuranti coperte del nostro piccolo letto. Cento pagine di carta stampata sono in grado di parlarci di Dio e dell’infinito. Di massacri e resurrezioni. Senza infingimenti, senza falsi timori di inadeguatezza. E allo stesso tempo ci spiegano che “ci sono più cose in cielo e in terra di quanto ne possa sognare la nostra filosofia”. Per dirla tutta: Dio, se esiste, non può non essere un libro…

Un meraviglioso libro di luce e di tenebre, ovviamente.
Noi intanto, per non saper né leggere né scrivere, regaliamo libri. E lo facciamo nello spirito di una grande capitale della cultura europea: Napoli. Dove nei bar è tradizione lasciare un “caffè sospeso” per un prossimo avventore. Come dire un piccolo dono a uno sconosciuto che crea un legame nel segno della comune umanità e nel segno della gentilezza. Valore ormai desueto e antico.


I pirati della bellezza 2023

PATROCINI 
Regione Lazio   Provincia di Viterbo

MAIN SPONSOR
Fondazione Carivit Ance Lazio Ance Viterbo Wecom Unindustria

 

SPONSOR
Elenora Bonucci  Terme dei Papi Cr Project Service

Immobiliare Viterbo Saggini Costruzioni Active Network

Banca Lazio Nord Belli Impianti Tecnologici Vestri

Sigma DM Ecologia Merlani Costruzioni

Ecologia Viterbo Cna Confartigianato

Confagricoltura Coldiretti Centrauto

SPONSOR TECNICI
Mondo Informatica Fernandez Majakovskij

Il Gargolo  Gedap Panta Cz

MEDIA PARTNER
Radio radicale Tusciaweb

I pirati della bellezza 2023 - Patrocini e sponsor


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