Carabinieri e polizia al pronto soccorso di Belcolle
Viterbo – (sil.co.) – Avrebbe preso a pugni in faccia la ex facendola finire due volte al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, il 14 agosto e il 21 settembre 2021. Movente un seno rimasto scoperto mentre la presunta vittima stava giocando in spiaggia. Protagonista una coppia d’origine romena, 52 anni lei e 35 anni lui, difesi dagli avvocati Giorgia Foschi e Luigi Mancini. L’uomo è finito a processo davanti ai giudici del collegio del tribunale di Viterbo per maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate e rapina.
Il 35enne avrebbe ricattato la ex, minacciandola di inviare al fratello un video “sconveniente” in cui, mentre in costume da bagno salta con la corda, rimane con un seno scoperto. Sarebbe stato spinto dalla gelosia e dal vizio dell’alcol.
Una settimana fa è stata sentita per la difesa una barista, titolare di un locale di piazza Fontana Grande frequentato all’epoca dalla coppia, nemmeno sicura che si trattasse dell’imputato e della parte civile, la quale ha detto di averli visto insieme 3-4 volte e di averli poi persi di vista. La donna, in particolare, dopo la denuncia, non si sarebbe più recata al bar, dove a suo tempo l’imputato avrebbe consumato birra “in maniera modesta”.
Non si è invece fatta trovare all’appuntamento concordato coi carabinieri di Vitorchiano la teste chiave per chiarire i rapporti della coppia, ovvero la figlia della parte offesa, per la quale lo scorso aprile era stato disposto l’accompagnamento coattivo in tribunale, scortata dai militari. Per la donna, multata per essersi sottratta all’obbligo di testimoniare, è stato disposto nuovamente l’accompagnamento coattivo.
È stata nel frattempo acquisita la perizia a quattro mani, elaborata dalla trascrittrice nominata dal tribunale con l’aiuto di una interprete romena, relativa ai messaggi e ai due vocali Whatsapp da una decina di minuti l’uno che secondo la difesa racconterebbero un’altra storia, attraverso un centinaio di screenshot e una ventina di minuti di registrazioni custoditi in una chiavetta Usb.
Titolare del fascicolo, il pubblico ministero Michele Adragna. La presunta vittima, ascoltata in aula il 14 settembre dell’anno scorso, è finita due volte a Belcolle in un mese. La seconda con una prognosi di 25 giorni, a causa di un trauma cranico e cervicale e dei vistosi lividi riportati al collo dopo che il compagno avrebbe tentato di strozzarla. Era la notte tra il 20 e il 21 settembre 2021 e la parte offesa si recò in questura all’alba con evidenti segni sul collo e il volto, e in lacrime, a chiedere soccorso, rifiutando sulle prime di andare in ospedale.
Il pubblico ministero Michele Adragna
Il giorno di ferragosto del 2021, durante l’ennesima scenata di gelosia, l’avrebbe mandata una prima volta in ospedale, dopo averla presa per il collo, colpendola con schiaffi e pugni in faccia e scaraventandola a terra. Il tutto coprendola di insulti come “puttana” e simili nonché minacciandola di morte. Tra luglio e settembre, l’imputato, complice l’alcol, non avrebbe perso occasione per spiare la convivente, prendendole costantemente il telefono al fine di controllarne messaggi e telefonate e reagendo in maniera furibonda di fronte al suo disappunto, prendendosela prima solo con le cose e poi con la stessa vittima, selvaggiamente picchiata in più occasioni e costretta per l’appunto a ricorrere due volte alle cure dei sanitari dell’ospedale di Belcolle.
Il 20 settembre 2021, la vittima sarebbe finita di nuovo al pronto soccorso, con una prognosi di 25 giorni, dopo essere stata presa nuovamente per il collo e colpita con un pugno in faccia dal compagno, convinto che lei avesse cancellato dei messaggi “sospetti” che secondo il 35enne avrebbe scambiato con altri di nascosto. Senza contare i danni in casa. L’imputato, durante le sue incontenibili sfuriate, avrebbe distrutto porte, mobili e suppellettili, dai piatti al televisore al telefonino sottratto alla vittima. motivo per cui deve rispondere anche del reato di rapina.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

