Il cimitero San Lazzaro
Viterbo – È stato il giorno di tutti i santi, ma il pensiero è andato ai morti. Alla morte, che accomuna entrambi. Morti anch’essi i santi, divenuti tali, poi, anch’essi soltanto dopo la morte. Al di qua o al di là, un fatto inevitabile, che riguarda e interroga tutti. Una porta che, a guardar le tombe che aprono alla terra prima ancora che al cielo, che non ti si fa di fronte, ma sta lì, distesa come una soglia.
Mauro Lucarini
Ieri al camposanto, il San Lazzaro a Viterbo, “la gente è stata tanta – ha detto infatti Mauro Lucarini, che al cimitero fa il fioraio -, e questo pure perché il tempo ha retto. Già domani non ci sarà più nessuno. La festa però oggi è di tutti. Vivi e morti. È la vita, e la morte ne è parte. E in vita si ricorda chi è morto”.
Viterbo – Il cimitero San Lazzaro
Il San Lazzaro è in fondo alla città, verso nord, un tempo il suo confine, prima ancora che venissero su, col tempo, quartieri e zone commerciali e artigianali. Progettato da Virginio Vespignani, fu ultimato nel 1872. “Non è qui tutto l’uomo, vive altrove la divina favella”, “Spettacolo della fine di tutti, scuola dei pensieri migliori”, “Al riposo dei morti la pietà cittadina” e “Fra le ruine della morte si eternano i nomi dei benemeriti”. Le frasi scolpite all’ingresso e dettate, all’epoca, don Felice Frontini.
Viterbo – La festa di tutti i santi al cimitero San Lazzaro
“Durante l’anno qui la frequenza è più lenta – commenta poi Lucarini -, anche se il sabato e la domenica c’è sempre, comunque, un certo numero di persone. Per quanto riguarda invece i fiori che comprano, i crisantemi sono quelli che vanno per la maggiore. Sebbene, va detto, le altre varietà di certo negli acquisti non mancano. I prezzi, rispetto all’anno scorso, sono rimasti invariati. Si va dai 3 euro e mezzo per le crisantemine a un euro per le gerbere. Ci sono poi fiori da 50 centesimi e 4 euro”.
Al San Lazzaro le persone passeggiano tra i viali, dove ai cipressi si alternano le tombe. Uomini e donne, gruppi e famiglie, padri con i figli in spalla. C’è chi porta un po’ d’acqua o dà una sistemata, chi aspetta qualcuno e chi coglie l’occasione per fermarsi a parlare con chi non vede più da qualche tempo, magari da un anno.
“Oggi è il giorno per dedicare a tutti una preghiera – spiega Lucia Romano, accanto a lei il marito Sandro Marinetti -. Qui veniamo per i genitori, i nonni e purtroppo due nipoti. Il ricordo è sempre presente. Santi e morti sono sempre presenti nella mia vita, vicino a me soprattutto nei momenti di sofferenza, specialmente mio padre e mia madre. In ogni cosa e difficoltà che ho dovuto e devo affrontare. Una presenza viva”.
Iacopo Marianello
Tombe ricche di decorazioni, grandi e piccole. Tombe a cappella o a terra, oppure in loculi. Alcune più semplici, altre in stile liberty o “moderno” dell’epoca umbertina. Opere realizzate maestranze viterbesi. Tra queste anche quelle dei caduti della prima guerra mondiale e dei soldati dell’esercito austro-ungarico morti a Viterbo tra il 1916 e il 1919.
Viterbo – Il cimitero San Lazzaro – Il monumento ai caduti della prima guerra mondiale
“Porto qui mio figlio per fargli conoscere chi non c’è più, chi ha fatto parte e lo farà sempre della nostra famiglia”. Iacopo Marianello ha sulle spalle il figlio. Lo ha portato, il giorno di tutti i santi, a conoscere i suoi nonni. “Persone care che non ha potuto vedere. Persone con cui ho passato momenti felici. E sono qui, oggi, per ricordare assieme a mio figlio proprio questi momenti. Momenti di felicità che accompagnano la mia vita ogni giorno”.
Viterbo – San Lazzaro – Il marmo dedicato a Mario Labellarte
Al San Lazzaro, infine – Lazzaro, testimonianza e promessa di resurrezione, non per i santi ma per l’uomo, prima ancora della croce -, anche i muri si affacciano sull’aldilà con un richiamo alla storia della città. Scrittori, partigiani, arditi. Storie di uomini e donne. Tra loro anche il ricordo di un bambino nato poco più di cent’anni fa, morto a otto anni appena. Un marmo che racconta del dolore e dell’amore e di come il tempo si un po’ come Sant’Agostino lo dipingeva. Presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Memoria, visione e attesa. “Questo marmo dedicato a Mario Labellarte, espressione di forte vitalità e di lieta puerizia, serbi vivo il ricordo d’un fiore spezzato di un nuovo angelo del cielo. Anima adorata, conforta col tuo dolce sorriso la tua mamma pazza di dolore, il tuo babbo straziato, i tuoi fratellini avviliti. Prega per noi tutti e sotto un nembo di fiori bianco riposa”.
Daniele Camilli
Fotocronaca: Il giorno di tutti i santi al San Lazzaro






