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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Si pensi che l’Italia è nel gruppo di testa dell’Unione europea che ha valorizzato le nostre produzioni nelle denominazioni di Igp, Igt e Dop, un’Italia dunque non sulla difensiva, ma che può giocare a tutto campo in una stagione che vede insieme alimentazione, tutela dell’ecosistema, governo del territorio, valorizzazione dei beni ambientali. È necessario rendere tutti consapevoli di quanto centrale sia oggi l’agricoltura, un volano per la crescita, per la creazione di filiere produttive presupposto per l’export di eccellenza del Made in Italy, veicolo di innovazione e della ricerca della salute, protagonista nella gestione dei territori, nella tutela dell’ambiente, proteggendo le culture e le colture che hanno modellato nei secoli il paesaggio e il modo di vivere italiano”.
Queste le parole del presidente della repubblica Mattarella all’assemblea nazionale di Confagricoltura di due giorni fa. Parole che oggi, nella Tuscia, assumono un grande significato, dato che la pubblicazione della carta delle aree idonee ad ospitare il deposito di scorie nucleari colpisce direttamente le nostre aziende agricole. Su tutte le 21 aree ritenute idonee ad ospitare il deposito insistono aziende agricole, capannoni, case rurali e ogni tipo di attività connesso al lavoro agricolo. Non sono state scelte aree marginali o da rivalorizzare, facendo questa scelta è stata penalizzata la nostra agricoltura. Non servono tanti giri di parole per comprendere che l’opera sarà destinata ad avere un forte impatto sul tessuto socio-produttivo della Tuscia, incidendo negativamente soprattutto sulla filiera agroalimentare e svantaggiando l’uso agricolo dei terreni. Il deposito di scorie sarà la condanna a morte di un territorio che ha l’unica colpa di aver mantenuto inalterate valenze naturalistiche e sviluppato un’economia sostenibile facendo progredire ciò che ha ereditato dal lavoro delle proprie madri e dei propri padri. Le Dop, le Igt e gli altri riconoscimenti territoriali che abbiamo faticosamente ottenuto non potranno più essere un vanto dei prodotti agricoli, il marchio del deposito prevarrà.
Come presidente di un’associazione che opera nella Tuscia e raggruppa oltre duecento aziende agricole oggi ho il dovere di parlare chiaro e di far comprendere che la missione principale di ogni azienda agricola è quella di salvaguardare la Terra dove ha sede la propria attività da pericoli, rischi e avversità. L’amore che abbiamo per la nostra terra e per il lavoro di tanti agricoltori ci impone di opporci a questa scellerata ipotesi e ci invita a riflettere sulle parole del presidente della Repubblica. L’agricoltura finalmente ritorna ad essere centrale nella cultura, nell’economia e nella storia della nostra nazione e come agricoltori sosterremo ogni azione volta a contrastare questo sciagurato progetto di trasformare le nostre aziende agricole e il nostro territorio nella pattumiera nazionale dei rifiuti radioattivi.
Fernando Monfeli
Presidente associazione spontanea per la tutela degli agricoltori
