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Viterbo - Il 36enne è indagato anche per lesioni e maltrattamenti - Ieri ha risposto per due ore alle domande del gip, in seguito al divieto di avvicinamento - FOTO E VIDEO
Viterbo – “Un amore tossico, sono stato io a chiudere”. Lo ha detto e ripetuto più volte Rudy Guede, svelando i retroscena della fine della relazione con la ex fidanzata, durante le due ore di interrogatorio davanti al gip Savina Poli, alla presenza della pm Paola Conti e del difensore Carlo Mezzetti. “Lei è anche rimasta incinta e io avrei voluto tenere il bambino”, ha rivelato, sottolineando la profondità del legame con la presunta vittima, una ragazza viterbese di 23 anni. La storia sarebbe giunta al capolinea in primavera, per poi trascinarsi fino all’estate, secondo il 36enne condannato per l’omicidio di Meredith Kercher.
Guede è sottoposto dal 6 dicembre alla misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla sua ex in seguito all’accusa di ripetute violenze sessuali e lesioni refertate al pronto soccorso e indagato anche per maltrattamenti durante la convivenza, durata tra alti e bassi da settembre 2022 a agosto di quest’anno, quando è scattata la denuncia della ex fidanzata.
“Io l’ho sempre rispettata”, ha detto riferendosi in particolare alla sfera sessuale, parlando di una giovane psicologicamente fragile e con un passato pesante alle spalle, che non avrebbe disdegnato gli alcolici e dimostrato in più occasioni intenti autolesionistici. Relativamente alle lesioni, inoltre, ha sottolineato come la 23enne praticasse attività sportiva e le capitasse di farsi male.
La relazione, secondo Guede, si sarebbe interrotta tra marzo e aprile per volontà dell’indagato. Ci sarebbero anche diversi testimoni pronti a confermarlo. Tra i due, nonostante l’allontanamento che avrebbe voluto lo stesso Guede la primavera scorsa, i contatti sarebbero poi proseguiti in qualche modo, nei mesi successivi, complici i social, come TikTok e Instagram, e si sarebbero rivisti.
“Rudy ha risposto su tutto – ha sottolineato al termine dell’udienza il difensore Carlo Mezzetti – in modo molto preciso, fornendo anche delle indicazioni chiare sulle quali si potranno fare dei riscontri di date e di persone”.
Il 36enne, viste la gravi accuse di violenza sessuale, è stato interrogato a lungo sull’intimità della coppia, soffermandosi sulle presunte problematiche della giovane, che avrebbero influito sulla serenità dei rapporti, che però, a detta sua, sarebbero sempre stati consenzienti.
Rudy Guede al tribunale di Viterbo
Rigettando con forza tutte le accuse, Guede ha spiegato, relativamente al ménage della coppia, come la sera lui solitamente rientrasse tardi, al termine del suo turno di lavoro al ristorante, trovandola spesso già a letto addormentata e come la mattina si alzasse presto per recarsi al centro criminologico di piazza della Rocca con cui collabora ormai da anni. In casa sarebbe stata presente anche la madre della 23enne, conosciuta nel 2018 e poi persa di vista per un periodo, mentre la relazione sentimentale sarebbe cominciata tra fine luglio e agosto 2022, per diventare un fidanzamento ufficiale il successivo mese di settembre.
Per Guede, inizialmente, la procura aveva chiesto gli arresti domiciliari, ma il giudice per le indagini preliminari, escludendo i maltrattamenti, ha disposto il divieto di avvicinamento. Il provvedimento dispone che l’ivoriano non possa avvicinarsi a meno di 500 metri dalla ex e che sia monitorato dal dispositivo del braccialetto elettronico, collegabile con analogo dispositivo alla parte offesa.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.