Civitavecchia – Al via venerdì davanti al giudice Simone De Santis del tribunale di Civitavecchia il processo per la morte di Alberto Motta, il 29enne originario di Tarquinia che ha perso la vita la mattina del 10 febbraio 2023 in un incidente sul lavoro all’interno dello scalo marittimo, nello specifico alla banchina 25. Quattro gli imputati di omicidio colposo aggravato. Due le parti civili: la madre della vittima Valentina Fattorini, assistita dall’avvocato Franco Moretti, e il compagno Marco Giganti, che ha fatto da padre al giovane dopo la morte del padre biologico, difeso dall’avvocato Luca Vettori.
La madre, in particolare, sarà in aula “nella speranza che questa sua iniziativa possa contribuire a sensibilizzare il tema della sicurezza sul lavoro e che tragedie come quella che ha colpito la sua famiglia non si ripetano in futuro”.
Alberto Motta
La mattina del 10 febbraio di un anno fa, Alberto Motta, dipendente della società Roma Terminal Container spa, durante le operazioni di carico di una nave portacontainer al porto di Civitavecchia ha perso tragicamente la vita a causa del ribaltamento del muletto sul quale stava lavorando.
Le indagini condotte dalla procura di Civitavecchia, a distanza di poco più di due mesi dall’incidente, sono sfociate nella richiesta di giudizio immediato per l’ipotesi di omicidio colposo (aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro) a carico di quattro indagati: Agostino Morlino, amministratore della Rtc spa; Stefano Biondi, datore di lavoro delegato e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Rtc spa; Antonio Di Gravio, preposto alla sicurezza della Rtc spa e Giammarco La Rosa, dipendente della società Compagnia Portuale Civitavecchia.
“Per non avere – secondo l’accusa – in cooperazione colposa tra loro, impedito l’esecuzione della manovra di carico da parte di Alberto Motta in condizioni di rischio, cagionandone il decesso”.
La colpa, in particolare, sarebbe consistita nel “non impedire a Alberto Motta di caricare tramite muletto una cesta piena di twist lock sulla vasca porta ceste issata sul rimorchio di un autoarticolato”, il cui conducente “senza avvedersi dell’operazione, avviava il veicolo e faceva ribaltare il muletto sotto il quale finiva schiacciato, dopo essere sbalzato dal sedile, lo stesso Motta, che decedeva per trauma cranico encefalico”.
“Il giudice per le indagini preliminari Francesco Filocamo – spiegano gli avvocati di parte civile dei familiari Vettori e Moretti, dello studio Moretti&Fulco Avvocati Penalisti Associati di Roma – investito della richiesta di giudizio immediato, sul presupposto che la prova dovesse ritenersi evidente con riguardo agli esiti delle indagini, ha disposto la celebrazione del giudizio per il prossimo venerdì”.
“Il giudizio di evidenza della prova, dall’esame degli atti processuali da noi condotta – sottolineano i legali – è da ricondursi agli accertamenti investigativi condotti dalla polizia di frontiera marittima di Civitavecchia e dal servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro della Asl Roma 4, che hanno infatti evidenziato uno ‘scenario inquietante’, così si esprime la polizia di frontiera, con riferimento alle carenze formative nell’ambito della sicurezza sul lavoro, seppur a fronte di operazioni portuali caratterizzate da elevati rischi per i lavoratori”.
“Per imprudenza, negligenza e imperizia”, si legge nell’imputazione, non sarebbe stato previsto nel documento di valutazione dei rischi legati allo sbarco e imbarco del twist lock e alle modalità di carico della vasca portaceste e reimbarco della stessa compresi i trasporti in banchina. Inoltre sarebbe stato adibito “un solo preposto in luogo di due per un’operazione portuale che vedeva l’impiego di una squadra a bordo nave e di un’altra sottobordo in banchina”.
“Gli imputati – concludono i legali – non hanno avanzato richieste di definizione del processo con riti alternativi e dunque il processo stesso si svolgerà con le forme del rito immediato (senza previa celebrazione dell’udienza preliminare). La signora Valentina Fattorini, mamma di Albero, si costituirà parte civile e sarà presente al processo nella speranza che questa sua iniziativa possa contribuire a sensibilizzare il tema della sicurezza sul lavoro e che tragedie come quella che ha colpito la sua famiglia non si ripetano in futuro”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
