Viterbo – (sil.co.) – Accusato di maltrattamenti aggravati in famiglia nega di avere mai convissuto con la presunta vittima e dice che lei gli ha dato una forbiciata mostrando la cicatrice sul fianco. Nel frattempo anche il padre di lei e la madre di lui sono stati sentiti in tribunale come testimoni al processo davanti al collegio in cui i rispettivi figli sono presunta vittima e imputato. Ieri è stata anche la volta dell’interrogatorio dell’imputato.
Violenza – Immagine di repertorio
Colpo di fulmine finito male. È il caso della coppia di trentenni del comprensorio del lago di Bolsena che nel giro di un mese si sono messi insieme nonostante avessero entrambi un altro partner, lei un fidanzato e lui moglie e una bambina. Era marzo del 2022 e già a maggio la neo coppia ha scoperto di aspettare un bambino. Si sono lasciati, male, meno di un anno dopo.
Il piccolo aveva pochi mesi quando, esattamente un anno dopo, il 25 marzo 2023, il rapporto si è chiuso nel peggiore dei modi, con una denuncia da parte della donna e l’allontanamento dell’ex che, a detta sua, sarebbe stato ben felice della rottura. “Lei era asfissiante con la sua gelosia nei confronti di mia madre e della mia compagna, voleva che interrompessi con loro ogni rapporto e anche con la mia bambina di due anni. L’ultima lite è stata perché non voleva che andassi al suo compleanno”-
“Lei mi ha dato una forbiciata”, ha raccontato l’imputato, mostrando la cicatrice al fianco come sollecitato dal difensore Francesco Massatani. “Ma non l’ho denunciata”, ha sottolineato. Un interrogatorio ad alta tensione, giunto dopo la testimonianza del padre 64enne della ex e prima di quello della madre 62enne dell’imputato.
“Non abbiamo mai convissuto”, ha detto il trentenne, spiegando di avere preso la residenza da lei solo per motivi legati al piccolo. “Io lavoravo fuori tutta la settimana, da lei mi fermavo solo il mercoledì sera, mentre nel weekend andavo da mia madre e stavo con mia figlia”, ha proseguito.
Il padre della vittima. “Il 25 marzo 2023 mia figlia mi ha chiamato disperata, ci siamo precipitati a casa sua, dove c’era il piccolo che piangeva con tutto il fiato che aveva nei polmoni, mentre lei non riusciva nemmeno a parlare e respirare, dicendo tra i singhiozzi che l’aveva presa per il collo, dove erano evidenti i segni delle mani. La mattina dopo l’ho portata al pronto soccorso e poi subito a sporgere denuncia.Fino a quella sera lei non mi aveva detto niente”, ha spiegato il genitore della parte offesa, difesa dall’avvocato Angelo Di Silvio.
La madre dell’imputato. “Quando mio figlio ha saputo che aspettavano un bambino, un paio di volte ha provato a dirle che forse era il caso di interrompere la gravidanza, ma poi ha accettato la sua decisione di tenere il piccolo. Il vero problema era che lei non voleva che lui venisse a casa da me nel weekend e si vedesse ancora con la compagna per via della bambina, che io le tenevo mentre lei era al lavoro”, ha riferito la madre dell’imputato, confermando che il figlio nel frattempo è tornato insieme alla ex.
“Lei voleva che chiudessi con mia figlia, la mia compagna e mia madre”. Il trentenne ha negato di avere mai percosso la parte offesa e anche di non voler mantenere o vedere il bambino: “Quando voleva vietarmi di andare al compleanno di mia figlia, me ne sono andato per sempre”. “Ma le do i soldi per il bambino e finalmente a fine mese potrò incontrarlo per la prima volta”, ha detto il giovane padre trentenne durante l’interrogatorio della pm Chiara Capezzuto. In primavera la sentenza.
– “Botte pure in gravidanza, ma l’ho denunciato quando mi ha presa per il collo mentre allattavo”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
