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Tribunale - In aula il racconto di una vittima di maltrattamenti in famiglia - Con l'ex una relazione lampo dopo un colpo di fulmine finito male

“Botte pure in gravidanza, ma l’ho denunciato quando mi ha presa per il collo mentre allattavo”

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L'avvocato Francesco Massatani

L’avvocato Francesco Massatani

Angelo Di Silvio

Angelo Di Silvio

Viterbo – (sil.co.) – “Botte anche in gravidanza, ma l’ho denunciato quando mi ha presa per il collo mentre allattavo”, ha raccontato in tribunale la presunta vittima.

È finito male il colpo di fulmine tra due trentenni del comprensorio del lago di Bolsena che nel giro di un mese si sono messi insieme e sono andati a convivere nonostante avessero entrambi un altro partner, lei un fidanzato e lui moglie e una bambina. Era marzo del 2022 e già a maggio la neo coppia ha scoperto di aspettare un bambino.

Da quel momento le cose avrebbero però smesso di funzionare, anche per la gelosia ammessa dalla stessa donna nei confronti della ex del compagno, sfociando pochi mesi dopo nella fine di una convivenza lampo, poco dopo la nascita del figlio a gennaio 2023, e in una denuncia il successivo 3 aprile, per maltrattamenti aggravati in famiglia da parte dell’uomo, che avrebbe preso per il collo la parte offesa mentre era sul letto e allattava il neonato. Ma sarebbe stata picchiata e aggredita più volte anche quando era incinta. Senza farsi mai refertare.

Colpito dall’allontanamento, l’uomo è finito sotto processo con giudizio immediato davanti al collegio. Processo che ieri è entrato nel vivo con la ex che ha fornito la sua versione dei fatti davanti al nuovo pm appena insediato Flavio Serracchiani e alla terna giudicante presieduta dal giudice Jacopo Rocchi.

L’imputato è difeso dall’avvocato Francesco Massatani, la presunta vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Angelo Di Silvio.

“Tutta colpa della cocaina di cui faceva uso, ne sono sicura, anche se lui diceva che nessuno mi avrebbe creduta perché fa l’autotrasportatore quindi è controllato, ma io sono sicura che prendesse droga”, ha ribadito più volte la presunta vittima, raccontando episodi di una violenza spropositata, “spiegabili solo con l’assunzione di stupefacenti”, che in un caso lui il giorno dopo nemmeno avrebbe ricordato.

“Ero incinta quando una sera ha messo a soqquadro casa per poi addormentarsi. La mattina dopo, vedendo il disastro, mi ha chiesto chi fosse stato”, ha spiegato parlando di una delle aggressioni risalenti al periodo in cui era in stato di gravidanza, nel settembre 2022, incinta di pochi mesi.

“Ti faccio a pezzettini come un capretto”, le avrebbe scritto in uno dei tanti messaggi scritti e vocali di insulti e minacce, parte dei quali cancellati sibito dopo l’invio, “ma sapendolo li ho salvati, facendo degli screenshot”.

“Non mi facevo mai refertare, non ho detto niente a nessuno fino alla denuncia, perché speravo che lui cambiasse, mi chiedeva scusa e io lo perdonavo, ci tenevo veramente. Fino al 24 marzo 2023 quando ci siamo visti per il bambino fuori casa e poi siamo saliti perché io lo dovevo allattare, tra una battutina e l’altra, dettate dalla gelosia, tipo ‘hai già un altro, zoccola’. Ero sul letto col bimbo in braccio quando mi ha presa per il collo e io ho temuto per il piccolo, che mi facesse sbattere la testa del bambino sullo spigolo del comodino, ho urlato e lui si è precipitato giù per le scale. Il giorno dopo sono andata al pronto soccorso”, ha raccontato.

La donna, durante la deposizione, ha sottolineato come spetti a lei l’affidamento esclusivo del piccolo, del quale il padre avrebbe chiesto l’affido condiviso: “Vorrei che potesse essere così, perché mio figlio ha un padre, ma lui non ha mai speso un centesimo per il piccolo da quando è nato, non ha mai versato il mantenimento che è stato disposto dal giudice”. 

Il processo riprenderà fra poche settimane quando, tra gli altri testimoni di accusa e difesa, saranno sentiti il padre della vittima e la madre dell’ex compagno. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 gennaio, 2024

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