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“Chi dice che le radici superficiali non si possono tagliare non conosce i pini, salvarli sarebbe costato meno che abbatterli…”

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Tarquinia – “Le radici superficiali dei pini possono essere tagliate, da loro dipende appena il 3% della stabilità della pianta”. Per questo, secondo l’agronomo Gian Pietro Cantiani, raschiare le radici esploratrici che poi sono “le responsabili dei danni ai manti stradali e ai marciapiedi” poteva essere una delle soluzioni per salvare gli alberi di viale Mediterraneo a Tarquinia dall’abbattimento. Una soluzione “anche più vantaggiosa in termini economici per il comune”. 

Fermo restando che, come spiega il dottore, “salvare una pianta conviene sempre rispetto a tagliarla e sostituirla, sia a livello di costi da affrontare sia da un punto di vista dell’ecosistema”. 

Tarquinia - L'abbattimento dei pini in viale Mediterraneo

Tarquinia – L’abbattimento dei pini in viale Mediterraneo


Dottor Cantiani da quanto tempo si occupa e studia i pini?
“Da dieci anni con il mio gruppo “Alle radici dell’albero” con dottorati di ricerca e sperimentazione post universitaria studiamo e ci occupiamo delle radici dei pini. E lo facciamo con strumenti di precisione in grado di determinare le eventuali problematiche di stabilità e degli apparati radicali degli alberi, svolgendo prove concrete. Nel corso del tempo abbiamo reso sicuri centinaia e centinaia di alberi di pinus in tutta Italia. Abbiamo lavorato in Friuli Venezia Giulia, nel Lazio, in Toscana e in Umbria. Ci adoperiamo per salvare i pini dall’abbattimento ogni qualvolta è tecnicamente possibile farlo. Siamo alboricoltori specializzati”. 

A Tarquinia sono stati abbattuti 65 pini per realizzare un progetto di riqualifica di viale Mediterraneo. Quali potevano essere le possibili alternative al taglio?
“Si poteva intervenire sui sistemi radicali. In particolare sulle radici esploratrici, che sono quelle laterali e più superficiali. Dai nostri studi abbiamo scoperto che queste radici non conferiscono un rapporto percentuale di stabilità all’albero superiore al 3-4 %. Mentre la stabilità della pianta deriva per la maggior parte dalle radici verticali, quelle che potremmo definire pistoni e che crescono sotto le radici portanti principali, nella zona del colletto dell’albero. Sono loro i veri picchetti, sono loro le ancore dei pini”.

Gian Pietro Cantiani

Gian Pietro Cantiani


Secondo la relazione tecnica stilata da un agronomo incaricato dal comune, invece, raschiare e togliere le radici più superficiali inficerebbe sulla stabilità stessa della pianta…
“Noi parliamo per esperienza e alla luce di studi scientifici. Nel corso del tempo abbiamo compiuto delle prove per determinare quali siano le radici che mantengono in piedi l’albero e che bisogna quindi rispettare e laddove possibile rinforzare con interventi specifici. E sono quelle che si trovano nella zona radicale del colletto. Mentre quelle che esplorano lateralmente e che sono le principali responsabili dei danni ai manti stradali e che alterano asfalti e marciapiedi si possono tagliare e rimuovere. Se il taglio avviene vicino all’albero, è opportuno procedere con un ancoraggio della zolla. Se invece il taglio avviene ad una certa distanza, oltre il metro o il metro e mezzo, possiamo intervenire esclusivamente con una barriera radicale verticale che eviterà in futuro il riaffiorare delle radici e la rottura del manto stradale e dei marciapiedi”.

Secondo lei gli alberi di Tarquinia, quindi potevano essere salvati?
“Sì, con gli opportuni interventi. Ma per conoscerli e attuarli bisogna essere specializzati nel settore. Bisogna essere esperti di alberi urbani e di apparati radicali. Non è vero che tutti gli agronomi sono uguali, così come i medici. Chi si farebbe curare un cancro da un ginecologo? Eppure sono entrambi dottori. Per questo quando si parla di verde urbano, occorre far riferimento a specialisti. Chi ha detto che tagliare le radici dei pini comporta minore stabilità per la pianta, non conosce le radici dei pini e non sa come si comportano”.

Tarquinia - L'abbattimento dei pini in viale Mediterraneo

Tarquinia – L’abbattimento dei pini in viale Mediterraneo


Cosa occorreva fare nello specifico?
“Bisognava studiare albero per albero e, per ogni singolo caso, stabilire se, procedendo con la rimozione delle radici superficiali, occorreva poi installare una barriera radicale o un ancoraggio. Il che avrebbe permesso di rifare il manto stradale e il fondo dei marciapiedi senza conseguenze successive. Per almeno 25 anni, le barriere infatti garantiscono una tenuta pari a un quarto di secolo”. 

Quali costi avrebbe affrontato l’amministrazione comunale?
“Se si interviene solo con la barriera i costi sono molto limitati. Inferiori anche al prezzo dell’abbattimento dell’albero. Se si deve procedere con l’ancoraggio, avremo un prezzo concorrenziale con l’abbattimento, la relazione tecnica e la sostituzione degli alberi. Non dimentichiamoci che ogni albero abbattuto per legge deve essere sostituito. Tutto ciò ha un costo, che è superiore a quello dell’ancoraggio. Ancorare e mettere barriere, con criterio, non sarebbe costato di più di quello che hanno fatto e che dovranno fare per risanare questa situazione”. 

Salvare un albero conviene solo da un punto di vista economico?
“Conviene sempre salvare un albero esistente piuttosto che sostituirlo dopo l’abbattimento. Sia in termini economici, che dal punto di vista ecosistemico. Un alberello appena piantato secondo voi può sostituire una pianta di 15-20 metri, in termini di efficienza fotosintetica, ombreggiamento e riduzione dell’isola di calore? La risposta a tutte queste domande è no”. 

Barbara Bianchi


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