Tarquinia – “I pini di viale Mediterraneo a Tarquinia erano abbastanza sani, ma impossibili da mantenere se l’obiettivo è la sicurezza stradale e il rifacimento dell’asfalto”. A spiegarlo è l’agronomo Alessandro Eberle, cui il comune a guida Alessandro Giulivi, si è rivolto per redigere una relazione tecnica a gennaio dello scorso anno in vista del progetto di riqualificazione del viale al lido.
Tarquinia – L’abbattimento dei pini in viale Mediterraneo
Ed è lo stesso tecnico specializzato a chiarire punto per punto come mai quei 65 alberi, “nonostante non fossero a rischio elevato, non potevano rimanere lì se l’obiettivo del comune è la sicurezza stradale e risolvere in maniera definitiva la problematica di un manto stradale che versava in condizioni pietose e rischiose per chiunque vi si mettesse alla guida” sottolinea. Mentre il sindaco Alessandro Giulivi, contattato telefonicamente, ha preferito non commentare la vicenda.
“L’asfalto in quel tratto di Tarquinia lido è già stato rifatto diverse volte, perché la problematica delle radici è annosa – spiega -. Ogni volta sono state raschiate quelle più superficiali e ciò nel corso degli anni e con il susseguirsi degli interventi, porta a diminuire la stabilità della pianta e ad aumentarne la sofferenza. Ma soprattutto – sottolinea facendo riferimento alla necessità che quella strada resti percorribile per auto, moto e bici -, dopo due, tre anni dai lavori si presenta nuovamente la problematica delle radici che affiorano e spaccano il manto stradale, con ulteriore esborso di denaro pubblico per nuovi lavori”.
Tra le possibili soluzioni proposte dalla Soprintendenza per evitare il taglio dei pini, anche quella dell’abbattimento selettivo. “Ci avevano chiesto di togliere solamente le piante che si trovavano nei filari più esterni, lasciando quelle interne – prosegue l’agronomo Eberle -. Anche qui, una soluzione non percorribile. Non solo il problema delle radici in superficie non si sarebbe risolto, ma si sarebbe generata una nuova, ulteriore conseguenza. Togliere piante coetanee, che sono cresciute assieme, significa creare il reale rischio che le rimanenti diventino più fragili e cedano. Divenendo estremamente pericolose”. Lo schianto al suolo di esemplari di circa 70 anni sarebbe divenuto una non così remota possibilità.
C’era poi l’opzione innalzamento manto stradale, per coprire con uno strato di asfalto già spesso le radici. “Significava andare a gravare con ulteriore peso le radici – spiega -. Ma non solo, forse non è stata presa in considerazione la conseguenza più importante. Se innalzo il livello della strada, le case che si trovano ai lati si allagano e si riempiono d’acqua ogni volta che piove“. Netto no anche per l’ultima proposta, che la soprintendente Margherita Euchberg aveva avanzato. Quella dell’incapsulamento delle radici. “Si tratta di fare un lavoro certosino con le radici, abbassandole – conclude -. Io ho reali dubbi che questo metodo possa funzionare, i terreni in viale Mediterraneo sono pesanti dal momento che derivano da una bonifica. Dove c’è unterreno argilloso e limoso, le radici tenderanno sempre a risalire”.
Scartate tutte le opzioni, per l’agronomo non c’era alternativa. “Per rifare la strada, i pini andavano tagliati”. E così è stato.
Barbara Bianchi
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